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giovedì 13 dicembre 2018

Bohemian Rapsody


Titolo originale: Bohemian Rapsody
Paese: USA, Regno Unito
Anno: 2018
Regia: Bryan Singer
Cast: Rami Malek, Lucy Boynton, Gwilyn Lee, Ben Hardy, Joseph Mazzello, Aidan Gillen
Genere: Biografico, musicale, drammatico


Ci siamo.

Sono letteralmente cresciuto con i Queen, poche storie.


Quando ero molto piccolo e mia zia mi chiedeva "Qual è la tua canzone preferita?" io che l'inglese lo ritenevo un qualcosa di astratto rispondevo con un bel TUN TUN CHA! e mio fratello mi guardava fiero (prima) e schifato (dopo) ma si sa che i fratelli maggiori sono alla buona fatti della stessa materia con cui sono fatti i post cena.


Ma sto divagando.


Ci siamo, dicevo.

Aspetti questo film da più o meno sempre, conosci a menadito ogni singola canzone, forse un po' meno la biografia completa dei Queen e del leader Mercury. Oddio... AIDS, omosessualità sono temi assai presenti e diciamo che alla buona sai che Freddie Mercury nato Farrok Bulsara era un personaggio molto particolare ma essendo te nato esattamente un anno prima della sua scomparsa ti sei perso praticamente tutta la vita dei Queen e quindi hai solo avuto modo di metterti lì con le musicassette ad ascoltare questo mostro sacro del Rock.


Non state notando anche voi un ritorno agli anni '90 in questo periodo?
Quelli che un tempo erano i ragazzini ora comandano il mondo...e io ho solo un blog.

Ora, io con la musica ho sempre avuto quel rapporto del tipo "mi piaci, ti ascolto fino allo sfinimento ecciao, il resto non mi interessa" e di conseguenza non mi sono mai informato riguardo la vita di Tizio Caio e Galileoooo perchè alla fine della fiera...sticazzi, però appunto a grandi linee sapevo quel poco che a quanto pare bastava per avere una visione più critica della pellicola.

Questo film dunque cosa fa? Racconta, o meglio dovrebbe raccontare, la vita di Freddie Mercury dal 1970 fino al Live Aid del 1985. 

Nato e cresciuto in una famiglia nativa di Zanzibar, Farrok incontra Brian May (chitarrista) e Roger Taylor (batterista) dopo che questi hanno finito di suonare a una serata universitaria. I due giovani rimarranno catturati dalla carica carismatica di questo sconosciuto coi dentoni e da quella sera inizieranno a intraprendere un'avventura di quasi vent'anni a base di musica, emozioni e rapporti difficili in quell'oscuro mondo della Musica fatta da gente piena di pregiudizi e affaristi.



Purtroppo il film è tutto qui.

Mi spiego meglio: leggiucchiando qua e là ho scoperto che questa pellicola prima di vedere la luce è stata sballottata un po' ovunque, passata di mano da vari registi e attori e soprattutto non è stato mai facile trovare un punto d'incontro fra la produzione e la supervisione di Taylor e May (John uomoinutile Deacon ha sempre ammesso che non avrebbe continuato a suonare nè ad avere a che fare con i Queen dopo lo scioglimento del 1995 dopo Made In Heaven e quindi pure qui egli è assente) i quali hanno imposto parecchi limiti.


A me è dunque sembrato che l'intento fosse quello di scrivere una storia diciamo più romantica e meno terrena, di un Freddie in balia di persone approfittatrici e dissoluto in quanto difficilmente accettato da altre persone anzichè forse più propenso alla vita mondana.


Insomma mi è sembrato che in questo film si volesse avere il freno a mano tirato per non mostrare particolari diciamo "sconci" dell'artista (che poi, trovatemi un cantante rock che non abbia avuto avuto trascorsi fuori dalle righe).

Ora, che Mercury fosse un uomo eccentrico e particolare lo sanno anche i muri. La sua vita non era casa e chiesa. Chi siamo noi per giudicarlo? Era un uomo di eccessi, decisamente fuori dagli schemi; il punto è che queste cose il film non le mostra esplicitamente, lascia molti indizi velati, quasi come se si provasse imbarazzo a voler dire al mondo quello che in fondo si sa già. Che senso ha tutto questo?


Un Freddie solo e con dilemmi interiori, oltre che personali


Una scelta molto infelice, a mio avviso, perchè di tutto rimane la classica storiella a fine lieto e tragico, in cui un personaggio di umili origini raggiunge  fama e notorietà e per colpa di gente senza scrupoli e della sua ingenuità cadrà nell'oblio per poi riscoprire i veri valori della vita.


Ritroviamo Ditocorto in spoglie di avvocato manager; lavoro azzeccatissimo per le sue doti.


Non vi sembra una cosa già vista? 

Ora, so benissimo che romanzare è quasi d'obbligo in un film, fa parte del mestiere: però qui le romanzate portano completamente a un cambiamento della storia vera dei Queen, e questo quindi mi porta a una domanda: perchè sacrificare buona parte della verità che, ripeto, TUTTI conoscono per adattarsi a uno stile di narrazione?



Per essere alla portata del grande pubblico ed evitare gente indignata? Può essere.

[Spoiler]Nel dettaglio, i Queen non si sono mai sciolti, hanno preso del tempo per sè stessi e prima di esibirsi al Life Aid era stato pubblicato anche un album. Inoltre Freddie non disse a nessuno della sua malattia se non poco prima di morire.

Dunque se tu sei un fan dell'ultima ora un film del genere con le musiche originali ti piace da morire.


Se sei un fan della vecchia guardia, ecco, le reazioni sono molteplici: rimani sbalordito dalle performance di Rami Malek (Magnifico OoOoOoO), ridacchi per le precise personalità di ogni membro del gruppo, dal pacato May alla testa calda Taylor e all'uomoinutile Deacon o scuoti la testa per la paraculata?

Io onestamente ritengo che la risposta sia come nella musica, dopotutto: ognuno reagisce in maniera unica.

Ho provato veramente una grande emozione a riascoltare i grandi classici in un cinema, con attori perfetti (ottimo anche il cameo di Mike Mayers - se non cogliete guardatevi Fusi Di Testa e capirete-) e almeno l'idea da parte del regista di esprimere l'amore che tutto il mondo provava per questi quattro personaggi.



Malek veramente bravo a personificare Freddie, denti da coniglio inclusi!


Siete disposti a pagare il prezzo per vedere una storia molto romanzata anzichè la realtà? Pensate di superare il fatto che probabilmente hanno voluto rendere un po' buonista (odio usare questo termine ma haimè qui calza a pennello) la biografia di Mercury oscurandone la parte più selvaggia per avere un film ben poco originale e più adatto al pubblico di massa?


Personalmente alcune cose non le ho per nulla digerite, eppure riconosco che in certe scene avevo la pelle d'oca e la lacrimuccia era lì che scendeva, anche se il merito era ovviamente per la musica.


Quindi come uscire da questo loop? Io la vedo così: credo che difficilmente il popolino saprà mai la vita intima di personaggi famosi, e i film porteranno sempre a romanzare il tutto; e così non rimane che rassegnarci e, consci di questo, avere la coscienza di sapere che quella non è la realtà e quindi l'unica cosa che conta è che è stato comunque girato un film per rendere omaggio a uno dei più grandi talenti canori della storia.


Se per voi il ragionamento è corretto, andate al cinema e vi emozionerete. Altrimenti YouTube è pieno di video musicali e penso che possa tranquillamente bastare per i fan ancora più genuini del sottoscritto che a quanto pare si è fatti fregare dalla colonna sonora completamente originale.

E con ciò, questa rimane una pellicola che non avrà il voto finale.

Voto: SV

martedì 6 novembre 2018

Lo Schiaccianoci e i quattro regni

Ho visto questo roba circa una settimana fa.

Poi mi sono ammalato di brutto. Tirate voi le conclusioni



Titolo originale: The nutcracker and the four realms
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Lasse Hallstrom & Joe Johnston 
Cast: Keira Knightley, Mackenzie Foy, Jayden Fowora salcazzo
Genere: Boh


Cosa dire di questo film?

Ci troviamo a Londr...

No ragazzi, seriamente: io non ce la faccio.


Questo era un film con un potenziale ENORME, la storia era praticamente già scritta, una delle fiabe più famose del mondo che, con un paio di arrangiamenti e forte della meravigliosa musica di Cajkovskij, avrebbe fatto un successo garantito.



Bastava fare una cazzo di cosa sola: seguire bene le istruzioni. Voglio dire, cosa ci sarebbe stato di così difficile? La Disney è piena di soldi, attori di spessore ne stanno emergendo tantissimi.

E invece.

Ecco cosa in realtà è successo nel quartier generale della Disney, Inferno, centro della Terra: uno sceneggiatore neo assunto entra nell'ufficio del responsabile della sceneggiatura:

"Signore, non abbiamo mai sfruttato la fiaba di Hoffman e le musiche ad essa annesse! Pensi che pure quei raffinati della Barbie ci hanno pensato anni fa! Abbiamo una miniera d'oro fra le mani, e il bello è che è tutto già scritto!"

"Buona idea, però la musica non la mettiamo; facciamo giusto un piccolo cameo come a Fantasia, così i padri dei bambini che sono in sala sono contenti e ridono"

"Ma signore, in che senso senza musica? Sono inscindibili quelle cose! Possiamo fare magari un richiamo al balletto russo, sono i migli..."

"Macchè Russia, che quelli c'hanno ancora la salma di Lenin e il Comunismo lo combattiamo da quando il Principale iniziava a disegnare Topolino. Nono, al massimo mettiamo che è ambientato in quattro regni e uno è brutto, e la capitale ha qualcosa di simile a San Basilio, ma POCO. Per la musica al massimo ci mettiamo due scene di ballo e basta, sennò è troppo serio"



"Beh, sarebbe un po' diverso dalla storia, ma tutto sommato penso possa andare bene. Per il resto, direi che Re Topo lo facciamo in CGI! Già me lo vedo, crudele, la spada in mano guida il suo esercito verso lo Schiaccianoci nel pavimento della stanzetta di Clara. Niente sangue ok, ma sarà una cosa epica!"

"No, non hai capito nulla! Il film è per bambini, deve fare ridere! Il topo lì è buono, simpatico, fa le facce buffe e fa ridere un casino. Niente guerra, per carità. La guerra non fa ridere"

"Ma almeno il protagonista..."

"LA protagonista, deficiente! Ci vogliono stereotipi di femmine positive e indipendenti sennò una fetta di pubblico ce la perdiamo! Mettiamoci un'attrice acqua e sapone che abbia una sola espressione e senza alcun carisma, piacerà a tutti. Ah, e questa non deve avere mica la mamma. Una bella tragedia ci vuole, perchè le mamme intelligenti non fanno ridere"



"Una tragedia che faccia ridere? Ma è impossibile! E quindi chi è l'antagonista? Facciamo che il «male» è qualcosa di più intrinseco così i bambini imparano qualcosa?"

"No, il cattivo lo facciamo fare alla seconda attrice più costosa del cast. Ovviamente deve essere buffa e stramba per far ridere i bambini"

"...e lo Schiaccianoci quindi dove lo mettiamo? Era lui il protagonista."

"Ma chissenefrega! E' la ragazzina che è importante, le bambine si immedesimano e comprano più dei maschi. Prendiamo un negro a caso così le comunità afroamericane non si indignano e gli diamo la parte"



"Morgan Freeman?"

"Macchè, quello al massimo può fare un personaggio che appare due o tre volte per fargli dire frasi senza senso. Per il co protagonista prendi un signor nessuno, pagalo in voucher e buoni mensa ecciao; se non ha manco la pagina su Wikipedia meglio ancora.  Ah, sticazzi del fatto che sia uno schiaccianoci che si trasforma, noi quella parte noiosa la saltiamo. Lui in realtà incontra Clara per sbaglio mentre sorveglia un ponticello piccolo. Questo farà ridere tantissimo il pubblico".

"..."

"E' tutto"

"Ma si parlava di un film spettacolare!!! Dove sono gli effetti speciali? La musica? Il balletto? Dov'è l'amore per l'arte, per la cultura? Cazzo, si diceva che pure Bocelli avrebbe contribuito nelle musiche, e vedo ora che apparirà solo nei titoli di coda!"

"Vedi caro mio, io so che è tutto sbagliato, avremmo potuto fare di più e probabilmente spendendo di meno...ma sai: al giorno d'oggi quel che conta è l'apparenza. E noi con quella siamo bravissimi! I contenuti seri e maturi non piacciono a nessuno, figurati"

"...io mi dimetto!"

"ok, prima di uscire però passami la sceneggiatura di Star Wars XXX : L'impero Galattico contro Iron Man, devo migliorare un po' quella parte in cui Yoda scopre di essere parente di Winnie The Pooh."

sipario.

Voto: Una valle di lacrime

giovedì 25 ottobre 2018

A star is born



Titolo originale: A Star Is Born
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Bradley Cooper
Cast: Bradley Cooper, Lady Gaga, Sam Elliott, Dave Chapelle
Genere: Drammatico, sentimentale, musical

Buongiorno a tutti miei cari lettori.

Vorrei condividere con voi tutte le mie impressioni sulla prima fatica da regista (oltre che attore e co-sceneggiatore) di Bredley Cooper. Stiamo parlando di A Star Is Born, il terzo rifacimento dell'omonimo film del 1937 di Wellman, seguto da quello del 1954 (con la Garland) e da un'ulteriore versione del 1976 con Barbara Streistand.

Jackson Maine è una rock star all'apice della sua carriera; il pubblico lo ama, il tutto esaurito è uno status quo delle sue tappe e non potrebbe essere più felice per la sua vita. 

Il punto è che lui non lo è per niente: egli affoga le sue paure e i suoi tanti traumi infantili nell'alcol e in forti medicine, e mentre realizza che i troppi concerti e la malattia all'udito che ha da quando è bambino lo stanno portando alla sordità completa, ecco che in un bar da quattro soldi conosce la bellissima Ally, intenta a cantare la famosa canzone La Vie en Rose.
Folgorato da questa meravigliosa voce e dal carisma di lei, Jackson pensa di aver trovato un talento puro e un'anima gentile nella sua vita tormentata.

Ogni pellicola è figlia del suo tempo e conseguentemente questa sotto molti aspetti si allontana da quella originale del 1937; in dettaglio, abbiamo fra le mani un melò moderno, che intreccia il melodramma con sprazzi di commedia sentimentale avvolti in un musical. Diciamo quindi che lo stile originale è frutto sicuramente di un buon lavoro di testa del regista, che ha imbrigliato dei generi diciamo "standard" e li ha ben mescolati tra loro. Apprezzabili le scene musicali dei concerti, in cui ho notato un gusto delle luci simili alle pellicole degli anni '80.

Esattamente, sto parlando delle luci al neon rosse, quelle non ce le toglieremo mai



Jackson mi piace definirlo come un "poeta decadentista moderno", il quale possiede una luce nel suo animo che lo porta a scrivere canzoni, un fuoriclasse del blues che può essere etichettato come genio & sregolatezza; dall'altra parte invece troviamo Ally, un talento vero e proprio, quella persona che ha una grande capacità di osservare la realtà ed estrapolarne il senso che viene commutato in canzoni.

Da questi due nasce una bellissima storia d'amore, fatta di buio e luce, passione e fragilità umana.

Bradley Cooper, se da una parte si conferma un bravissimo attore, stupisce per le sue performance musicali sul palco (tutte le canzoni sono state registrate senza un post produzione) e per la saggezza nel riconoscere chi è migliore di lui quando si tratta di cantare; non c'è da stupirsi infatti che Lady Gaga nelle scene dei concerti si muova con naturalezza e si trovi a suo agio rispetto nella pura parte recitativa in cui appaiono alcuni limiti.



Ci sono fior fior di attori/registi che, presi da manie di protagonismo (a volte giustificate a volte meno) sono sempre al centro del film, qui invece no: ognuno rispetta gli spazi dell'altro, consci dei propri ruoli; e se nella realtà ci sono regole non scritte che permettono la produzione del film, la storia narrata usa le regole dell'amore.

A star is born parla della nascita di un amore; un amore sbocciato per caso, in una situazione difficile e molto particolare, data la natura dei due personaggi; e se in vari punti della storia, grazie anche alle grandi prove recitative del cast, sembra che tutto sia in bilico, ai due personaggi basta solo guardarsi negli occhi per capire che insieme possono farcela.




Forse è per questo che la storia, seppur con un plot narrativo non del tutto originale, è riuscita a riscuotere così tanto successo: caratterizzare i personaggi in modo fine, "essere standard andando fuori dagli schemi" portando quindi a una maggior capacità del pubblico a immedersi nella storia sono tutti elementi genuini che rendono questo film emotivamente forte e trascinatore.

Consiglio vivamente la visione, una pellicola che secondo me intraprenderà la strada per gli Oscar, Cooper e musica potrebbero addirittura vincere.

Voto:9

giovedì 12 aprile 2018

Consigli per il Cinema - I segreti di Wind River



Titolo originale: Wind River
Paese: USA, Regno Unito, Canada
Anno: 2017
Regia: Taylor Sheridan
Cast: Jeremy Renner, Elizabeth Olsen, Graham Greene
Genere: Thriller, Drammatico.

A volte serve una scossa, si dice.

A volte serve che l'Universo ti mandi un messaggio, ti avvisi che è il momento di fare qualcosa per cambiare la tua vita.

Secondo la teoria buddista, siamo sempre un tutt'uno con l'Universo ed esso ogni giorno ci manda dei messaggi e sta a noi riconoscerli: in base alla nostra esperienza possiamo trarne beneficio e migliorare la nostra esistenza oppure ignorare il tutto e fare come ci pare.

Al di là di ogni facile battuta, in cui potrei dire che ormai io so che bastano due gocce d'acqua ed ecco che raggiungere Milano diventa un'impresa più ardua di Messner nello scalare il K2 e quindi meglio starsene a casa anzichè svegliarsi e attendere un treno chiamato Godot (grazie trenord!) dicevo, penso che mi sia servita una sberla emotiva bella forte per mettermi qui a scrivere. Ed ecco che ieri sera è giunta, potentemente. No, vi ricordo che non sono Juventino.

Quanti film avrò visto da quasi un anno a questa parte? 20? 30? boh.

Eppure, nonostante alcuni fossero veramente molto belli e con un messaggio forte, non mi han fatto tirar fuori quella grinta necessaria per buttar giù una recensione che viene dal cuore.

Ormai immagino che i pochi lettori di questo blog abbiano visto come sia il mio modus operandi nello scrivere: istinto, emozioni, passioni sono caratteristiche fondamentali per me quando mi siedo a scrivere. Un film mi deve trasmettere questo.

Sennò cosa scrivo a fare? Dire che un film è bello/brutto penso sia capace anche mia nipote di quasi due anni. Ma cercare di trasmettere qualcosa, amici miei, quello è il mio obiettivo.

E finalmente, ho ritrovato un po' la strada grazie a "I Segreti di Wind River" diretto da Taylor Sheridan.

Quest'uomo debutta alla regia dopo essere stato molto più distante dalla cinepresa scrivendo sceneggiature di tanti film di successo, come ad esempio Sicario (del velocissimo Villeneuve, tanto amato dal mio collaboratore)  e Hell or high water (no, non parlo di questa).

La particolarità di tutti questi film è che le storie ruotano intorno alle vite di frontiera americane: in dettaglio i sopracitati sono entrambi ambientati nel confine fra USA - Messico, mentre quello che andremo a trattare è ambientato nel Wyoming, in una riserva indiana.

Il protagonista è Jeremy "Occhio di Falco" Renner che interpreta un silenzioso guardiacaccia (Cory Lambert) della riserva indiana Wind River che un giorno scopre il corpo senza vita di una ragazzina pellerossa, figlia scomparsa di un suo caro amico.

Giungerà quindi un'agente federale per indagare su quello che sembra in tutto e per tutto un omicidio ma che allo stesso tempo non può essere catalogato come tale per via del fatto che la povera ragazza sia deceduta per cause naturali, ovvero per emorragia polmonare causata dal freddo; per fare ciò quindi chiederà aiuto a Cory e alla polizia locale, sotto gli ordini del mite commissario Ben.



Secondo il mio punto di vista questo è un film dai grandi toni di denuncia per come le generazioni dei nativi americani vengano trattate nelle riserve: zero servizi e totale assenza di aiuti da parte di uno stato che si è totalmente dimenticato di loro nonostante l'enorme debito verso la loro cultura e storia.

Nonostante il messaggio inequivocabile, il regista è abile a non prendere troppo la strada della denuncia per rimanere sui binari del genere thriller per cui questo film è nato, molte scene cariche di suspence e di pathos vengono intervallate con altre più adrenaliniche e violente; inoltre purtroppo non mancano momenti di grande tristezza e commozione (sopratutto quello finale, veramente da brividi), a dimostrazione della grande prova recitativa di tutti gli attori, dalla dolce Kelsey Chow a Gil Birmingham.

Dialoghi e scene molto struggenti


Altro elemento di grande risalto è la natura incontaminata del Wyoming, meravigliosa quanto aspra e forte. Davanti a questo immenso spettacolo si riesce a evincere tutta la fragilità dell'uomo davanti alla grandezza di valli, montagne ed è quindi un ulteriore strumento di supporto che il regista usa per la denuncia che ho descritto prima.

Le montagne del Wyoming vengono riprese senza uso di cgi, mantenendo un grande realismo


Freddo, violento, aspro e pungente: I segreti di Wind River è un film che colpisce lo spettatore sotto molto aspetti, facendo breccia nel cuore di chi è disposto ad ascoltare la voce di un popolo, quello pellerossa, che, ogni giorno, deve combattere contro la potenza della natura, contro la violenza del razzismo, contro la memoria di chi lo ha dimenticato.

Voto: 8.5

lunedì 22 maggio 2017

Alien - Covenant




Titolo originale: Alien - Covenant
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ridley Scott
Cast: Michael Fassbender, Katherine Waterson, Billy Crudup, Danny McBride
Genere: Fantascienza, horror


Eccomi qui; per fortuna dopo un lasso di tempo inferiore fra l'uscita di quell'enorme cagata di Prometheus e questo Alien, torno a casa, sul mio caro blog.


Non starò qui a dirvi sul perchè io abbia snobbato per così tanto tempo questo piccolo pianeta nella galassia di Internet dato che si tratta di argomentare motivi troppo personali e dunque dubito che a voi possa fregare qualcosa.


Ad ogni modo, sul blog abbiamo parlato tanto di questa saga cinematografica di terrificanti mostriciattoli (Qui potete anche gustarvi una loro descrizione) e mi è sembrato giusto cogliere la palla al balzo e riprendere a scrivere proprio con questo film.


Alien - Covenant... Cosa posso dire?

Facciamo che quasi quasi oggi mi limito a una normalissima recensione, e, chissà, la prossima volta potrei fare un bel riassunto di questo universo cinematografico buio e cupo come uno Xenomorfo!

Ci siamo lasciati con Prometheus; la compagnia di goffi ricercatori è stata allegramente brutammazzata e gli unici superstiti, la dottoressa Shaw e l'androide cazzoide David, trovata un'astronave degli ingegneri ancora in funzione, decidono di impostare la rotta verso il pianeta di quest'ultimi con lo scopo di farci due chiacchiere e una partita a tressette col morto.


Covenant è invece un' astronave spaziale in missione di colonizzazione: essa trasporta (oltre l'equipaggio) ben 2000 embrioni umani in fresco pronti per popolare il pianeta Origae-6. Tempo stimato per raggiungere il pianeta: 7 anni. L'unico personaggio che si occupa della nave è Walter 8, ovviamente si tratta dell' ennesimo androide tuttofare mentre l'equipaggio umano se la dorme in sonno criogenico.


Per colpa di una tempesta di neutrini però i protagonisti vengono svegliati improvvisamente e la nave subisce alcuni danni: mentre stanno rattoppando il tutto, ecco che captano un segnale radio proveniente da un pianeta vicino.


Appurato che non si tratta di Radio Maria, i wannabe coloni decidono di cambiare la loro rotta perchè pare che quel pianeta sia abitale (ebbene sì, bastano due tocchi su un notepad e si capisce che un pianeta è abitabile. Ho buttato via i miei migliori anni per una facoltà che sarà sostituita da un'app di Android..) e lì scopriranno...come dire...robe.



Reazione di un fan della serie durante i primi 30 minuti


Signori, secondo me, Ridley Scott non è arrivato neanche alla frutta: ha spazzolato tutto quello che poteva spazzolare, è arrivato alla frutta e non vuole pagare conto e levarsi dai leghisti.

Sappiamo tutti che Prometheus è stato un flop colossale, è stato odiato anche dagli amanti più sfegatati di Alien e in cuor nostro sapevamo che fare un sequel peggiore del primo sarebbe stata un'impresa ancora più ardua del cercarmi una ragazza che quantomeno accetti la mia esistenza.


C'è da dire che quello scempio fatto a pellicola era nato dalla lodevoli intenzione di cambiare rotta rispetto all'intero franchise dei cattivi xenomorfi: prima infatti queste bestie erano i cattivi, gli umani morivano e i pochi sopravvissuti finivano felici e contenti, mentre l'ultima fatica di Scott doveva avere un'impronta più filosofica, rispondere a quesiti anche di un certo spessore (chi ci ha creati? da dove veniamo?perchè mi ostino a spendere soldi per questi film quando potrei evolverli in beneficenza?) e legare la storia umana con questo universo.


Ma sappiamo bene che il risultato fu deludente, quindi partire da delle basi già poco solide era scontato: e allora cosa ha pensato bene di fare il nostro regista?

Di ritornare lesto sui suoi passi, di fare un altro cambio di direzione e unire lo stile di Prometheus con quello di Alien del 1979 giusto per cercare di strizzare l'occhio ai vecchi fan e salvare il salvabile. E funziona?

Beh, fate voi... immaginatevi un tizio del 1979 e una ragazzina del 2000 che escono insieme e chiedetevi che fine può fare il genere umano.


(Che poi ci sono davvero delle coppie con gap d'età di parecchi lustri, ma stiamo andando a toccare argomenti che non sono di mia competenza..)

Ad ogni modo, questo Alien Covenant cosa può dare di più rispetto a quello classico?

Nulla, o quasi nulla: perchè certi quesiti hanno ottenuto delle risposte, è vero, ma onestamente mi sembravano delle forzature così goffe che paradossalmente non mi hanno neanche fatto incazzare più di tanto. D'altro canto stiamo paragonando Alien con un sequel di Prometheus, che è circa come paragonare una melodia di Beethoven con i Jonas Brothers.



Se pensi immediatamente a Ripley, un motivo c'è.

Esteticamente è fighissimo, come ogni altro film di Scott e ho apprezzato alcune scene che hanno richiamato i classici della fantascienza; però con un budget così nel 2017 sai la novità...E non possono bastare l'estetica e gli effetti speciali quando si tratta di Alien.




I personaggi non hanno un briciolo di spessore, sono solo elementi come altri messi lì direttamente per crepare: zero basi, zero empatia e che spesso prendono decisioni al limite del ridicolo nonostante siano tutti mega dottori, ricercatori e persone studiate. Evidentemente per fare i colloqui di assunzione personale per viaggi nello spazio si usa un criterio non del tutto efficiente:



Quindi per bere un bicchiere d'acqua farebbe esplodere la diga vicino casa ? Lei è l'uomo che fa per noi!


Una delle scene che onestamente volevo gustarmi (la scena di sesso trheesome con xenomorfo bellamente spoilerata nel trailer), è stata costruita così male ed è piena di intoppi logici che veramente mi sono chiesto come sia possibile rovinare uno dei cliché più gettonati nelle pellicole del cinema horror: è risaputo che chi tromba in questo genere di film muoia malissimo (Follows, Lo Squalo, American Spycho giusto per dirne alcuni) e quindi mi domando: "Come è possibile che accada una cosa del genere dopo così tanti spunti da poter utilizzare?".


Xenomorfo curioso!


Dubito fortemente che andrò a vedere altri film (esatto, ci saranno altri film, a meno di insuccessi al botteghino che mi auguro in ogni caso) perchè onestamente mi sono stufato di essere preso in giro da un regista che avrebbe dovuto ritirarsi dopo Thelma & Louise anzichè sfornare semi cazzate o cazzate intere.

Ci sono, guarda un po',  tanti altri quesiti che sono rimasti senza risposta in questo film, ma, come la vita spesso mi ha insegnato, certe volte è meglio che alcune domande non abbiano risposte, perchè esse potrebbero farti incazzare ancora di più dell'ignoto. (Come alla storie delle coppie con gap di età di parecchi lustri) 

Voto: 4

sabato 5 novembre 2016

Consigli Per Il Cinema - Doctor Strange



Titolo originale: Doctor Strange
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Scott Derrickson
Cast: Benedict Cumberbatch, Chiwetel Ejiofor, Tilda Swinton
Genere: fantastico, azione fumettosa, robe esoteriche



Qualche giorno fa io e Ste abbiamo visto insieme Dr Strange e, di conseguenza, abbiamo deciso di fare una sorta di MEGARECENSIONE (tutto maiuscolo) in cui abbiamo infilato la maggior parte delle nostre sensazioni.

Dunque ora passo la parola a lui e alla fine vedrete le mie conclusioni! 

...cambiamento di carattere in corso...

<< Cari internauti, rieccomi all’opera! Giusto pochi giorni fa sono andato con quel mattacchione del Luro a vedere un film che attendevo con una certa trepidazione (soprattutto per la presenza di un certo Benedict Cumberbatch), ossia “Doctor Strange”, ultima fatica dei Marvel Studios e ora vi espongo alcune considerazioni riguardo alla pellicola, maturate in parte in sala o chiacchierando con Luro e in parte lasciando qualche giorno di tempo per rielaborare e organizzare le idee.

Quest’ultima operazione Marvel, come già fatto altre volte (“Ant-Man” o “Guardiani della Galassia”), prende un personaggio "poco noto" al grande pubblico (o per meglio dire ai non addetti ai lavori) per renderlo iconico e farlo appunto conoscere anche ai non-lettori dei fumetti della “Casa delle idee”. A dirigere il tutto Scott Derrickson, giovane regista con alle spalle almeno due ottimi film horror abbastanza autoriali. Come sarà andata?



Secondo noi molto bene. Questo film risulta una sorta di punto di svolta per l’Expanded Universe Marvel  introducendo la magia e il misticismo all’interno di un contesto generalmente più "supereroistico" o fantascientifico. E lo fa con una gran classe: a livello di messa in scena e regia ci troviamo di fronte a un’opera eccellente, gli effetti visivi sono di grande impatto (bellissimi gli effetti delle proiezioni astrali) e le scene d’azione all'insegna del dinamismo pur restando chiare e intellegibili.
Per una volta tanto anche il 3D risulta davvero notevole e fa guadagnare molto all’esperienza visiva di noi spettatori, esperienza che, a più riprese, cerca di richiamare la controcultura figlia dei 70s, il periodo hippie e la psichedelica da trip di LSD (oltre che a citare tanto buon cinema recente (“Inception”) o le architetture impossibili di Escher). Risulta, perciò, in questa accezione, molto fedele al fumetto originale e risulta abbastanza fedele anche a livello di storia e narrazione delle origini del personaggio.

Questa è la psichedelica che solo Steve Ditko (vero creatore di Doctor Strange con buona pace del caro Stan Lee che non lo ammetterà mai) sapeva infondere sulle pagine di Strange Tales negli anni ’70.

I personaggi sono praticamente gli stessi che comparivano sulle pagine di Strange Tales con giusto qualche cambiamento: lo Steven Strange di  Cumberbatch risulta perfettamente “in parte”, un uomo arrogante ed egocentrico,  geniale e molto competente nel suo lavoro (in questo ricorda anche il Tony Stark di Robert Downey Jr.) che, però, lentamente cambierà divenendo un eroe atipico mantenendo alcuni aspetti del suo carattere originale; Tilda Swinton porta, invece, sullo schermo un ”Antico” diverso dalla controparte fumettistica, nei fumetti è un vecchio saggio tibetano mentre nella trasposizione su cellulosa diventa una donna di origine caucasica ma, a parte questo, anche qui la caratterizzazione del personaggio viene rispettata e la buona prova dell’attrice riesce anche a regalarci un momento particolarmente toccante a circa 2/3 del film. Anche Mordo (interpretato dall’attore candidato agli Oscar Chiwetel Ejiofor in 12 Anni Schiavo) subisce la stessa sorta di “cambiamento etnico” passando dal tipico personaggio orientale dei fumetti a, appunto, un personaggio afroamericano.">>

E ci mettiamo una donna come capo e il nero come spalla... successo assicurato!

E qui subentra il Luro nelle considerazioni finali: nonostante questi cambiamenti, secondo me anche inevitabili quando si traduce su grande schermo un’opera fumettistica, l’essenza e il carattere di ognuno di questi personaggi viene decisamente ben trasposto con grande fedeltà ed, inoltre, non essendo nessuno di questi personaggi particolarmente conosciuto al grande pubblico, questi piccoli cambiamenti vanno decisamente bene.

Concordando comunque con il mio braccio destro è unitile nascondere anche quei pochi difetti che, volenti o nolenti, sono sempre più frequenti in pellicole del genere. 
Anche se non sono molto studiato a riguardo, io ho sempre visto questo personaggio come una cazzutissima semidivinità (chissà se vale come eresia questa frase) capace di fare meraviglie che difficilmente qualunque altro eroe Marvel sia in grado di eguagliare: eppure proprio in alcune scene di combattimento sono state introdotte con troppa foga le odiatissime scene di humor slapstick che magari trovi spassose nei sopracitati AntMan o I Guardiani Della Galassia (generi agli antipodi per questo film) ma che qui non c'entrano un'infinocchiatissima.

E ok, le avrò trovate divertenti, ma credo che il mio sia stato quel tipo di divertimento che mostro quando la parente semisconosciuta di infinitesimo grado a Natale mi regala un maglione antisesso e sono costretto (perchè di costrizione di tratta) a ridere, essere felice e ringraziare. E questo, come al solito, è un peccato.


Inoltre, come mi è stato fatto notare, il villan interpretato da Mads Mikkelsen, è piuttosto scialbo, piatto e senza forti motivazioni, funzionale alla narrazione e non sovrasta più di tanto il “cammino dell’eroe” ed ha, come unico aspetto positivo, una caratterizzazione estetica davvero ben riuscita

Anche se mi ricorda un po' Mexes con qualche lampada in meno e con quel tocco di eyeliner in più.

Il film piace? Sì.  Introduce un frammento nell'immenso mosaico di casa Marvel? Sì. Porta qualche novità rispetto alla solita manfrina dell'eroe che nasce cresce e fa cose fighe? No.

Graficamento bello, con una prova recitativa brillantemente superata dai più e con un personaggio sicuramente diverso dal solito, in questa pellicola ci sono gli ingredienti per trascorrere una piacevole serata con gli amici, senza lesinare negli Easter Eggs.

Voto: 7.5