Kingpin
Il mio primo film era così brutto che in sette Stati Americani aveva sostituito la pena di morte (Woody Allen)
lunedì 27 maggio 2013
Il Fermo Immagine Della Settimana
martedì 21 maggio 2013
Fuori orario
Titolo originale: After Hours
Paese: USA
Anno: 1985
Regia: Martin Scorsese
Cast: Griffin Dunne, Rosanna Arquette
Genere: commedia nera, thriller
Quando senti pronunciare il nome di Martin Scorsese ti vengono subito in mente i suoi film, pensi a un taxista impazzito, un pugile iper-violento, gangsters incalliti e mafiosi senza pietà. Di certo, la prima cosa che viene in mente non è un tranquillo programmatore di computer, eppure è il protagonista di uno dei film, a mio parere, più interessanti del regista italo-americano.
Nel vedere questo piccolo gioiello del 1985 si rimane stupiti nel sapere che il regista è Scorsese, proprio perché lo stile è completamente diverso dai suoi altri film. Innanzitutto, è difficile trovare nelle altre opere del regista quello humor che caratterizza questo film. In secondo luogo, c’è un diverso modo di affrontare quella città tanto amata e descritta nelle altre pellicole.
Infatti, dopo aver esplorato la città di New York in film come Mean streets, Taxi driver e Toro scatenato, Martin Scorsese trasforma la famosa metropoli in un inquietante giungla capace di scatenare le paure più profonde del protagonista.
| Se fosse stato girato a Napoli, avrebbero risparmiato i soldi dell'ambientazione |
Paul Hackett è un programmatore di computer che lavora in una società informatica di New York. La sua vita è dominata dalla monotonia e si percepisce sin dalle prime scene il suo desiderio di dare una svolta, quasi come se il suo ufficio fosse una sorta di prigione.
Una sera, dopo il lavoro, Paul si reca in un ristorante dove conosce una donna misteriosa. Tra i due nasce subito un intesa e, prima di andarsene, la donna lascia a Paul il numero di telefono della sua amica Kiki da cui si sta recando, in modo da poterla richiamare.
Una volta tornato a casa, Paul richiama la ragazza e lei lo invita nell’appartamento della sua amica nel quartiere di Soho. Paul decide di cogliere l’occasione e accetta l’invito, spinto dalla voglia di approfondire la conoscenza della ragazza e dalla necessità di evadere (almeno per una notte) dal grigiore della sua vita. Il nostro protagonista quindi, accetta di correre li rischio; senza curarsi del fatto che Soho è un quartiere notoriamente pericoloso e poco affidabile.
Fino a qui tutto fila liscio, ma il pericolo è dietro l’angolo...
| "Oddio Gonzo! Non dire così! Ho già la pelle d'oca!" |
Una volta arrivato a Soho, Paul si ritrova coinvolto in un una lunga serie di imprevisti e disavventure, accerchiato da personaggi bizzarri in un quartiere dove sembra non esserci nessuna via di scampo. Paul diventa quindi una vittima in una città che lo opprime, dove anche un tranquillo luogo di ristoro come un piccolo bar o un appartamento diventano in realtà delle trappole mortali.
Grande talento nel saper scegliere le giuste canzoni da abbinare alle scene (ma dato il nome del regista avevo pochi dubbi).
Con mia grande sorpresa, il ritmo riesce a rimanere costantemente alto, nonostante le ambientazioni siano limitate, in quanto la storia si svolge nel corso di un'unica notte nel malfamato quartiere di Soho, noto quartiere degli artisti della Grande Mela.
| Artisti di un certo "calibro"... |
Il film è ricco di imprevisti, la storia è imprevedibile, piena di sviluppi, di sotto-trame, riesce a non essere mai banale o scontata; anzi tiene lo spettatore incollato allo schermo fino alla fine, alimentando la voglia di scoprire cosa succede al nostro sfortunato protagonista.
La trama può sembrare intricata e complessa ma si riesce a seguire senza problemi, il regista riesce a rendere scorrevole una storia che altrimenti rischierebbe di portare lo spettatore alla confusione o alla noia.
La caratteristica principale della pellicola è che nulla all’ interno della storia è casuale, ogni cosa ha un suo perché, ogni fatto, ogni avvenimento ha un suo scopo nello svolgimento della storia, ogni personaggio incontrato dal protagonista esercita una sua influenza nello sviluppo della vicenda.
| Lo so che può sembrare strano, ma anche questa comparsa ha un suo perché! |
Un film che riesce a fondere commedia nera, road movie, dramma, giallo e thriller in un ora e mezza in un perfetto equilibrio tra i generi.
Il film può essere definito come un incubo metropolitano pieno di personaggi surreali e situazioni al limite dell’assurdo; in una città dove, una volta calata la notte, le regole che governano il nostro mondo vengono sovvertite. L’apparente perfezione che caratterizza la New York di giorno si contrappone alla città notturna lurida e claustrofobica.
Eppure è un avventura che, nonostante sia inquietante, mi ha affascinato. Forse perché è facile immedesimarsi nei panni di un uomo comune come Paul Hackett. In fondo, a tutti può capitare di fare un incontro imprevisto, di trovarsi in situazioni sgradevoli dove sembra non esserci una via d’uscita.
O forse, ad esercitare un certo fascino, è l’idea di poter evadere dalla nostra quotidianità in cerca di un avventura che dia una scossa alle nostre vite.
Voto: 8 ½
lunedì 20 maggio 2013
Il Fermo Immagine Della Settimana
giovedì 16 maggio 2013
Amarcord
Titolo originale: Amarcord
Paese: Italia
Anno: 1973
Regia: Federico Fellini
Cast: Bruno Zanin, Pupella Maggio, Armando Brancia, Magali Noel
Genere: commedia nostalgica
E finalmente il Gonzo ritorna! Dopo un lungo periodo di
assenza dal blog sono tornato con una nuova recensione, questa volta con quello
che può essere definito un classico
italiano. Sto parlando del mitico Amarcord di Federico Fellini.
Ho uno splendido ricordo di questo film, non a caso si
tratta di un film sul ricordo e sulla nostalgia (il titolo del film, in dialetto
romagnolo, significa mi ricordo). Si tratta di un vero e proprio tuffo nel passato del regista. Proprio perché, come ha detto il buon Luro: "se ritorni sui tuoi passi e riscopri le tue origini, avrai gli ingredienti per trovare il successo".
La vicenda narra la vita nel quartiere di San Giuliano a
Rimini, intorno agli anni ’30, e dei suoi particolari abitanti. Il film può
essere diviso in vari capitoli dove vengono trattati vari personaggi e dove
vengono esposte le loro storie.
Viene particolarmente messa in risalto la storia di Titta e
della sua famiglia: il padre, la madre, il nonno, il fratello e gli zii. Il
film ripercorre l’adolescenza del protagonista fino alla maturità, in un
percorso di formazione costellato da varie tematiche: la famiglia, la
religione, la scoperta del sesso e la morte.
Ha anche un valore “storico” in quanto raffigura tradizioni
e usanze che rimangono solo nei ricordi di chi le ha vissute. Inoltre, il film
è ambientato durante il periodo del fascismo, che viene volutamente deriso dal
regista con sequenze ironiche, ma mostra anche il lato più tragico di tale
ideologia.
Film ricco di personaggi originali e stravaganti: la
famiglia di Titta, i suoi amici, i professori della scuola, la Gradisca (la bellona del paese), la
Volpina (quella che la da a tutti), lo zio matto (interpretato da Ciccio
Ingrassia)… Finisci per affezionarti a tutti, nonostante la loro assurdità
(o forse proprio grazie a questa caratteristica). Chi non ha mai avuto un nonno
come quello di Titta? E le litigate in famiglia? Le prime cotte?
Sono tutti personaggi con cui chiunque si può rapportare, proprio perché Fellini riesce a riportare sullo schermo i gesti, i dialoghi e i rapporti che si vedono nel tipico paese di provincia. Chiunque abbia mai vissuto in un contesto simile ha avuto modo di incontrare certe figure.
Ad alimentare il clima nostalgico concorre anche la colonna sonora, composta da Nino Rota, con musiche leggere e spensierate che accompagnano lo spettatore.
| Quanti di voi, dopo l'ennesima delusione amorosa, non hanno ripiegato su una tabaccaia obesa? |
Sono tutti personaggi con cui chiunque si può rapportare, proprio perché Fellini riesce a riportare sullo schermo i gesti, i dialoghi e i rapporti che si vedono nel tipico paese di provincia. Chiunque abbia mai vissuto in un contesto simile ha avuto modo di incontrare certe figure.
Ad alimentare il clima nostalgico concorre anche la colonna sonora, composta da Nino Rota, con musiche leggere e spensierate che accompagnano lo spettatore.
La pellicola è ricca di scene memorabili, la sequenza della
scuola, la confessione di Titta con Don Balosa, i siparietti con la famiglia,
la danza al Grand Hotel…
Molte di queste sequenze sono caratterizzate da un atmosfera
“da sogno”, fantasiosa, visionaria; in cui si annulla il confine tra ciò che è
reale e ciò che è frutto della fantasia.
Questo si vede soprattutto quando alcuni personaggi, nel corso
della storia, prendono parola guardando fissi la telecamera; così facendo
infrangono il muro che divide il cinema dalla realtà, coinvolgendo direttamente
lo spettatore.
Inoltre, da ricordare sono tutte quelle sequenze dove le
fantasie dei personaggi prendono vita, come nella sequenza della manifestazione
fascista, dove il povero “Ciccio” immagina il suo matrimonio con Aldina
celebrato dal duce. Oppure, nella sequenza della Mille Miglia, quando Titta
sogna ad occhi aperti di essere un famoso automobilista e di ottenere
finalmente l’amore della Gradisca.
Tutti elementi sicuramente innovativi per il cinema italiano
di quel periodo e caratteristici dello stile del grande Fellini.
Senza dubbio siamo di fronte ad un capolavoro del cinema; a
tratti comico, a tratti commovente, dominato da un atmosfera magica, sognante e
folle. Fellini, con questo film, riesce a farci innamorare di un paesino che forse non è mai esistito ma che, nonostante questo, ci sembra vero come pochi altri.
Un tipo di cinema che in questo momento in Italia manca terribilmente.
Un tipo di cinema che in questo momento in Italia manca terribilmente.
| Ecco come reagiva Il Maestro quando gli attori dei suoi film sbagliavano una battuta. |
N.B.: Il film ha vinto il premio Oscar nel 1975 come "miglior film straniero".
mercoledì 15 maggio 2013
Consigli per il Cinema: La Casa
Titolo originale: Evil Dead
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Fede Alvarez
Cast: Jane Levy, Shiloh Fernandez, Lou Pucci, Jessica Lucas, Elizabeth Blackmore
Genere: Horror Raiminiano
Finalmente, dopo un lungo periodo di astinenza, il vostro Luro ritorna a recensire e a consigliare film.
Non è un caso che la pellicola di oggi sia proprio questa; La Casa, remake dell'omonimo film del 1981 diretto da Sam Raimi.
Noi del blog ci avevamo visto lungo, avendovi rinfrescato la memoria recentemente, visto che il Gonzo ha fatto le recensioni della trilogia di Raimi sul blog (Qui per chi volesse dare un'occhiata).
Beh che dire... Prima di iniziare a parlare di questo film, vorrei esprimere due parole sul genere, specificato come "raiminiano"; secondo me è chiaro che, quando nel lontano 1981 Sam sbancò il lunario con il suo primo film, ci sia stata una svolta nel mondo del cinema horror.
Per tutti coloro a digiuno di storia, vi sparo velocemente due fatti: il pivòt del genere, negli anni Ottanta diventò oggetto di azioni legali volte a impedirne la distribuzione; ciò contribuì a farne un caso celebre nell'ambito dei film di paura, consolidando la distribuzione di Raimi di regista provocatorio.
Le tecniche usate? Uno spregiudicato uso del sangue, della violenza, con scene "jump scare" e conseguente abbassamento di toni con una velocissima scena divertente.
Certo, non è stata una rivoluzione: anni prima altri registri avevano tentato di creare qualcosa di nuovo; ma tutti noi sappiamo che un cambiamento nasce dal tempo e dalle varie prove; basti vedere, ad esempio negli Settanta con "Le Colline hanno gli occhi" di Craven, oppure "Non aprite quella porta". Quella però era una violenza, per così dire, mirata a far riflettere lo spettatore, sottolineando come essa sia esistente nella vita reale (in quegli anni, per esempio, si stava evolvendo la guerra del Viet Nam).
Raimi diciamo, ha incarnato quella mentalità nei suoi film, dato il via a un genere nuovo, che a quel tempo (30 anni fa) era totalmente impensabile e addirittura osceno, mentre oggi è la base per (haimè) filmacci con tanto sangue e teenager spaventati.
| Giusto un esempio eh... |
Ma veniamo al film che tanto state attendendo; il remake che ho visto ieri.
Mi piace riassumere tutto con una frase: "se ritorni sui tuoi passi e riscopri le tue origini, avrai gli ingredienti per trovare il successo"***.
***Inutile che googolate, questa frase l'ho scritta io.
Queste parole che possono essere uscite dal Maestro Miyagi di Karate Kid sono il frutto del mio ragionamento post visione, nato e cresciuto questa notte quando cercavo di prendere sonno mentre ero ancora procinto a non cagarmi addosso.
Sì, sapete bene che sono un fifone di prima categoria, ma su una cosa sono abbastanza sicuro: La Casa ha tutti gli ingredienti per dare un grande e affettuoso "omaggio sanguinolento" al primo film.
La trama è molto simile, anche se ci sono delle differenze sulle biografie dei protagonisti, su come viene risvegliato il male e altre cose che non vi voglio spoilerare!
Il sangue scorre a fiumi e le scene da farti saltare sulla sedie ce ne sono a iosa; i "mostri" o ragazzi indemoniati sono fatti veramente bene, creando una tensione a mio modo di vedere, assai micidiale.
| Ciao, sono Manuela e probabilmente mi hai già visto nei tuoi incubi primordiali |
Forse il bello di questo film è stato prendere la "formula di Raimi" con ambientazioni, colpi di scena da vecchia scuola e un pizzico di comicità nella tempistica giusta utilizzando le attrezzature moderne e un budget di tutto rispetto (ricordiamo che Raimi per La Casa, aveva 350.000$ e il successo fu epico).
Se devo cercare un aspetto negativo, punterei i riflettori su colui che dovrebbe sostituire il mitico Bruce Campbell; infatti se nell'originale avevamo un personaggio come Ash (un "eroe per caso" come lo ha definito Gonzo nelle sue recensioni) che dal nulla diventa uno sterminatore mostri, qui abbiamo David, un senza palle che prende decisioni del cazzo, in un momento del cazzo, che tutti in sala lo hanno odiato.
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| Non ci sono paragoni |
Quindi: per chi adora e ha adorato La Casa del 1981, sarà piacevolmente sorpreso nel vedere un film omaggio (anche se certi toni non si potranno mai eguagliare ovviamente, come per l'appunto, l'assenza del personaggio carismatico) che cerca di essere fedele per alcuni versi.
Per chi invece è un semplice amante del genere horror, questo film è, per così dire, senza infamia e con un po' di lode.
Voto: se La casa è da 7.5, questo vale 6.5!
lunedì 13 maggio 2013
Il Fermo Immagine Della Settimana
giovedì 9 maggio 2013
Il Fermo Immagine Della Settimana
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