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giovedì 31 maggio 2018

Game night - Indovina chi muore stasera?



Titolo originale: Game Night
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: John Daley
Cast: Jason Bateman, Rachel McAdams, Kyle Chandler, Michael C. Hall
Genere: Commedia, thriller


Mentre con fatica sto scrivendo la recensione di Avenger - Infinity War, Deadpool e altre pellicole (tanto per cambiare ci sto mettendo una vita mannaggia a me!), stacco un attimo e vado al cinema a vedere questa commedia interessante, appunto, Game Night.

Max e Annie sono una vivace e allegra coppia di innamorati che ha la passione dei giochi da tavolo: Risiko, Scarabeo, Monopoli non hanno segreti per questi due ragazzi i quali si divertono ad organizzare serate gioco settimanali con il loro gruppo di amici.

Quando il fratello di Max, Brooks, torna in città dopo un lungo viaggio si riaccendono quei vecchi rancori e quella costante competizioni fra fratelli che sfoceranno in una  concatenazione di eventi assurdi e improbabili nati da quella che doveva essere una serata di giochi in grande stile.

Il film non è di grosse pretese: una commedia divertente basata sull'assurdo e sul colpo di scena non è certamente una novità, però il regista ha il merito di mescolare con saggezza momenti di tensione con altri demenziali ed esilaranti, grazie anche alla varietà di personaggi ben caratterizzati.

I colpi di scena sono tanti (alcuni però abbastanza prevedibili se si conosce il genere) e forse fin troppi per questo film: diciamolo, l'idea di mischiare un thriller con una commedia usando l'escamotage dei giochi da tavolo è stata vincente, ma secondo il mio personale parere la sceneggiatura ha un po' toppato nel voler forse esagerare con le sottotrame e quindi la tensione si perde un po' troppo. Al che fa pensare che forse questo film non sia nè carne nè pesce.

Però insomma, alcune scene mi hanno fatto piegare dalle risate e i personaggi (nonostante molti siano stereotipati) sono così ben amalgamati che fanno filare via liscia tutta la visione.
Il personaggio con il cagnolino è un must in questo genere, me ne rendo conto.


Quindi?

Direi che è il classico film da guardare con gli amici e/o per passare una serata senza troppe pretese.

Voto: 6½ 

martedì 4 ottobre 2016

The Nice Guys


Titolo originale: The Nice Guys
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Shane Black
Cast: Russel Crowe, Ryan Gosling, Angourie Rice, Matt Bomer, Margaret Qualley, Kim Basinger, Beau Knapp, Yaya DaCosta
Genere: giallo, commedia, thriller

Popolo del web! Popolo d’Italia! …Ah, ehm.., no, così non va bene, sembrerebbe un po’ troppo, per l’appunto, populista o patriottico, meglio ricominciare daccapo con toni più mesti…

Sopravvissuti a questo burrascoso periodo di impegni, scalogne, scarsa ispirazione e un pizzico di apatia, ecco che l’indomito timoniere di questo blog mi ha affidato il gravoso compito di “riaprire le danze” e puntare di nuovo i riflettori su questa piccola realtà di appassionati del cinematografo.
E cosa c’è di meglio, per iniziare un nuovo corso, che recensire uno dei film più spassosi e divertenti di questa ricchissima annata cinematografica? Sto parlando ovviamente di “The Nice Guys”!

I nostri (anti)eroi e altre due piccole investigatrici!

Il film di Shane Black, e per chi non sapesse chi è questo “Dio della sceneggiatura” basti dire che è un tizio che, a soli 25 anni, vendette il suo primo script cinematografico (“Arma Letale”, considerato lo script perfetto e metro di paragone per tutti i successivi blockbuster hollywoodiani) per 250000 $ e che è la mente dietro tanti cult quali L’ultimo Boyscout, Last Action Hero, Kiss Kiss Bang Bang, Iron Man 3, si inserisce pienamente nel filone dei cosiddetti buddy-movie (filone che andava molto negli anni ‘80/’90), cioè quelle pellicole poliziesche che ruotano attorno ad una “strana coppia” (solitamente poliziotti, agenti o, come in questo caso, investigatori privati) formata da due tizi mal assortiti ed, inizialmente, poco inclini al gioco di squadra che, pian piano, iniziano a conoscersi e ad apprezzarsi fino a formare un’accoppiata vincente. La strana coppia dovrà, solitamente, vedersela con qualche ingarbugliata storia noir, affari poco puliti, giri di scommesse clandestine, prostituzione, malavita e bassifondi.

La storia prevede un’incursione nel cinema a luci rosse (tipico stereotipo del noir e del pulp) ed, in pillole, è la segunte: “nella Los Angeles degli anni 70, libertina, stravagante e decisamente trendy, un investigatore privato, Holland March, e un detective senza scrupoli, Jackson Healy, si alleano per risolvere il caso di una ragazza scomparsa e la morte di una porno star che apparentemente non sembrerebbero correlate: scopriranno che un semplice omicidio nasconde il caso del secolo!” [fonte: Comingsoon]

Giuro, poi diventeranno ottimi amici!!
La strana coppia portata sullo schermo da Shane Black è formata dal divo Russel Crowe e dall’anti-divo Ryan Gosling, entrambi scritti e interpretati con una maestria incredibile: il primo è una sorta di “picchiatore corazzato” che cerca, a suo modo, di fare del bene e sistemare le cose, è un duro un po’ sornione, divorziato e che ha ottenuto poco dalla vita, tranne per un’unica importante occasione che, per la prima volta, l’ha fatto sentire “utile” agli occhi degli altri e da allora ha intrapreso la sua personale crociata contro prepotenti e farabutti; il secondo è un bravo detective che, però, si perde in un bicchier d’acqua, pardon, d’alcool, somiglia all’ispettor Clouseau di Peter Sellers de “La pantera rosa” ed è un gran pasticcione, carico di goffaggine e di una comicità molto slapstick. Il detective interpretato da Ryan Gosling è il vero mattatore ed è la dimostrazione di quanto riesca ad essere poliedrico e a reinventarsi sempre in maniera convincente questo attore; il suo personaggio è un padre un po’ distratto, che si comporta spesso in maniera infantile, non prende nulla sul serio e maschera la tristezza e un senso di colpa per la perdita della moglie con un’ironia cinica e frizzante, sempre presente nei suoi discorsi.

Oltre all’accoppiata protagonista, altrettanto importanti sono le figure femminili che ruotano attorno a loro (e mai come negli ultimi anni si è vista una preponderanza di ottimi personaggi femminili, memorabili e ben caratterizzate e, per citarne giusto un paio, l’Elle Fanning di “The Neon Demon”, la Charlize Theron di “Mad Max: Fury Road” o l’Alicia Vikander di “Ex machina” o di “The Danish Girl” ma la lista tenderebbe ad esser infinita…) e tra esse troviamo la figlia del detective Holland March (Ryan Gosling), Holly, bravissima nel suo ruolo, mai fastidiosa e narrativamente fondamentale, il suo rapporto con il padre (molto spesso il vero bambino tra i due) viene ben sviscerato e impariamo ad affezionarci ad entrambi i personaggi. Inoltre vi è Amelia, fulcro dell’intera trama, la ragazza in fuga è interpretata da Margaret Qualley (“TheLeftovers”, bellissima la season 2, guardatela!!), la quale appare e scompare in diversi snodi narrativi ma la cui presenza aleggia in ogni scena. Infine la diabolica madre di quest’ultima è interpretata da una Kim Basinger in gran spolvero, qui devota al “lato oscuro”, porta avanti un personaggio-clichè della donna in carriera avida e spregiudicata, figlia del più becero capitalismo rampante.

Si capisce fin da subito che sia il vero "cattivo" dietro le quinte ma non viene meno il godimento del racconto!

A tutti questi personaggi femminili si aggiunge il villain del sex symbol Matt Bomer che sembra un po’ la caricatura dell’Anthon Chigurh di “Non è un paese per vecchi”, un po’ macchiettistico ma che, tutto sommato, svolge egregiamente la sua parte.

A livello di messa in scena troviamo tutto ciò che ha reso grande questo genere: scazzottate, sparatorie e scene d’azione sono sempre molto chiare, le battute pungenti e mai ridondanti, l’atmosfera che si respira è la stessa de “Il grande Lebowski”, le risate abbondano e il tutto è accompagnato da scenografie ricche di colori sgargianti, luci al neon e abbigliamenti tra il kitsch e il fantasioso e tutto ciò è sorretto da una colonna sonora strepitosa, ricca di pezzi indimenticabili degli anni ’70, ben inseriti e contestualizzati. La regia, inoltre, è moto godibile, la macchina da presa segue i personaggi in maniera egregia con efficaci campi e controcampi, nulla di eclatante ma, anche qui, è stato svolto un buon lavoro.


A livello tematico, invece, l’inquinamento morale e fisico che sembra attanagliare Los Angeles (ma a livello più generale gli interi USA) è il punto focale della vicenda, oltre ad un occhio ai mondi torbidi che si scontrano e si incontrano del porno anni ‘70 (ultimo periodo d’oro del porno su pellicola) e dei grandi produttori automobilistici con i loro agganci nella politica e nella legislatura per proteggere i loro interessi e danneggiare i consumatori a loro insaputa, il tutto per ottenere il massimo profitto con il minimo sforzo e senza nessun precetto etico o morale. Altra grande tematica è l’enfatizzazione della figura femminile, del potere della donna in quanto tale, le donne (come in molti altri film recenti) sono gli unici personaggi a compiere reali scelte morali, a portare avanti una sorta di “rivoluzione politica” e ciò, perlomeno, accade nel cinema d’oltreoceano; in Europa, invece, a volte, la donna (non è un demerito sia chiaro) è rappresentata ancora in tutta la sua fragilità e perde letteralmente tutto, come ci viene mostrato dallo splendido “Julieta” di Almodóvar.

Una delle scene più divertenti tra quelle iniziali! Risate a crepapelle sono assicurate!
Insomma, Black realizza, a mio parere, un ottimo omaggio al genere buddy-movie, aggiungendoci qualcosa di personale e rendendo redivivo il filone ibridandolo con il noir e ammantandolo di quel cinismo e quel “black humor” presente in molte altre sue pellicole (basti pensare, a titolo di esempio, come vengono rappresentate le morti su schermo: presenti e, alcune volte, anche d’impatto a livello narrativo ma vengono, sempre e comunque, messe in ridicolo per le modalità con cui si verificano).
Per concludere, questo film lo consiglio a tutti, anche a chi non ama particolarmente l’action, essendo infatti ibridato col noir, c’è molta meno azione di un “Die Hard” o di un “Arma Letale”; la trama è tutto sommato non troppo complessa da seguire, direi semplice ma allucinante, il caso in sé non è nulla di particolarmente elaborato ma i personaggi, i loro rapporti e il mondo che prende vita attorno ad essi sono straordinari e portati in scena con un immenso amore verso questo genere che ormai non si fa più. Se non vi avessi ancora convinto sappiate che il film è un ricettacolo di battute memorabili ed instant cult come:

“Il matrimonio è comprare una casa per qualcuno che odi, ricordatelo!”
Ma tu hai fatto davvero un film porno con la trama??”


Voto: 8 ½

mercoledì 13 aprile 2016

Pride



Titolo originale: Pride
Paese: UK
Anno: 2013
Regia: Matthew Warchus
Cast: Ben Schnetzer, George MacKay, Domici West, Imelda Stauton, Bill Nighy
Genere:  Commedia, Drammatico, Storico


Nell'attesa di vedere qualche film in uscita, mi prendo una leggera pausa per recensire questa pellicola del 2013.

Nel dettaglio, stiamo parlando di "Pride", entusiasmante prodotto del regno di Sua Maestà Elisabetta II, diretto da Matthew Warchus che tratta dei fatti realmente accaduti nel Regno Unito fra il 1984 e '85.

Thatcher infame per te solo le lame!

In un'Inghilterra che sta affrontando uno dei momenti più tristi della sua storia moderna, ovvero la crisi del carbone che portò a scioperi, disoccupazione di massa e un continuo scontro fra operai e poliziotti, un piccolo gruppo di gay e lesbiche londinesi creano il L.G.S.M. (Lesbian and Gay Support Miners) un'associazione benefica il cui obiettivo è raccogliere fondi e beni di prima necessità per supportare un intero paesino del Galles colpito in pieno da questa depressione.

Si verrà a creare quindi un impensabile legame di amicizia fra duri operai gallesi e omosessuali.

Ora, chi mi conosce sa che ho un debole per le pellicole inglesi perchè esse sono ricche di elementi che vanno oltre alla semplice narrazione di una storia; non voglio fare il maestro sotuttoio e intenditore (quale non sono) del cinema britannico ma, se vi fidate di me, cercherò di mostrarne i tratti caratteristici.

Il primo elemento, che è anche quello cardine del film, è il risaltare molto l'aspetto sociale dei personaggi. Il cinema inglese infatti ha usato molto la tecnica dell'osservare le condizioni sociali in cui il paese versava per poter ricavare sfondi e spunti per le sue storie.
Inoltre la cosa interessante è che il contesto storico è principalmente il motore che spinge i protagonisti della storia ad essere ciò che sono: mi spiego meglio. Basta una sola occhiata dello spettatore per capire come siano le personalità dei minatori non appena si ha uno scorcio della loro condizione: essi sono ottusi, freddi e temprati dal lavoro. Mentre i giovani londinesi trasudano quella voglia di farsi accettare anche da chi non è come loro.

Un altro tipico elemento del cinema inglese e anche qui ben presente, è la difficoltà nel trovare il vero protagonista della storia, in quanto sotto la trama principale, ogni personaggio ha una sua vita, con i suoi drammi e i suoi problemi; non avremo inoltre una descrizione a tutto tondo di ogni personaggio perchè il regista inserisce nella pellicola tutti gli elementi di contorno che corroborano la sua mentalità; questi sono il contesto storico, le ambientazioni, i  paesaggi e la musica.

Salto il primo punto già spiegato e mi concentro sul secondo: esse sono le rappresentazioni esteriori di un benessere (o malessere) interiore; ad esempio, la biblioteca dell' LGSM è colorata, in disordine ma in qualche modo allegra, ed è una chiarissima metafora dei suoi proprietari. Al contrario, il paese gallese appare grigio, freddo e inospitale (un po' come il cuore di Salvini), ma basta che si apra la sala delle riunioni per capire che sotto la dura pelle scalfita dal vento del Galles può racchiudersi una personalità calda e accogliente





I paesaggi hanno lo stesso significato e dunque mi soffermerei ad osservare la fotografia che regala fantastici panorami e scenari mozzafiato.

Infine la musica dà un tocco di realismo molto efficace, dato che sono state scelte molte canzoni popolari dei lavoratori che inneggiano all'unione e alla fratellanza; grazie ad esse è possibile vivere maggiormente la pellicola e immergersi con facilità in quello spirito ribelle che scorre nelle vene dei protagonisti.

Nonostante si tocchino temi scottanti quali omosessualità, politica, diritti, omofobia e quant'altro, questa pellicola si guarda tutta d'un fiato e sicuramente dà tanti spunti a cui pensare, grazie anche alle grandi prove recitative di tutto il cast (formato da giovani promesse e vecchie conoscenze).

Insomma, Pride è un film che funziona, piace e nella sua essenza riesce anche a divertire.

Trovo sempre bello vedere questi generi sullo schermo, che toccano tematiche serie e che osano la via della leggerezza senza però sminuirne i toni. Pensare che queste persone (ricordo ancora che si tratta di fatti realmente accaduti) siano riuscite 30 anni fa ad ottenere i loro diritti mentre noi abbiamo gente come Adinolfi e Gasparri partecipanti al Family Day, un po' di tristezza mi viene.

Probabilmente gli regalerò questo DVD.

Voto: 8

giovedì 3 marzo 2016

Deadpool





Titolo originale: Deadpool
Paese: USA 
Anno: 2015
Regia: Tim Miller
Cast: Ryan Reynolds, Morena Beccarin, Ed Skrein, T.J.Miller, Gina Carano, 
Genere: Azione fumettara, commedia grottesca



Buondì a tutti, ragazzoni.

Una settimana fa sono andato a vedere Deadpool, filmetto che aspettavo da più o meno tre anni, precisamente quando uscì il videogioco a lui dedicato; lì per lì pensai: "Ecco, ora la grande macchina del marketing ha buttato l'amo; 10 a 1 che ci faranno il film"




Taaac!*

Comunque, appena arrivato a casa, ero pieno di idee e voglia di scrivere insieme a un'incubazione di qualche virus che mi ha bloccato per giorni a letto con febbre, tosse e altre schifezze amene.

Credo che nella mia vita la procrastinazione non sia un fattore personale ma imposto.

Ma di questo parleremo dopo.

(l'avete capita? procrastinare?dopo? No eh? Va beh...)

Il film racconta la storia di Wade Wilson, un duro cazzone insolente che si guadagna da vivere facendo il mercenario grazie a commissioni ricevute nel pub ove tutti i suoi colleghi della città si radunano; qui si scommette anche su chi possa essere il prossimo a perire durante la propria missione e tutti i nomi dei mercenari con le proprie quote sono messe in mostra su una lavagna chiamata Deadpool.

Wilson nel mentre conosce una ragazza, Vanessa (quella gran fi*a di Morena Baccarin presente nella serie TV Gotham) e intraprende con lei una relazione a base prima di sesso estremo, poi sesso con sentimento e infine amore (ma condito con del sesso).

The dark knight rises...If you know what I mean

Tutto sembra andare a gonfie vele, fino a che viene diagnosticato il suo corpo a un tumore; infatti Wilson scopre di avere il cancro a prostata, reni, fegato, cervello & quant'altro ed è in fase terminale.

Quando sembra che la sua vita stia giungendo ai titoli di coda, ecco che un uomo misterioso gli propone di salvargli la vita e addirittura di cambiargliela, rendendolo un essere con poteri unici...

Ora, per chi conosce il personaggio creato da Rob Liefeld sa già bene quali siano le caratteristiche del Mercenario Chiacchierone; per chi invece fosse a digiuno, sappia che "Deadpool" è forse la summa di tutto ciò che è ANTI EROE in un film fatto per super eroi.

E funziona? Altrochè!

La scelta vincente di questo film si basa sicuramente sul mantenere la genuinità del personaggio cartaceo, senza tagli e censure.

Non sto a soffermarmi sulla qualità grafica e tecnica  (tutte le scene d'azione sono fantastiche quanto crude e violente), piuttosto mi occuperei dei dialoghi e dell'ironia pungente che il regista ha voluto usare come cavallo da battaglia.

Devo dire che il lavoro è stato ottimo, ci sono stati tantissimi richiami ai film di X Men (ahimè ci troviamo nel loro universo per una questione di diritti d'autore), Easter Egg un po' ovunque e battute che piovono come se non ci fosse un domani, alcune delle quali di una volgarità pazzesca, altre invece più leggere e che coinvolgono direttamente il pubblico (la rottura della quarta parete la troviamo qui come nel fumetto ed è un espediente decisamente vincente).

Che poi è proprio questo il bello: mantenere il personaggio a tutto tondo, come se il regista volesse dire a quelli della sala: "allora raga, adesso c'è Deadpool: ci saranno sparatorie, sangue, morte e battute sulla masturbazione. Avete 3 minuti per andarvene se 'ste cose non piacciono".

Una strategia che se avessero fatto anni fa, magari IronMan 3 non sarebbe stata una cagata epocale.

Concludo con: secondo me è il classico film da vedere con gli amici per staccare la testa da tutto e farsi quattro risate in compagnia, soprattutto se siete tutti fan Marvel e adorate l'ignoranza e film che non si prendono sul serio.

Unica pecca purtroppo è data dal doppiaggio leggermente osceno (il villan è qualcosa da prendere a testate con quell'accento British) su cui potevano lavorarci decisamente meglio.

Voto: un film originale dei supereroi, che a tratti è ignorantissimo ma a tratti genuino (ambientazioni noir, storia del personaggio e del suo nemico) che funziona alla grande e che, finalmente, prende a pedate il bollino verde della tivù. Per tutto questo, un 7½ ci sta!


Grazie mille Luro, così mi fai arrossire!!!



*Tecnicamente è stato nel limbo della produzione e programmazione per più di 10 anni, con lo scritto passato nelle mani di vari registi e poi scartato. (Wiki docet).

martedì 28 gennaio 2014

Non E' Mai Troppo Tardi

Molto spesso ci chiediamo: "se avessi poco tempo da vivere, che cosa farei? Ma soprattutto, cosa ne farei della nuova macchinetta Espresso che ho appena comprato?"



Titolo originale: The Bucklet List
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Rob Reiner 
Cast: Jack Nicholson, Morgan Freeman, Sean Hayes
Genere: Commedia drammatica (penso si dica così)


La nostra storia inizia con il caro Morgan Freeman, umile meccanico da sogno americano a cui viene diagnosticato un tumore.
Un paio di scene dopo vediamo invece un altro sogno americano, il ricco vecchione pieno di soldi Jack Nicholson; gestore di ospedali e anche lui, casualmente, malato di cancro.

La sorte ha voluto che questi due si incontrassero nello stesso ospedale e nella stessa camera; fra un ciclo di chemio e l'altro, essi realizzano di essere ormai a un passo dal capolinea.

Stanchi ormai di soffrire, decidono di compilare una lista di cose da fare prima di morire per realizzare tutto ciò che non hanno mai potuto fare per mancanza di tempo, denaro o pigrizia.

Inizieranno così un viaggio intorno al mondo, in cui scopriranno molte cose sull'animo umano e, soprattutto, su loro stessi: riusciranno a rompere quei muri mentali che col passare del tempo si sono creati intorno alla loro mente e saranno uomini nuovi.

Interessante sicuramente la contrapposizione, anche se un po' stereotipata e non di certo originale ammettiamolo, del vecchio afroamericano povero ma umile e il miliardario repubblicano arrogante, ma va bene così: quel che conta alla fine è il messaggio, come ogni fiaba che si rispetti.

Sai... gli antichi Egizi avevano una bellissima credenza sulla morte: quando le anime si presentavano in paradiso gli dei gli facevano due domande; a seconda di come rispondevano venivano ammessi o no: hai trovato la gioia nella tua vita?
 La tua vita ha portato gioia agli altri?"


Insomma, sappiamo bene che la trama "del viaggio come metafora di cambiamento" è stata usata in mille salse, cosa ha questo film di diverso?

Volete la mia risposta? Il fatto che si tratti di un viaggio senza ritorno.

I due protagonisti sanno che ormai non manca tanto per crepare, ed è paradossale come sia quello il momento esatto in cui loro possano abbracciare maggiormente la vita.

Ed è questo a mio modo di vedere, il più bel insegnamento di questo film: osare, spingersi, vivere al 100% la nostra vita senza aspettare "quando si avrà più tempo".

Una storia leggera, con qualche gag divertente e momenti di riflessione.

Voto: 7

sabato 4 gennaio 2014

Consigli per il Cinema: I sogni segreti di Walter Mitty


Titolo originale: The Secret Life of Walter Mitty
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Ben Stiller
Cast: Ben Stiller, Kristen Wiig, Adam Scott, Sean Penn, Shirley MacLaine
Genere: avventura, commedia, drammatico


Oggi vi voglio parlare dell'ultimo film diretto da Ben Stiller, al suo quinto film come regista (ricordiamo tra gli altri Zoolander e Tropic Thunder). Stavolta non potevo proprio aspettare, infatti è una di quelle rare volte in cui subito dopo la visione di un film mi capita di avere già tutta la recensione in testa, tutto quello che voglio dire si concretizza magicamente nella mia mente e devo solo cercare di scriverlo in modo che sia comprensibile.

Ma partiamo subito con la trama...

Walter Mitty è un editore fotografico della famosa rivista Life Magazine e ha una caratteristica piuttosto particolare: ogni tanto si estranea dalla realtà e vien sopraffatto dai suoi viaggi mentali.

Esatto, un pò come JD quando inclina leggermente la testa in alto a sinistra

Il nostro protagonista infatti, compie dei veri e propri sogni ad occhi aperti per cercare di uscire dalla sua monotona routine, composta unicamente dalle bollette da pagare e dal suo lavoro, a cui si dedica con grande impegno.

Veniamo inoltre a sapere che Walter è segretamente innamorato di una sua collega ma, non riuscendo a dichiararsi, si iscrive in un sito di incontri amorosi dove anche lei è presente con il suo profilo.

Quando Walter entra nel suo mondo dei sogni si assiste a scene di grande eroismo, coraggio, appassionanti relazioni amorose e costanti trionfi contro il pericolo. Tutte queste fantasie avventurose trovano un ulteriore spiegazione nel fatto che sin da ragazzino Walter aveva sempre desiderato fare un viaggio in Europa, conoscere e vedere il mondo, insomma era molto più cosciente di quello che voleva dalla vita.

Purtroppo, a seguito della morte del padre, ha dovuto cominciare a lavorare per badare alla famiglia e con il tempo questi suoi sogni hanno trovato modo di concretizzarsi solo nella sua mente, tramite le sue spericolate fantasie.

Un giorno però nella sua vita accade un imprevisto, infatti riceve la notizia che il Life Magazine sta per essere acquisito e presto diventerà una testata online. Questo comporta il fatto che numerosi dipendenti perderanno il lavoro. Il suo ultimo incarico è quello di occuparsi della realizzazione di quella che sarà l'ultima copertina della famosa rivista.

Ad aiutare Walter in questo compito è Sean O'Connor (Sean Penn), famoso fotografo freelance che collabora con la rivista e che invia a Walter i negativi delle sue fotografie per l'ultimo numero e gli comunica che, tra questi, vi è anche la foto che sarà in copertina (il negativo numero 25).

Ed ecco qui Sean Penn mentre esce dal personaggio e interpreta la parte dello "Zio Sam"

Disgraziatamente, una volta ricevuti i negativi, Walter scopre che proprio il negativo destinato a finire in copertina non c'è e sembra che non sia stato inviato. Il problema è che Sean non è contattabile e il suo lavoro lo porta continuamente negli angoli più remoti della Terra. Al nostro protagonista rimangono solamente pochi giorni per adempire al suo incarico, altrimenti si dovrà ripiegare su un'altra fotografia per l'ultimo numero della rivista.

Spinto dalla grande passione e dedizione per il suo lavoro, dalla stima profonda per Sean O'Connor e dalla voglia di dare una svolta alla sua vita, Walter decide di compiere l'inimmaginabile: parte per un lungo viaggio in giro per il Mondo alla ricerca di Sean O'Connor e della fotografia mancante.

E' stato detto molto su questo film: chi dice che è il capolavoro di Ben Stiller, altri dicono che il regista riesce a dare il meglio quando si tratta di film comici-demenziali.

Negli spot hanno fatto persino dei paragoni con Forrest Gump anche se, sinceramente, non vedo il nesso. Voglio dire, è vero, entrambi i protagonisti sono un pò dei rincoglioniti e ogni tanto anche Walter si fa qualche corsetta nel film ma a parte questo non ho visto altre somiglianze, poi magari in futuro mi ricrederò. Anche perchè il film di Zemeckis ha un ritmo decisamente più veloce e i toni sono più leggeri e ironici. Ma d'altronde, si sa, siamo vicini agli Oscar e tutti fanno a gara a chi la spara più grossa.

Certo, se si parla di "sguardo perso nel vuoto" allora il paragone è azzeccato!

Da parte mia, non so se questo film sia il capolavoro del regista, solo il tempo ce lo può dire, una cosa però è certa, è decisamente una svolta nella carriera registica di Ben Stiller, fatta per lo più di commedie e parodie.

Infatti, le parti più comiche e surreali del film si trovano unicamente nelle sequenze dedicate alle fantasie del protagonista. Il fatto di ricreare queste fantasie sullo schermo è anche una delle caratteristiche più interessanti della pellicola e aggiunge un pò di azione e di ritmo alla storia. Le sequenze fantasiose, ovviamente, sono rigorosamente realizzate con gli effetti speciali ma questo non diminuisce l'effetto comico, anzi è di grande aiuto.

Il resto del film viene sostenuto da una splendida fotografia che ritrae gli stupendi paesaggi che caratterizzano tutto il viaggio che Walter compie nei posti più sperduti e inesplorati che esistano (mai come in questo film ho visto valorizzare così bene i paesaggi della Groenlandia e dell'Himalaya).

Ed è proprio il viaggio del protagonista il vero fulcro di tutto il film. Soprattutto, il viaggio interiore che il nostro Walter compie e che lo aiuterà ad affrontare con più coraggio e fiducia in se stesso la vita di tutti i giorni e a realizzare quelle che sono le sue fantasie e i suoi sogni. Il protagonista quindi riprende in mano la sua vita e capisce che la sua identità non può essere sottomessa dal progredire della crisi e dalle paure che ogni individuo prova.

Questo penso sia il messaggio più bello e interessante del film, veicolato con il classico tema del personaggio che compie un viaggio che porta un cambiamento radicale nella sua vita. Ad aggiungere quel tocco personale alla pellicola secondo me è proprio quel particolare stile onirico con cui si è deciso di raccontare questa storia. E poi quando un film riesce ad essere divertente e allo stesso tempo ti fa riflettere sulla tua vita allora merita tutta la mia ammirazione.

Una particolare menzione d'onore va anche alla colonna sonora dove sono presenti, tra gli altri, gli Arcade Fire, Jack Johnson e David Bowie che con la sua Space Oddity ritrae perfettamente l'essenza di tutto il film.

Voto: 7/8

N.B.: Wikipedia ci tiene a informarvi che il flim è un remake di Sogni proibiti del 1947

mercoledì 9 ottobre 2013

Scheda di un Personaggio + Recensione: Man In Black 3

Introduzione

Ho sempre avuto un rapporto di amore/odio verso i sequel: la curiosità e il fascino della storia che continua e la paura disarmante che il proseguimento di essa sia una stronzata.

Non potete biasimarmi

A volte un sequel è una forzatura, un qualcosa di inutile che fa perdere credibilità agli attori, al regista e al Cinema in generale perchè il messaggio che vuol dare non è più quello in seno alla pellicola, piuttosto quello del menefreghismo estremo dettato solo dalla voglia di denaro sfruttando un film che per molti è significato "qualcosa" di personale e unico.


No ma arriviamo anche al 6 che tanto la Crisi la vivono solo i metalmeccanici


Scheda di un Personaggio: Man In Black

Prima di arrivare al punto focale di questo post, devo fare un piccolo passo indietro! Vi parlo dei MIB

Men In Black; quanti ricordi! Il primo film, nel lontano 1997 mi sembrava qualcosa di fenomenale; idea originalissima, in cui un giovane Will Smith e un Tommy Lee Jones in gran forma lavoravano insieme in quella che sarebbe diventata l'organizzazione segreta più famosa del mondo (il che, voglio dire, credo sia piuttosto complicato come mestiere).


Il loro compito? Controllare le attività aliene sulla Terra. Infatti fra noi vivono alieni camuffati da esseri umani che svolgono la loro vita come chiunque altro

Se ci penso bene, è stata anche la prima volta in cui ho visto alieni non buoni o cattivi, ma esseri "normali" che devono essere ligi alle leggi della Terra (e i MIB fanno in modo che accada). Insomma, un approccio innovativo e vincente! 


Un'ottima descrizione la da Tommy Lee Jones (Agente K) alla nuova recluta J (Will Smith) su chi sia un uomo in nero, evitandoci fraintendimenti a sfondo razziale:


« Vestirai solamente con abiti approvati dai servizi speciali MIB, ti conformerai all'identità che ti daremo, mangerai dove ti sarà indicato, vivrai dove ti sarà indicato, d'ora in poi non avrai segni di identificazione di alcun genere, non attirerai mai l'attenzione, la tua immagine è plasmata in modo da non lasciare ricordi duraturi nelle persone che incontri. Sei qualcosa di vago, identificabile soltanto come un dejà vu, e cancellato altrettanto rapidamente. Tu non esisti, non sei mai nato, l'anonimato è il tuo nome, il silenzio la tua lingua madre. Tu non fai più parte del sistema, tu sei al di là del sistema, sei al di sopra di esso, sei oltre. Noi siamo quelli, siamo loro, siamo gli uomini in nero, Men in Black! » -Wikipedia-

I MIB hanno in dotazione delle armi supertecnologiche, e quando un alieno si manifesta al pubblico, oppure accade una sparatoria all'ora di punta, utilizzano un neuralizzatore, ovvero un aggeggio che, puntato contro la gente che vede il tutto, è in grado di cancellarne la memoria a breve termine, facendo così dimenticare ciò che è stato appena visto.


Cheese Cheese madafacka
Il primo film fu un successo incredibile, vincendo un Oscar "Miglior Trucco" e detenendo il primato della Miglior Commedia Fantascientifica a livello commerciale (primato ancora confermato adesso).

Se nel primo film conosciamo i MIB e la loro organizzazione, nel secondo i nostri due agenti preferiti devono affrontare un altro nemico (non vi spoilero); se ci pensiamo, nel primo seguiamo i due MIB che lavorano su un caso. Nel secondo, il cattivo cambia, la storia cambia ma il background rimane!

Noioso? No, perchè vengono fuori dettagli sempre nuovi, come le armi, le battute, le scene e così via. Certo, il successo non è stato pari al primo, ma il fatto che sia stata usata la testa per compierlo, direi che per me è stato un ottimo lavoro.

Ed è qui che ho pensato: "Dai, ok, complimenti. Ti è andata bene una volta, direi che possiamo mettere la parola FINE al tutto"

E invece...




Titolo originale: Men In Black 3
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Barry Sonnenfeld
Cast: Will Smith, Tommy Lee Jones, Josh Brolin
Genere: Fantascienza, Commedia





Oddio! Perchè? Ti è andata bene una volta, ti è andata bene due volte! Per l'amor dei tuoi fan, non rovinare tutto quello che è stato costruito con buona volontà e impegno!

Sapete cosa feci quando vidi la locandina? Non andai al cinema a guardarlo! Mi mancò il coraggio, fu più forte di me. E' per questo che ve lo cuccate ora anzichè vederlo come Consigli Per Il Cinema.

Un mio amico mi prestò il DVD ed essendo io al 90% ancora bloccato in casa (la caviglia a pezzi, ricordate?) non avevo più scuse per tirarmi indietro; accesi il lettore, mi misi comodo lo guardai e...

La storia inizia con Boris l'Animale che scappa da una prigione situata sulla Luna e urla vendetta contro K.

I due nostri agenti preferiti, J e, appunto, K, sono di routine e, giunti in un ristorante cinese, fortuitamente si imbattono in Boris. Dopo una scena lunga di sparatorie con raggi laser, combattimento e noodles, il cattivone scappa ma promette la morte di K.

Il giorno dopo J si sveglia con un forte mal di testa e con una voglia di latte e cioccolato; telefona a K ma lui non risponde; al lavoro nessuno sa chi sia K e perchè J chieda di lui.

Che ci sia un legame che lega tutte queste cose? Dov'è K? Chi è quel criminale galattico?

Ed ecco che ritorna lo schema narrativo: stessi personaggi, trama e caso diversi.


Però, oltre la trama in sè, abbiamo un escamotage per sostituire un Toomy Lee Jones più vicino ai 70 che ai 60 (non proprio il massimo per un film d'azione...); il protagonista in questo film è al 90% Will Smith, che dovrà farsi avanti nella storia con aiuto di personaggi bizzarri e alieni strampalati.



Chissà se il casco è obbligatorio per mezzi come quello

Commerciale? Forse un po'; sicuramente si capisce che le idee (tericamente) possono essere infinite per film come questi: però il tempo passa per tutti, attori compresi.

Noi però a loro vogliamo bene; loro lo sanno e si impegnano, e per questo li ringrazio. Così ringrazio MIB3 per avermi strappato qualche risata ricordandomi che ho sia il primo che il secondo nei cassetti, che potrebbero essere rivisti.


Tecnicamente parlando il film è roba proprio tranquilla: le scene divertenti e i dialoghi paradossali che hanno distinto MIB da qualsiasi altro film di fantascienza non mancano, su questo sono stati fedeli. Ma è proprio una roba easy, forse merita la medaglia di bronzo per l'impegno, senza badare a tutto il resto (trama, attori ecc..)

Adesso però è anche il momento di salutarci; il cicli hanno inizio e fine, anche se vorremmo che non finissero mai, ma dobbiamo guardare in faccia alla realtà. Ritengo comunque questo film positivo e lo consiglio agli amanti del genere, e tranquillizzo i fan più sfegatati della saga. Le miei paure sono state infondate ma un piccolo dispiacere rimane: la consapevolezza che certi film siano del tutto conclusi senza poter andare ancora più a fondo nella storia. Ciò è sempre una tegola al cuore per me.



Voto: 6
"A voi questo blog piace tantissimo e avete appena letto una recensione fantastica"

giovedì 26 settembre 2013

Consigli ignoranti per il Cinema: Come ti spaccio la famiglia


Titolo originale: We're the Millers
Paese: USA
Anno: 2013
Regia:  Rawson Thuber
Cast: Jennifer Aniston, Jason Sudeikis, Emma Roberts, Will Poulter
Genere:  Commedia demenziale


La serata era già partita male: tre amici, uno con la stampella, 3 tessere dell' UCI in tasca e tanta voglia di fare i cazzoni.

E con questa mentalità sono andato a vedere Come ti spaccio la famiglia, commedia demenziale americana del 2013 di R.Thuber.

Il protagonista della storia è David, uno spacciatore di marijuana trentenne che lavora tranquillo e pacato nel suo giro di conoscenze per conto del boss Brad Gurdliger (tra l'altro, suo amico dei tempi del college). David è un solitario maleducato, egoista e opportunista; il massimo della socialità consiste nel salutare il ragazzo del primo piano Kenny e a sfanculare la tanto detestata vicina di casa Rose.

Un giorno però viene rapinato da una band di teppisti e decide di riferire tutto al boss che gli vuole dare un'opportunità per ripagare il debito: andare in Messico e attraversare il confine con una partita di erba purissima.

Totalmente spaventato per questa missione, ha un'illuminazione: "crearsi" una famiglia per attraversare il confine senza dare troppo nell'occhio! Per cui chiederà a Rose, Kenny e a Casey (amica del ragazzo e scappata di casa) di fingere di essere i "Millers", famigliola americana in vacanza per il Messico.

Beh ragazzi, come da titolo, questo è il classico film comico stupidissimo e pieno di gag che hanno dell'assurdo: non aspettatevi niente di più.

Gli ingredienti ci sono tutti: volgarità, sesso, droga e un po' di violenza.

Eppure tutti questi ingredienti che porterebbero a un filmaccio sono stati dosati con cura e quindi il treno della trama non deraglia fuori dai binari del buonsenso (questa frase non so da dove l'abbia tirata fuori...) creando così il giusto effetto fra scene normali e scene divertenti.

E poi c'è Jennifer Aniston...



Non so se mi spiego

Se fosse mia mamma non piangerei alla notizia della mia adozione


Quella MILF  che magari usa forse 4 espressioni facciali ma che se ci pensi bene in un film del genere puoi anche perdonarla.
Quella che forse non è definita come una gnocca spaziale ma ha "quel qualcosa in più" che fa ingrifare!

Tempesta ormonale a parte, tutti gli attori vestono i panni dei loro personaggi con naturalezza (forse si sono divertiti più loro sul set che noi in sala) e i ritmi variano dalla battuta normale alle scene di "pazzia pura", per cui è anche difficile annoiarsi.

Tra l'altro, non ci sono grosse forzature di trama che creano incongruenze o scene senza senso: parliamoci chiaro, questo genere non è proprio apprezzato da tutti, visto che comunque è una commedia fine a se stessa; eppure secondo me merita di essere vista, soprattutto con gli amici nelle serate in cui la voglia di divertirsi e cazzeggiare in compagnia la fanno da padrone, perchè a mio modo di vedere, è una spanna sopra a tutti i suoi "fratelli di genere": un esempio pratico può essere il paragone con Comic Movie che è uscito contemporaneamente.


Concludo dicendo che Come ti spaccio la famiglia è un filmetto easy e abbastanza piacevole da guardare con i vostri amici invasati, le risate non mancheranno!

Voto: 6+

venerdì 19 luglio 2013

Scott Pilgrim vs. the World


Titolo originale: Scott Pilgrim vs. the World
Paese: USA, Canada
Anno: 2010
Regia: Edgar Wright
Cast: Michael Cera, Mary Elizabeth Winstead, Kieran Culkin, Jason Schwartzman, Anna Kendrick
Genere: azione, fantastico, commedia fumettosa


Siete delle persone cresciute con i videogiochi e i fumetti (e tuttora non riuscite a farne a meno)? Allora, probabilmente, questo film vi piacerà.

Se invece queste cose non vi hanno mai toccato e non avete la minima idea di quale sia il significato del termine “nerd”, allora, molto probabilmente, questo film sarà per voi una commedia come tante altre.

Di sicuro, se fate parte della seconda categoria, guardando questo film non riuscirete a percepire le miriadi di citazioni e riferimenti presenti e quindi sarà difficile per voi godere pienamente della pellicola.

Allora, veniamo alla trama.

Scott Pilgrim è un ragazzo di 22 anni che vive a Toronto, sempre intento a suonare il basso nella sua rock band e con un involontaria fama di rubacuori. Il nostro protagonista inizia ad uscire con la liceale Knives Chau, le sue reali intenzioni sono quelle di trovare un ripiego dopo essere stato scaricato malamente da Envy, leader di un'altra famosa rock band locale. Infatti, da quel momento, Scott non si è mai veramente ripreso. Per questa sua scelta, il ragazzo è soggetto alle critiche di alcuni suoi amici e della sorella.

Nel frattempo, Scott incontra una misteriosa ragazza americana, Ramona, apparsa precedentemente nei suoi sogni. Scatta così il colpo di fulmine e ogni interesse per Knives svanisce all'istante. Improvvisamente, durante un concerto della sua band, Scott viene attaccato da Matthew Patel, che si presenta come il primo dei "Sette Malvagi Ex" di Ramona. Da questo momento, il ragazzo scopre che per poter uscire con la sua amata deve sconfiggere tutti e sette i suoi ex ragazzi.

Il film è basato sul fumetto "Scott Pilgrim", creato da Bryan Lee O'Malley. Lo stile di quest'opera è un misto tra il manga e il fumetto occidentale e anche il film risente pesantemente di queste influenze. In Italia, ovviamente, il fumetto è stato distribuito solo dopo l'uscita del film nelle sale.

Già dalla prima sequenza risulta ben chiaro qual è l’impatto visivo.

Il film si gioca tutto sui rimandi all’estetica dei fumetti e dei videogames anni ’90, in quello che sembra un vero e proprio omaggio a quel mondo che, ammetto, fa parte anche un po’ della mia “cultura”. D’altronde, chi di voi non sa cosa sia Pac man? Chi di voi non ha mai giocato a un picchia duro stile “Tekken”?

Questa scelta stilistica, serve da espediente per farci entrare meglio nell’universo del protagonista e dei suoi amici.

In questo, si dimostra assolutamente geniale a mio avviso. Infatti riesce a riportare sullo schermo le tavole dei fumetti con tanto di onomatopee, aggiungendo anche i tipici effetti sonori dei videogiochi e altre citazioni che sicuramente molti di voi "nerdosi" lettori riconosceranno.

Bisogna ammettere che, prima di questo film, ci aveva già pensato qualcun altro...

Il film però, non esalta la figura del nerd o gel “ggiovane alternativo che ascolta musica alternativa” a scapito del classico eroe all’americana, ma ironizza su entrambi. Infatti,  prima ci fa immergere in quell’universo e poi ci mostra tutte le sue contraddizioni (tutte le band alternative devono per forza essere di  3 elementi con alla batteria una ragazza, senza così essere alternativi ma omologati alla massa…).

In questo aspetto, il film si pone sulla linea dei precedenti film di Edgar Wright, “l’alba dei morti dementi” e “Hot fuzz”, che riescono a parodiare ma allo stesso tempo omaggiare un particolare soggetto caro al regista.

Inoltre, all’inizio del film Scott Pilgrim non viene certo presentato come un modello a cui ispirarsi, trattandosi infatti di una persona egoista che non riesce ad uscire dall’adolescenza.

Nonostante questo, non si vuole tramutare il film in una condanna verso il protagonista. Infatti, il film propone una maturazione da parte di Scott attraverso 7 “prove iniziatiche” che lo porteranno a pensare per la prima volta non più solo a se stesso ma anche agli altri e alle conseguenze che le sue azioni possono causare nelle altre persone.

Un film ironico in costante equilibrio tra realtà, fumetto e videogioco. Infatti, grazie al montaggio, il film passa da momenti in cui il ritmo si fa più pacato ad altri in cui diventa molto accelerato, in questo modo riesce a unire i generi alla perfezione, passando dalla commedia all’azione.

A mio avviso, l’ultima mezz’ora risulta più debole rispetto alla continua girandola di eventi della prima parte.

È sicuramente un linguaggio cinematografico innovativo, che non si vede molto spesso, basta pensare solamente al fatto che le parole e i pensieri dei personaggi si trasformano in immagini e prendono vita sullo schermo.

Non sarà un capolavoro, ma comunque contribuisce a creare un linguaggio nuovo.


Voto: 7 ½