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mercoledì 11 settembre 2019

Mademoiselle - The Handmaiden




Titolo originale: Ah-ga-ssi (titolo coreano) o The Handmaiden (titolo internazionale)
Paese di produzione: Corea del Sud
Anno: 2016
Regia: Chan-wook Park
Cast (voci dei doppiatori): Kim Min-hee, Kim Tae-ri, Ha Jung-woo, Cho Jin-woong
Genere: thriller, erotico


Soprassedendo sul fatto che non si pubblica da eoni su questo blog (ma le strade della vita sono strane e imperscrutabili) e  soprassedendo anche sul fatto che avevo quasi pronto (mesi e mesi fa) un post extra-large sui 25 film che avevo più amato nel 2018 (ma ormai siamo ad oltre metà 2019 eheh), torno a scrivere su un film che, semplicemente, mi ha fatto tornate voglia di scriver pensieri di celluloide, quindi che dire, via con la recensione! 

Mademoiselle è l'ultima opera di uno dei più grandi registi della contemporaneità che, ritornato in patria, dopo la trasferta americana del non completamente soddisfacente Stoker, dirige un affresco di rara bellezza: anni ’30, occupazione giapponese della Corea, un falsario e una ladruncola semi-analfabeta (Sook-hee, assoldata dal falsario per infiltrarsi come cameriera) si mettono in testa di concupire la giovane, bella e ricca Hideko per sottrarle, tramite un arzigogolato stratagemma, la sua cospicua ricchezza, derivante dalla sconfinata collezione di libri e manoscritti erotici dello zio-tutore legale della ragazza (oltre che perverso e sadico conte libidinoso, si capirà da subito quindi nessuno ‘spoiler alert’). Il piano prevede che il falsario si spacci per un ricco conte anch’egli e che la nuova cameriera personale della “delicata” Hideko la spinga a sposare il bellimbusto; una volta sposati, l’idea sarebbe quella di far passare per pazza la “povera” Hideko e sottrarle la sua ricca dote.


Il cast di protagonisti: in barba al politically correct, chi sono i coreani e chi i giapponesi?


Seguendo lo sviluppo dell'intricata matassa che compone questo film di ben 168 minuti, estremamente appaganti ed inebrianti, salta subito all'occhio il colpo di genio di Park che, non procede su una linea retta ma decide di giocare su più piani temporali e raccontarci questa storia ricca di colpi di scena e di doppi e tripli giochi, prima dal punto di vista della ladruncola-cameriera con cui è facile immedesimarsi, per poi rinarrare gli stessi avvenimenti da un’altra prospettiva, ribaltando parole, gesti e situazioni che ci sembrava di aver pienamente compreso (e quel capolavoro di Rashomon di Akira Kurosawa ringrazia come al solito, essendo, per chi non lo sapesse, il padre di qualsiasi narrazione in cui un evento cardine viene rinarrato da più punti di vista ed ogni volta acquista un'interpretazione diversa. E anche Tarantino ringrazia).

Ma cosa turberà la buona riuscita del complesso piano di questa coppia Lupin-Fujiko tutta coreana? Beh, il fatto che Hideko e Sook-hee inizieranno a conoscersi, piacersi e desiderarsi e finiranno con l’avere le esperienze sessuali più appaganti delle loro giovani vite, girate tramite scene dalla regia funambolica e pregne di inventiva nel piazzare la telecamera (e non aggiungo altro)!
La dialettica servo-padrone
Due precisazioni sono inoltre importanti riguardo questa pellicola: innanzi tutto la fonte di ispirazione e cioè il romanzo Ladra di Sarah Waters, il quale, però era ambientato nella Londra vittoriana del 1862 e la seconda riguarda l’occupazione giapponese in Corea (dal 1910 al 1945, storia abbastanza recente) che prevedeva una sorta di “annientamento culturale” dei coreani, costretti ad avere un nome giapponese e ad adeguarsi dal punto di vista, ad esempio, religioso alla cultura dominante.

Comunque sia, ritornando alla regia e alla messa in scena di questo gioiellino, non si può non notare la maniacalità con cui ogni scenografia viene sistemata, ogni oggetto sta in quella precisa posizione e non in un’altra e i costumi, le pose e i particolari della rappresentazione di ogni singolo personaggio sono curati nei minimi dettagli. Colori, spazi e movimenti di camera originali sono utilizzati da Park per riprendere l’ambientazione principale, il micro-mondo formato dall’enorme villa dello zio di Hideko (con architettura metà all’occidentale e metà alla giapponese), la quale comprende sale di lettura molto particolari, passaggi segreti che portano ad una sorta di 'camera degli orrori' e la presenza di un animale noto ai fan di Park, della trilogia della vendetta e di Oldboy in particolare: il polpo, e anche qui non aggiungo altro.
Gli unici altri luoghi che prenderanno parte alla storia sono una nave diretta verso il Giappone (ripresa nei suoi ambienti con un rigore geometrico e una simmetria di kubrickiana memoria) e dei piccoli sprazzi di Giappone.
Come può degenerare la messa in scena in 'live action' del contenuto di un libro/manoscritto!
Torture, perversioni e ‘rappresentazioni teatrali’ in live action di testi erotici proibiti saranno presenti nella pellicola ma non sono estetizzati in maniera da renderli scioccanti e fini a sé stessi; sono, invece, tutte grandi metafore di dominio e sottomissione (di un intero popolo, dell'uomo verso la donna) e dell’ossessione del controllo di uomini che cercano, invano, di assoggettare l’altra metà del cielo. E, proprio a proposito di queste ultime, altro grande tema della pellicola è una sorta di “abbraccio collaborazionista femminista” che ribalta e ridicolizza gli ideali di virilità maschile, facendo apparire gli uomini come esseri piccoli e gretti nelle loro manie e nelle loro meschinità. Impietoso è il confronto tra le scene erotiche uomo-donna (brevi e insoddisfacenti) e quelle donna-donna, lussureggianti e intense.
Altro tema attorno al quale ruota l'affresco di Park, abbastanza scontatamente, è quello del falso (il falsario, i libri falsi, i rapporti falsi, i baffi finti e volti che nascondono volti che ne nascono altri), dei propri doppi e dell’inganno (verso gli altri e verso sé stessi).
Hideko, in tutto il suo splendore, negli abiti in cui è costretta ad interpretare i libri dello zio per un ristretto gruppo di leziosi nobiluomini

In ultima analisi, sono da sottolineare le splendide performances attoriali delle due attrici protagoniste e il lavoro di contrapposizione che viene fatto con i loro caratteri, una algida e fragile, l’altra sfrontata e piena di vita, una ingenua e inesperta, l’altra scaltra e manipolatrice, ma, se mi avete seguito fin qui, saprete che l’unica domanda giustamente da porsi è: “sarà davvero così?”.
Piccolo appunto finale su una scena cardine del film: vi è un momento in cui un gran quantitativo di libri vengono strappati, spezzati, squarciati e "annegati", normalmente scene in cui vengono distrutti libri ci fanno tornare alla mente le persecuzioni di qualche dittatura X o il noto falò di Fahrenheit 451 di Bradbury e quindi solitamente un qualcosa di estremamente deprecabile, sinonimo del voler distruggere la cultura e la fonte di conoscenza per un popolo; qui, invece, assume un significato ben diverso e rappresenta un atto liberatorio e di emancipazione per Hideko, pronta a fuggire dalla propria segregazione e dall'ingerenza dello zio!


Ah, ultimissima chiosa: il film era nelle nostre sale italiche settimana scorsa (ora lo potete, forse, trovare in qualche saletta ARCI o in qualche cineclub), è uscito con giusto quei 3 anni di ritardo rispetto la sua distribuzione internazionale (e dopo aver fatto il giro di tutti i festival più importanti), in quelle 16 sale in tutta Italia che lo proiettavano che sia mai che usarne un paio in più delle 600 e passa in cui viene proiettato il Re Leone (rifatto e ri-impacchettato per il nuovo business del prodotto-nostalgia), finisce che rovini gli incassi alla Disney! Bene così!

Su queste note polemiche, concludo il mio intervento, se vi va di guardare questa perla dall'oriente, sarò felice di sapere cosa ne pensiate e se, invece, siete dei cinefili, con una spiccata propensione per ordine e liste di ogni genere, potete seguire il mio profilo IMDB dove annoto film visti durante l'anno, buoni propositi e classifiche di vario genere:

Voto






lunedì 17 settembre 2018

Mr Brooks



Titolo originale: Mr Brooks
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Bruce A.Evans
Cast: Kevin Costner, Dane Cook, William Hurt, Demi Moore
Genere: Thriller, poliziesco

Buongiorno a tutti miei cari lettori!

Come state? Avete passato delle buone vacanze?

Siete ufficialmente tornati alla vostra routine quotidiana consistente magari in un lavoro sottopagato con un capo scassapalle mentre Salvini e Di Maio ci danno lezioni di vita?

Dura eh? Non vi da fastidio tutto questo? Avreste voglia di uccidere qualcuno? Come dite? A volte  nonostante siate da soli in casa intraprendete discorsi con un essere umano che solo voi vedete e che vi spinge a commettere omicidi? In tal caso penso sia opportuno chiamare qualche specialista a riguardo, dato che io purtroppo sono solo un blogger neanche tanto costante nella scrittura.

Però se vi ho incuriosito avete il via libera per andare a guardare il film che tratterò oggi, ovvero Mr Brooks di Bruce Evans, pellicola noir/thriller del 2007 (e poi leggere questa recensione ovviamente).

Se invece siete solo affamati di nuova conoscenza continuate pure a leggere la recensione!

Se invece non si siete mai posti una domanda nè siete stati mossi da ben che minima curiosità vi chiedo scusa se ho tirato in ballo i vostri beniamini politici e ritengo che sia doveroso linkare questa pagina.

Dunque, visto che in estate la gente viaggia e i cinema chiudono, è piuttosto difficile commentare qualche film nuovo, anche se mi aspetto qualche bella pellicola in questi mesi, ora che sto per fare l'abbonamento al cinema spero di avere più materiale a disposizione!

Allora si va alla ricerca di qualcosa di meno recente e io mi sono imbattuto in questa pellicola decisamente non famosa e al tempo stesso semi stroncata dalla critica, anche se ormai mi sto rendendo sempre più conto di quanto essa non sia più una "fonte attendibile" (ma di questo ne parlerò in futuro).

Partiamo quindi con la trama!

Earl Brooks (Kevin Costner) è un ricco e rispettabile uomo d'affari, padre di famiglia premuroso e obiettivamente un uomo affascinante.

Però, ecco, lui uccide la gente. Questo è un bisogno fisico che egli sente, come se fosse una vera e propria droga. Non è cattivo di per sè, ma proprio non riesce a farne a meno.
E questa necessità la idealizza in Marshall (William Hurt), suo alter ego che sussurra e convince Earl a commettere quelle cose.  Egli diventa un maniaco dell'ordine e della cura dei dettagli, studia quella che è la sua preda e agisce in maniera fredda, cinica e senza alcuna pietà.

Il risultato è una scarica di adrenalina e di piacere fisico che, una volta terminati, portano a vere e proprie crisi di astinenza che il nostro uomo faticosamente prova a controllare.

Infatti il protagonista cerca di limitare al massimo i suoi crimini cercando di tenere a bada Marshall andando in terapia dagli alcolisti anonimi ma quando commette quello che dovrebbe essere il suo ultimo omicidio ecco che succede qualcosa di inaspettato...

Inquietante al punto giusto

Secondo il mio punto di vista, il regista è stato bravo a creare una grande empatia per l'anti - eroe della storia: Brooks riesce sempre a essere freddo, cinico ed estremamente calcolatore eppure mi è risultato difficile non tifare per lui viste le sue prese di coscienza e i suoi dilemmi interiori . D'altra parte c'è da evidenziare un'ottima prova recitativa di Kevin Costner, mai al di fuori dai panni del suo ruolo.

Nota di merito anche per Hurt, capace di essere forse il miglior amico di Brooks, colui che "lo capisce più di chiunque altro" e che, con poche espressioni e scene, riesce a interpretare un ruolo fondamentale con estrema naturalezza.

Ecco, ma se Brooks guarda nello specchietto vede la strada o Marshall? Dilemmone!


Invece dalla parte della giustizia, colei che dà la caccia a Brooks è Tracy Atwood, interpretata da Demi Moore, una nervosa e ossessionata detective alle prese con i problemi personali ma che farebbe di tutto pur di acciuffare quello strano assassino seriale.

Le ambientazioni sono da classico film noir e i personaggi sono tutto sommato ben caratterizzati; un merito anche alla fotografia che è riuscita a catturare prospettive interessanti, in modo da dare allo spettatore un senso di tensione costante per tante scene (purtroppo per motivi di copyright non riesco a postare un fermo immagine decente, vedrete che ci sono tanti richiami ai grandi classici del cinema noir - pedinamenti, notti buie e piovose, incastri di trama...-)


Insomma, un film che probabilmente non ha portato quasi nulla di nuovo al genere però secondo me fra un cast molto interessante e una bella trama ritengo che questo sia un film che meriti la visione. (per chi ha Sky lo può trovare on demand e no, non mi pagano per la pubblicità).

Voto: 7½

giovedì 31 maggio 2018

Game night - Indovina chi muore stasera?



Titolo originale: Game Night
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: John Daley
Cast: Jason Bateman, Rachel McAdams, Kyle Chandler, Michael C. Hall
Genere: Commedia, thriller


Mentre con fatica sto scrivendo la recensione di Avenger - Infinity War, Deadpool e altre pellicole (tanto per cambiare ci sto mettendo una vita mannaggia a me!), stacco un attimo e vado al cinema a vedere questa commedia interessante, appunto, Game Night.

Max e Annie sono una vivace e allegra coppia di innamorati che ha la passione dei giochi da tavolo: Risiko, Scarabeo, Monopoli non hanno segreti per questi due ragazzi i quali si divertono ad organizzare serate gioco settimanali con il loro gruppo di amici.

Quando il fratello di Max, Brooks, torna in città dopo un lungo viaggio si riaccendono quei vecchi rancori e quella costante competizioni fra fratelli che sfoceranno in una  concatenazione di eventi assurdi e improbabili nati da quella che doveva essere una serata di giochi in grande stile.

Il film non è di grosse pretese: una commedia divertente basata sull'assurdo e sul colpo di scena non è certamente una novità, però il regista ha il merito di mescolare con saggezza momenti di tensione con altri demenziali ed esilaranti, grazie anche alla varietà di personaggi ben caratterizzati.

I colpi di scena sono tanti (alcuni però abbastanza prevedibili se si conosce il genere) e forse fin troppi per questo film: diciamolo, l'idea di mischiare un thriller con una commedia usando l'escamotage dei giochi da tavolo è stata vincente, ma secondo il mio personale parere la sceneggiatura ha un po' toppato nel voler forse esagerare con le sottotrame e quindi la tensione si perde un po' troppo. Al che fa pensare che forse questo film non sia nè carne nè pesce.

Però insomma, alcune scene mi hanno fatto piegare dalle risate e i personaggi (nonostante molti siano stereotipati) sono così ben amalgamati che fanno filare via liscia tutta la visione.
Il personaggio con il cagnolino è un must in questo genere, me ne rendo conto.


Quindi?

Direi che è il classico film da guardare con gli amici e/o per passare una serata senza troppe pretese.

Voto: 6½ 

giovedì 12 aprile 2018

Consigli per il Cinema - I segreti di Wind River



Titolo originale: Wind River
Paese: USA, Regno Unito, Canada
Anno: 2017
Regia: Taylor Sheridan
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Graham Greene
Genere: Thriller, Drammatico.

A volte serve una scossa, si dice.

A volte serve che l'Universo ti mandi un messaggio, ti avvisi che è il momento di fare qualcosa per cambiare la tua vita.

Secondo la teoria buddista, siamo sempre un tutt'uno con l'Universo ed esso ogni giorno ci manda dei messaggi e sta a noi riconoscerli: in base alla nostra esperienza possiamo trarne beneficio e migliorare la nostra esistenza oppure ignorare il tutto e fare come ci pare.

Al di là di ogni facile battuta, in cui potrei dire che ormai io so che bastano due gocce d'acqua ed ecco che raggiungere Milano diventa un'impresa più ardua di Messner nello scalare il K2 e quindi meglio starsene a casa anzichè svegliarsi e attendere un treno chiamato Godot (grazie trenord!) dicevo, penso che mi sia servita una sberla emotiva bella forte per mettermi qui a scrivere. Ed ecco che ieri sera è giunta, potentemente. No, vi ricordo che non sono Juventino.

Quanti film avrò visto da quasi un anno a questa parte? 20? 30? boh.

Eppure, nonostante alcuni fossero veramente molto belli e con un messaggio forte, non mi han fatto tirar fuori quella grinta necessaria per buttar giù una recensione che viene dal cuore.

Ormai immagino che i pochi lettori di questo blog abbiano visto come sia il mio modus operandi nello scrivere: istinto, emozioni, passioni sono caratteristiche fondamentali per me quando mi siedo a scrivere. Un film mi deve trasmettere questo.

Sennò cosa scrivo a fare? Dire che un film è bello/brutto penso sia capace anche mia nipote di quasi due anni. Ma cercare di trasmettere qualcosa, amici miei, quello è il mio obiettivo.

E finalmente, ho ritrovato un po' la strada grazie a "I Segreti di Wind River" diretto da Taylor Sheridan.

Quest'uomo debutta alla regia dopo essere stato molto più distante dalla cinepresa scrivendo sceneggiature di tanti film di successo, come ad esempio Sicario (del velocissimo Villeneuve, tanto amato dal mio collaboratore)  e Hell or high water (no, non parlo di questa).

La particolarità di tutti questi film è che le storie ruotano intorno alle vite di frontiera americane: in dettaglio i sopracitati sono entrambi ambientati nel confine fra USA - Messico, mentre quello che andremo a trattare è ambientato nel Wyoming, in una riserva indiana.

Il protagonista è Jeremy "Occhio di Falco" Renner che interpreta un silenzioso guardiacaccia (Cory Lambert) della riserva indiana Wind River che un giorno scopre il corpo senza vita di una ragazzina pellerossa, figlia scomparsa di un suo caro amico.

Giungerà quindi un'agente federale per indagare su quello che sembra in tutto e per tutto un omicidio ma che allo stesso tempo non può essere catalogato come tale per via del fatto che la povera ragazza sia deceduta per cause naturali, ovvero per emorragia polmonare causata dal freddo; per fare ciò quindi chiederà aiuto a Cory e alla polizia locale, sotto gli ordini del mite commissario Ben.



Secondo il mio punto di vista questo è un film dai grandi toni di denuncia per come le generazioni dei nativi americani vengano trattate nelle riserve: zero servizi e totale assenza di aiuti da parte di uno stato che si è totalmente dimenticato di loro nonostante l'enorme debito verso la loro cultura e storia.

Nonostante il messaggio inequivocabile, il regista è abile a non prendere troppo la strada della denuncia per rimanere sui binari del genere thriller per cui questo film è nato, molte scene cariche di suspence e di pathos vengono intervallate con altre più adrenaliniche e violente; inoltre purtroppo non mancano momenti di grande tristezza e commozione (sopratutto quello finale, veramente da brividi), a dimostrazione della grande prova recitativa di tutti gli attori, dalla dolce Kelsey Chow a Gil Birmingham.

Dialoghi e scene molto struggenti


Altro elemento di grande risalto è la natura incontaminata del Wyoming, meravigliosa quanto aspra e forte. Davanti a questo immenso spettacolo si riesce a evincere tutta la fragilità dell'uomo davanti alla grandezza di valli, montagne ed è quindi un ulteriore strumento di supporto che il regista usa per la denuncia che ho descritto prima.

Le montagne del Wyoming vengono riprese senza uso di cgi, mantenendo un grande realismo


Freddo, violento, aspro e pungente: I segreti di Wind River è un film che colpisce lo spettatore sotto molto aspetti, facendo breccia nel cuore di chi è disposto ad ascoltare la voce di un popolo, quello pellerossa, che, ogni giorno, deve combattere contro la potenza della natura, contro la violenza del razzismo, contro la memoria di chi lo ha dimenticato.

Voto: 8.5

venerdì 10 marzo 2017

Split

Titolo originale: Split
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: M. Night Shyamalan
Cast: James McAvoy (superbo!!), Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Haley Lu Richardson, Jessica Sula
Genere: thriller, horror

"Quando all'inferno non ci sarà più posto, i morti cammineranno sulla Terra!"
E tu caro lettore del blog ti starai chiedendo "ma perchè una citazione alla tagline più figa della storia del cinema ("Zombi" del grandissimo G. A. Romero, ndr) per una recensione di Split?
Beh, tutto questo perchè, come un morto vivente o, come un vivo morente (una caramella mou per chi indovina la citazione), il sottoscritto ritorna in vita dalla tomba in cui era inciampato negli ultimi mesi, pronto a recensire nuovamente le pellicole più interessanti (e anche meno) che ci accompagneranno in questo fulgido 2017!
E come iniziar al meglio se non con una recensione doppia con il caro Luro? Recensione doppia dovuta anche al fatto che mai pareri furono più discordanti perciò cederò la parola (o la tastiera che dir si voglia) al buon Luro che ci presenterà il film e ci dirà la sua con annesso voto e poi prenderò le redini del blog per farvi partecipi anche del mio ben più fausto punto di vista. Enjoy!

AH-AH, vi piacevano i film di Shyamalan una volta?

[Luro dixit] Ecco la mia personale e veloce recensione su Split: partiamo dal fatto che speravo tanto che il regista Shyamalan con questo film tentasse di darsi un bel colpo di reni dopo aver prodotto dei filmacci senza capo né coda come Lady in the water, E venne il giorno e…duh, After Earth.
Infatti vorrei ricordare che quest’uomo ha sfornato pellicole di buonissimo livello come “Signs” (ricordo un me piccolo scappato fuori dal cinema con la caccona da paura a metà pellicola), “Unbreakable” e quel capolavoro de “Il sesto senso
Insomma, “diamogliela sta fiducia a questo uomo per Giove!” mi dissi davanti alla sala.

Partiamo dunque con la trama:
Tre adolescenti di cui due parecchio fregne vengono rapite da un tizio affetto da disturbo dissociativo di identità: in pratica nel cervello di questo tizio ci sono ben 23 persone che a turno prendono le redini del corpo, una roba tipo Inside Out ma con possibili conseguenze penali.

Ce la faranno le due turbofighe e l’amica a scappare dal tizio stramboide? Come è possibile che un uomo sia così incarcerato dalla sua stessa testa? Ho veramente speso quei soldi per vedere sto film?

Ok, l’ultima non c’entra ma andiamo oltre.


Le 23 person... ehm le 7/8 personalità di Kevin!

Secondo me il cavallo di battaglia non che gran protagonista della pellicola è il signor McAvoy di cui ho ammirato la sua versatilità recitativa e nell’ apparire incredibilmente inquietante e tenero in poco tempo, roba che a volte è addirittura riuscito a farmi scappare una risata per via dei suoi modi surreali di cambiare modi di essere per via del cambio di personalità. Che sia una cosa positiva o negativa, ai posteri l’ardua sentenza.
Infatti quando l’omino del cervello (cit.) è la personalità di un bambino di nove anni, l’attore si comporta come tale, e la tensione cala in maniera talmente drastica che i toni si smorzano e sembra quasi di vedere un film comico. Scelta di stile o un errore di produzione?
Fatto sta che, se posso capire questo elemento recitativo, non ho digerito la scelta delle protagoniste: tre stereotipi adolescenziali americane medie, la bionda supersocial, la ricciola amica che la segue ovunque e la ragazza che è fuori dagli schemi perché è così diversa a causa di un trauma infantile.
Trauma incredibilmente devastante ma che nonostante ciò non mi ha creato un minimo di empatia nei confronti della ragazza in questione, la quale ha forse un limite recitativo (sguardo perso nel vuoto, piattezza nei dialoghi) e quindi diciamo che in questo genere di film manca quell'affetto che io spettatore avrei dovuto provare per le sventurate rapite, sentimento che dovrebbe caricare altre emozioni per tutta la pellicola. I casi sono due: o sono incredibilmente stronzo io o qualcosa purtroppo non è decollato.


Ma mi è decollato altro... ohohoh, non sono per nulla volgare oggi



Fortunatamente ho visto altri aspetti positivi, come la conclusione: come da sempre, i film di Shyamalan hanno sempre la fine da “WTF” e qui c’è stato, eccome se c’è stato! Guardate e capirete (mi piace pensare che il regista abbia strizzato tanto l'occhio ai suoi vecchi fan come per dire "visto che roba, eh? Eh? Mi perdonate? dai,dai,dai" come faceva il mio cane Zeus dopo che mi mangiava le scarpe e implorava pietà).
Come posso concludere il mio punto di vista? Paragonerei questo film come un secondo piatto al ristorante: il contorno è buonissimo ma l’ingrediente principale non ne è all'altezza, ergo devi dosare bene le quantità per non avere cattivo sapore in bocca.Forza Night, ci siamo quasi!

Voto: 6

Bene, bene, bene, anzi no male, male, male! Questo era il parere del mio collega (quasi ex, verrà a breve spodestate ma non diteglielo, shhhh) e, a parte, qualche considerazione generale sulla performance di McAvoy e l'impianto narrativo del film, mi trovo abbastanza in disaccordo e ora vi spiegherò perchè. Innanzi tutto, come già accennato sopra, Shyamalan è stato un regista con la "r" maiuscola all'inizio della sua carriera e ha regalato anche a me alcuni tra i film che più amo con dei plot twist da mandibola a terra (e alla lista di Luro aggiungerei anche lo snobbato "Lady in the water" che a me è sempre parsa una bellissima fiaba metropolitana) per poi perdersi con l'avvento della seconda metà degli anni '00 con filmacci piatti, insignificanti e senza nulla da dire o comunicare. Per molti sintomo di una positiva rinascita di McAvoy fu già "The Visit" (2015), piccolo horror semi-indipendente, per me, invece, la vera rinascita di Shyamalan è proprio questo "Split"! 
Di personalità multiple al cinema ne abbiamo viste parecchie in passato, basti pensare all'Andy Perkins di "Psycho" o al buonissimo "Identità" di James Mangold (sì quello che è adesso al cinema col crepuscolare "Logan" e ha fatto quello stupendo remake-western di "Quel treno per Yuma") ma, a mio avviso, nessuno ci aveva ancora regalato una performance così straordinaria e inquietante come quella di McAvoy e le sue 23 personalità (di cui se ne vedono sì e no otto ma va bene così, altrimenti il film sarebbe diventato un pastiche senza capo nè coda)! 



Luro, sei stato molto cattivo! Vedrai che recensione della Madonna ti faccio, sciocchino!


Quindi, tralasciando il fatto che vorrei McAvoy (l'altra sua memorabile interpretazione avviene ne "Il lercio", recuperatelo!) candidato agli Oscar 2018, quali sono gli altri punti di forza del film per il sottoscritto?


Innanzi tutto le tre ragazzine o, per meglio dire, la ragazzina protagonista, l'alienata e alienante Anya Taylor-Joy, già protagonista dello splendido "The Witch" (uno dei migliori horror di questa decade, se ne parlerà), con la quale sono subito entrato in empatia. A differenza delle sue due scialbe e stereotipate "amiche", la nostra protagonista si pone fin da subito agli occhi dello spettatore come un personaggio "diverso", tormentato, distante anni luce dalla "normalità" tutta americana che trasudano le altre due vittime del sequestro, sue coetanee ed inoltre risulta essere distaccata, distaccata da una famiglia che non compare mai (se non in un traumatico flash-back) e "distaccata" nella magistrale scena d'inizio film del rapimento, scena in cui il sequestratore di McAvoy, dopo aver brutalmente e velocemente addormentato le altre due ragazzine, si prende del gran tempo con lei, quasi ad indicare fin da subito che lui e la ragazzina sono accomunati da qualcosa di misterioso e sconvolgente (e qui mi fermo sennò partirebbe un mega SPOILER grande come un palazzo). Dunque promuovo a pieni voti i due protagonisti e anche la psicologa interpretata dalla veterana Betty Buckley come promuovo le ambientazioni (tre in particolare) che compongono il film: la testa e la mente di Casey (la nostra protagonista), lo studio dove avvengono le sedute dalla psicologa e i sotterranei-prigione in cui Kevin (il multiplo McAvoy) imprigiona le tre fanciulle. Sono inoltre da lodare i continui richiami freudiani che in un film simile non fanno mai male, come, ad esempio, la scala a spirale, la lama del coltello o gli stessi sotterranei, presi a simbolo dei meandri più oscuri e nascosti della nostra psiche


Shame! Shame! Shame! (cit.)

La regia è inoltre molto ispirata e riesce ad inquietare costantemente lo spettatore con lenti movimenti di macchina e la ripresa di spazi stretti, angusti e tipicamente chiusi e soffocanti.

Infine ho molto apprezzato anche la parte finale della pellicola che richiama un po' un mio grande amore, "Stati di allucinazione" di Ken Russel (più volte citato dal grande Tiziano Sclavi in Dylan Dog, se vi interessa recuperate il numero 58, "La clessidra di pietra") in cui si ventila la teoria secondo la quale la mente è così potente da poter trasfigurare o potenziare il corpo (molto affascinante!) e la scena finale in sè rappresenta una scelta spiazzante e coraggiosa del regista che, in un meccanismo completamente anti-commerciale, si rivolge ad una ristretta nicchia di pubblico/suoi aficionados e, solo chi ha visto "Unbreakable", lo potrà veramente capire. A me questo "incontro" finale ha esaltato non poco e, visto il dilagare di universi condivisi (Marvel Cinematic Universe, DC Universe ecc...) non vedo che male ci sarebbe nel crearne anche uno con i personaggi da thriller/horror partoriti dalla mente di Shyamalan!

Per concludere, vorrei segnalare che, anche a livello di temi messi sul piatto il film non è affatto male: si affronta la tematica della prigionia e della solitudine, di come può essere difficile crescere in una società superficiale come quella tratteggiata per una ragazzina sola, introversa e che ha già profondamente sofferto nonostante la giovane età ed anche la tematica (ma qui da prendere non troppo sul serio e "con le pinze") delle malattie mentali o semplicemente delle personalità multiple che, anche senza estremizzare, ognuno di noi si porta a spasso.
Se proprio volessimo trovare il pelo nell'uovo, il film doveva essere un attimo più asciutto, leggermente più corto della sua durata effettiva e (questo può piacere o meno) la sospensione dell'incredulità a cui è sottoposto lo spettatore, diciamo circa da metà film in poi, viene un po' messa a dura prova ma, se conoscete i film di Shyamalan non è nulla di nuovo; il tocco grottesco, invece, criticato dal buon Luro, a mio avviso, non spezza il ritmo facendo risultare alcune scene ridicole o involontariamente ironiche ma, anzi, le rende più spaventose ed inquietanti.
Insomma, se non si era capito, per me è un grande ritorno di forma di Shyamalan!
Voto: ½

giovedì 4 settembre 2014

Dal Tramonto All'Alba





Titolo originale: From Dusk till Dawn
Paese: USA 
Anno: 1996
Regia: Robert Rodriguez
Cast: George Clooney, Quentin Tarantino, John Hawakes, Tom Savini, Fred Williamson
Genere: Thriller, Horror


Il film che vorrei descrivere è oggi è Dal Tramonto All'Alba che, all'epoca, divise in maniera netta la critica cinematografica e, soprattutto, quella del pubblico pagante.

Film del genere suscitano sempre curiosità in me, passerei intere ore a parlare con il regista e chiedergli: "come può esserti venuta in mente una cosa del genere?" oppure "con che coraggio sei andato a chiedere i soldi per un film del genere?"

La nostra storia inizia con i due fratelli Richard e Seth Gecko (Quentin Tarantino e George Clooney) ricercati dalla polizia per aver fatto una sanguinosa rapina a una banca; essi si stanno dirigendo in Texas verso il confine messicano mentre tutte le autorità possibili e immaginabili danno loro la caccia.

In queste prime immagini iniziamo a conoscere i Gecko; Richard è praticamente uno psicopatico turbolento con disturbi mentali e Seth si dimostra quello con un lato leggermente più umano...cioè è cattivo, ma ha un briciolo di umanità in più che lo fa passare subito come protagonista principale del film.

Durante la loro fuga, si fermano in un motel per prendere fiato e nel parcheggio vedono un grosso camper con a bordo un uomo e due ragazzini.

Visto che in ogni film di Hollywood che si rispetti per attraversare la frontiera USA/Messico bisogna usare un camper, ecco che i due decidono di usare questa famiglia per passare il confine senza farsi sgamare.

Ma chi è questa famiglia? Sono i Fuller, con il signor Jacob, ex pastore che ha perso la fede, la figlia Kate e il figlio (probabilmente adottivo in quanto asiatico)  Scott; come avrete sicuramente immaginato, la moglie di Jacob è morta, ed è per quello che costui ha perso la fede.

Così, con le varie minacce e riti di passaggio, il quintetto si avvia verso il confine, il che appare il tutto come "In America si vive in modo onesto e si fanno troppe domande; meglio andare in Messico che lì sono tutti cicciotti, bassi e quasi sicuramente hanno un parente fuorilegge"


Ti ucciderà nel sonno amigo!

Ad ogni modo, il gruppo riesce ad attraversare il confine e si dirige al Titty Twister, uno strip club e punto di contro dei Gecko con dei loro contatti.

Un bel respiro...

Qui, a un certo punto della notte, le porte vengono chiuse e TUTTI i lavoratori del locale si trasformano in fottutissimi vampiri assetati di sangue e partirà una delle scene più splatter e nosense che io abbia mai visto!

Proprio così

Sigh...e pensare che eri una gnocca imperiale!

Mentre sei lì immobile, con un leggero disagio che aumenta scena dopo scena, inizi seriamente a maledire in gran segreto Bram Stoker e la sua dannata idea di scrivere il frutto della sua immaginazione nel libro dal quale il nostro mondo moderno ha tirato fuori idee assurde come questa.

Ma il culmine giunge nel punto in cui un vampiro decapitato, si trasforma in un cazzo mostro ratto mangiauomini più brutto di Platinette. E lì io ho scoperto il senso della vita, in quanto credo di aver raggiunto il Nirvana. Poi ai titoli di coda mi sono ripreso e ho dimenticato tutto, peccato.

Ad ogni modo, sono evidenti il tratto comico-grottesco, la forte carica ironica, i modi fai-da-te per le scene splatter e il radicale cambiamento da ottimo thriller a un voluto horror b-movie.

Insomma, questa pellicola ha dato molta notorietà a Robert Rodriguez (regista futuro di Sin City, C'era una volta in Messico) e con una storia così, come dire, "particolare", ha spaccato la critica in due parti.

A me non è piaciuto, ma si sa che sono un bacchettone: personalmente do grandissimo atto all'enorme fantasia e alla vena critica del regista, abile a riscuotere un enorme successo avendo un budget piuttosto limitato.

Concludiamo: un film interessante e piuttosto strano nel suo genere, particolare e che consiglio di guardarvi almeno una volta nella vita nelle serate in compagnia di amici cazzari che amano lo splatter e lo stile anni 90 tipico anche del grande maestro Raimi.

Voto: do un 7.5 per tutti gli elementi sopracitati, anche se, ribadisco, non è stato un film che mi ha entusiasmato in modo particolare.

NB: Riprendendo il mio pupillo Raimi: indirettamente la sua mano è presente nel film, in quanto un addetto degli effetti speciali è Greg Nicotero il quale ha lavorato per Sam in film quali La Casa 2 e l'Armata Delle Tenebre.

venerdì 23 maggio 2014

Consigli economici per il cinema: Godzilla





Titolo originale:Godzilla
Paese: USA 
Anno: 2014
Regia: Gareth Edwars
Cast: Aaron Taylor-Johnson, Brian Cranston, Elizabeth Olsen, Ken Watanabe
Genere: Azion,Thriller



Con che animo andresti al cinema per vedere un film con questo titolo?

Hai in testa i film giapponesi anni '60 con pupazzoneZilla o sei "leggermente più ggiovine" e per te il bestione in questione è solo quello del 1998?

Questa domanda per me è super importante, perchè, anche in base al trailer, non ci si aspetterebbe mai una trama come quella vista ieri.

Posso solo dire che magari i fan di pupazzoneZilla saranno sicuramente più felici di vedere un omaggio moderno del loro, uh, beniamino.

Godzilla, tecnicamente e stilisticamente parlando è prefetto: la sua "siluette" e le sue caratteristiche (attenti) sono un richiamo abbastanza fedele del film nipponico del 1954 e la cosa mi è gustata parecchio.

Ammetto subito nel dire che la partenza è mozzafiato: adrenalina, stupore, portateinsalvoibambini e altre cose a caso quando crolla tutto ti fanno salire subito la scimmia sulla spalla. Poi va beh, Bryan Cranston è veramente un attorone quando deve fare l'omino di mezza età che odia tutti e c'ha gli attacchi d'ira e panico, sarà che magari si è allenato molto con Breaking Bad (serie Tv che non smetto mai di consigliare), ma è solo una mia personale teoria.

La musica poi è una figata; certe cadenze mi hanno ricordato molto quella de: "Il Cavaliere Oscuro" di Nolan.




Viiuleeeenza!


Successo assicurato dunque?

Eh, magari!

Purtroppo ci sono stati tanti, troppi elementi stile prezzemolo che rompono i coglioni pur essendo trascurabili.

Tolto il sopracitato Cranston, TUTTI gli altri attori sono di un'indecenza spaventosa. 

Nel senso, io cerco di immaginarmi in un mondo dove Sesto San Giovanni viene rasa al suolo da un mostro cattivo e viene riscostruita a colpi di tangenti; io come mi comporterei? Probabilmente sarei totalmente nel panico per i primi momenti e boh...scapperei! Me ne andrei via con i miei genitori/parenti, non lo so! Avrei una faccia terrorizzata, ci sarebbe il panico in me!

D'altro canto, se fossi un militare cercherei di essere ATTIVO, non c'è un minuto da perdere, salvare prima le donne e i bambini... farei qualcosa insomma!



Nella pellicola mi è sembrato di vedere piuttosto la fiera del pesce lesso; zero espressioni, dialoghi messi lì un po' a cazzo giusto perchè gli attori devono parlare e paralisi cerebrali quando si devono prendere decisioni importanti-


Guardate l'espressione di un uomo è stato pagato per dire "Godzilla" con quel buffo accento nipponico


Ed è questo il tallone d'Achille che, haimè, sorregge il film: tu entri per vedere un film di Godzilla (#credici) ma ti becchi piuttosto qualcosa che si avvicina (da un lato) al film sperato per poi allontanarsi selvaggiamente buttandosi creando un film con un protagonista senza carisma.


Guardate l'espressione di un uomo che sa che c'è un pericolo imminente

Aggiungendo che nella pellicola ci sono un sacco di scene abbastanza inutili mentre quelle da adrenalina saranno forse cinque, concludo dicendo che il film in sè, non è malissimo tanto da essere messo in un bunker sottoterra e dimenticato.
Certamente fa incazzare il fatto che tutte le cose buone (scene di distruzione, momenti di panico,musiche, Godzilla #mava?) vengono contrapposte e a volte superate da una recitazione approssimata ed errori di sceneggiatura grossolani. Della serie: a voler esagerare poi si fanno le boiate...

Avevi solo una cosa da fare...

Vista la crisi e i prezzi del cinema, andate a vederlo in 2D (anche perchè scene che meritano il 3D non ce ne sono) quando il cinema di fiducia fa tariffa ridotta.


Voto: 6


Guardate l'espressione di un uomo che ha letto questa recensione


martedì 21 gennaio 2014

La Notte Del Giudizio


Titolo originale: The Purge
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: James DeMonaco 
Cast: Ethan Hawke, Lena Headey, Rhys Wakefield
Genere: Thriller


La storia di questo film è ambientata in un futuro alternativo (più precisamente nel 2022) negli USA, governata dai nuovi Padri Fondatori.

La nazione è ricca, la gente è felice e la disoccupazione è praticamente inesistente; come è stato possibile questo miracolo?

Grillini? No.

 Per tenere basso il tasso di criminalità, questi "Nuovi Padri Fondatori", hanno deciso di rendere legali tutte le attività criminali, tra cui l'omicidio, una volta all'anno per un periodo di 12 ore.


Questo evento viene definito come "La Purificazione".


In questo modo, chiunque abbia la necessità di sfogare le frustrazioni di un anno o di vendicarsi per un torto subito, ha la perfetta occasione di sciogliere i freni inibitori per tutta la notte (infatti la Purificazione inizia di sera) senza subire conseguenze il giorno dopo.


Figo eh?


Comunque, il film ha come protagonisti James Sandin e la sua famiglia; egli è un ricco imprenditore che lavora nel ramo della sicurezza domestica, vendendo sistemi di lusso proprio per coloro che vogliono passare la Purificazione senza problemi, ovvero leggasi "per gente che se lo può permettere".


Si può notare da subito come James abbia tratto ricchezza e successo dalla Purificazione, ed è logico pensare che lui sia un suo sostenitore.


Arriva sera, la Purificazione ha inizio.


La casa Sandin è sigillata, fuori si sentono i primi segni di disordine pubblico, quand'ecco che uno sconosciuto chiede disperatamente aiuto bussando con frenesia alla loro porta... Inizierà così un incubo per la famiglia, che durerà per tutta la notte


Cucù

Quando il film è finito, mi è parso di vedere qualcosa di incompiuto. Bello eh...ma incompiuto.


La pellicola mira soprattutto alla tensione che viene a crearsi fra le quattro mura della casa, analizzando le reazioni di una famiglia che deve difendersi da coloro che (paradossalmente) stanno esercitando un loro diritto.

D'altro canto, sappiamo tutti che c'è sempre qualcuno che è pronto a farci del male senza un motivo apparentemente serio, no? Quante amicizie e sorrisi falsi di gente che vi sta intorno celano un disgusto verso i vostri confronti?

Amici amici e... vi vogliono accoppare con un macete!

La critica (nel film) scorre a fiumi: ad esempio vediamo una sorta di "lotta di classe americana", dato che si evidenzia che i maggior presi di mira durante la Purificazione siano i senzatetto, uomini di colore: tutte quelle persone che nel mondo reale spesso sono identificati come "peso" della società.

Struggenti poi i dialoghi durante i titoli di coda.

Un paio di lacune, però, devo dire che ci sono.

Mi ha un po' deluso il fatto di non aver visto l'apocalisse che avveniva nelle strade, vivere il caos descritto; incentrare la storia solo ed esclusivamente nella casa dei protagonisti, fa perdere tantissimo punti alla carica drammatica e horror del film, e questo è un peccato!


Me la immagino così


Poi lo stratagemma dei cattivi per entrare nella casa "supermegaprotetta" mi ha fatto storcere il naso, della serie:"oh tu caro miliardario che ti vanti di trasformare villini di medio alti borghesi in Bunker supersicuri, non ti è passata mai nella testa l'idea che la mancanza di corrente possa essere rilevante per il tuo cazzo di impianto?"


Fuuuuuuuuuck, non ho tirato giù le tapparelle!

Poi dicono che la storia non serve a niente...

Ho dovuto però rendermi conto che si tratta di un film con un budget non molto ampio, tra l'altro gli attori, tolti Ethan Hawke e Lena Headey, restano al più degli sconosciuti.

In Italia questo film è uscito ad Agosto; i commenti e le recensioni sono stati tiepidi, quasi freddi.

La mia considerazione? Secondo me questo è il film che nell'imminente non desta sospetti, ma chissà, in un futuro distopico potrà diventare un cult movie.

Voto: 6-