mercoledì 12 giugno 2013

Il cielo sopra Berlino


Titolo originale: Der Himmel uber Berlin
Paese: Germania, Francia
Anno: 1987
Regia: Wim Wenders
Cast: Bruno Ganz, Solveig Dommartin, Otto Sander, Curt Bois, Peter Falk
Genere: drammatico, fantastico


Un film che parla di angeli che osservano la gente in una grande metropoli? So cosa state pensando, dimenticate Nicolas “faccia da pesce lesso” Cage e Meg “piango in ogni inquadratura” Ryan, il film che sto per recensire non è “La città degli angeli”, bensì “Il cielo sopra Berlino”.

Si tratta del tipico caso di capolavoro europeo che gli americani, invece di godersi in tutto il suo splendore, hanno pensato di rifare, facendo venir fuori “il fratello scemo” del film di Wim Wenders. 

Il film che vado a recensire è ambientato a Berlino negli anni Ottanta, in una città segnata dalla guerra fredda. Due angeli chiamati Damiel e Cassiel vagano per la città invisibili agli occhi della popolazione e incapaci di interagire con essa. I due sono sempre stati angeli prima ancora della nascita del genere umano, quindi hanno visto Berlino prima ancora che questa fosse una città.

La loro unica attività è quella di osservare gli abitanti e ascoltare i loro pensieri più profondi. Durante il film incontrano un vasto numero di personaggi, ognuno immerso nei suoi pensieri, con delle aspirazioni e dei problemi da risolvere.

Esempio di "pensiero profondo"

In questo modo, il film riesce a soffermarsi non solo sulla storia dei due angeli, ma porta anche ad una riflessione sulla città di Berlino. Infatti, tramite i pensieri degli abitanti, si ha un affresco di quello che è il passato e il presente della città. Come, ad esempio, quando ascoltiamo i pensieri di un anziano chiamato Omero, che aveva vissuto nella Berlino dell’epoca del Nazismo, attraversando tutta la Seconda Guerra Mondiale.

Un luogo molto importante nel film è il muro di Berlino, la sua presenza è costante in tutta la pellicola ed è il simbolo di una città divisa, che non ha ancora risolto i suoi problemi con il passato.

Un giorno, Damiel arriva in un circo dove vede una trapezista chiamata Marion e se ne innamora. Da quel momento, il desiderio dell’angelo di poter vivere come un essere umano diventa sempre più forte. Ad aiutarlo a compiere questo passo decisivo, vi è un personaggio fondamentale …

"Sì, esatto, sono io il personaggio fondamentale, ma non aggiungo altro, dovete arrivarci da soli!..."

La fotografia è semplicemente splendida e riesce a farti immedesimare nella vicenda. Infatti, siamo subito partecipi in quanto, come gli angeli, anche noi osserviamo e ascoltiamo i pensieri più intimi della gente, quasi in prima persona.

Ad aiutare in questo senso, sono anche i dialoghi che mettono in scena tutte le domande, i pensieri, le paure e le aspirazioni dell’uomo. Un film fatto di tante piccole storie che prendono vita sotto il cielo di Berlino.

il film è un vero e proprio elogio della “vita terrena” in tutta la sua complessità e nelle sue piccole cose, di cui molte volte neanche noi ci accorgiamo.

Interessante anche la contrapposizione che si viene a creare tra i due angeli, uno attratto dalla vita umana e l’altro più legato ad una dimensione “angelica”.

Infatti, Damiel decide di vivere la vita pienamente da umano, rischiando e accettando le sue inevitabili difficoltà piuttosto che stare in disparte. D’altronde, quante volte anche noi, come gli angeli, stiamo a guardare la vita piuttosto che viverla?

Il tutto viene comunicato con un linguaggio altamente simbolico e poetico, quasi come se fosse una favola moderna.

Molto bella l’idea del passaggio dal bianco e nero (che è il modo in cui gli angeli vedono il mondo) ai colori (quando Damiel diventa umano), tale cambiamento simboleggia una rinascita, un nuovo modo di vedere la vita. La scelta del monocromatico è dovuta al fatto che gli angeli possono captare i pensieri più profondi dell’uomo ma non possono sentire tutte le sensazioni che ogni uomo vive quotidianamente, come ad esempio la visione dei colori.

Un film a tratti dolce e malinconico nel ritrarre lo sguardo degli angeli verso gli uomini e allo stesso tempo amaro quando riprende i disagi dell’essere umano.

Da non perdere!


Voto: 10

giovedì 6 giugno 2013

The Gerber Syndrome: Il contagio



Titolo originale: The Gerber Syndrome - Il Contagio
Paese: Italia
Anno: 2011
Regia: Maxi Dejoie
Cast: Valentina Bartolo, Luigi Piluso, Sax Nicosia, 
Genere: horror


Sono particolarmente contento.

Questo film mi ha dato una grande linfa vitale. Il che è un paradosso, visto che si tratta di una pellicola del genere "pandemia causata da un virus che ti rende pazzo e aggressivo".

Sappiamo che questa trama non è nuova; affinché un film del genere abbia dunque successo, TUTTI gli altri elementi che vanno oltre al plot devono essere praticamente perfetti: regia, scenografia, sceneggiatura e recitazione non possono permettersi sbavature.
A maggior ragione quando il tutto è sviluppato in POV (Point Of View, in prima persona), dove bisogna saper recitare, senza dover dare l'impressione di recitare.

Oh...cacchio, ma questo è un teschio! Che schifo
Molti ritengono questo espediente una "scusa" per gli attori che non sanno recitare bene o del regista che non riesce a fare un film in terza persona "perchè è difficile". Io di questa idea mi ci pulisco il culo.

Ma torniamo a noi.

In primis, il budget a disposizione non era sicuramente dei più alti (parliamo di film indipendente della Indastria Film), quindi tiriamo in ballo attori non tanto conosciuti e strumenti di regia che magari non sono proprio come quelli di Hollywood.
La trama, come già descritto, segue la scia del genere "virus che infetta la gente e la rende pazza" e rientra in pieno nel genere Horror (28 giorni dopo, L'alba dei morti viventi sono i più famosi del genere)...

Ok ascoltate, mi sono rotto le palle di scrivere in modo tranquillo (e credo che si sia notato), ho le mani che mi prudono e voglio scatenarmi!



Gerber Syndrome è la dimostrazione lampante che, se si usa la testa e il cuore, si è capaci di fare, anche con pochi soldi, un ottimo lavoro; infatti, anche se la base del film è una storia già usata, il regista è stato capace di creare qualcosa di molto bello, semplice ma al tempo stesso interessante. Vi voglio dire pochissimo della trama perchè non voglio spoilerarvi nulla: una troupe giornalistica segue alcuni personaggi che hanno a che fare con il morbo, facendo domande e quant'altro, per spiegare come esso sia alla base della vita di molti: da dottori, a sorveglianti, fino alla gente comune.

Il bello del film è proprio questo: l'approccio che le persone hanno verso il morbo, le reazioni e le paure di chi sa che potrebbe infettarsi da un momento all'altro, senza però perdere gli elementi di angoscia e tensione.

Se ti viene in mente un motivo ci sarà

Inoltre, è incredibilmente facile entrare nel mondo sullo schermo per il fatto che le ambientazioni siano le strade italiane; quel senso di attualità non me lo sarei aspettato.

D'altro canto, si può anche notare una vena di critica e satira sulla condizione sociale italiana: non a caso si evidenziano i problemi che nascono dalla mancanza di soldi e l'assenza di aiuto da parte dello Stato, che manda ragazzi allo sbaraglio e non da aiuto ai bisognosi.

Attori bravissimi e un regista originale, pur con un budget ridotto, sono riusciti darmi una grande ventata di ottimismo in tempi in cui il cinema italiano mi ha fatto storcere il naso.

Certo, non si può immaginare che tutto scorra liscio e senza errori; per almeno un paio di volte ci sono delle scene con degli errori, ma sono dell'idea che, con tutte le trovate perfette e originali, se i soldi son pochi ci si deve arrangiare come si può! E se "La Casa" di Raimi è stata fatta con "qualchemila dollari" e ha un avuto un successo strepitoso, non vedo perchè non si possa gustare The Gerber Syndrome e sperare in una sua vittoria mediatica.

Beh..che altro dire: se trovate il dvd compratelo/noleggiatelo o regalatelo ai vostri amici amanti del genere; avrete l'occasione di premiare un film indipendente meritevole e, soprattutto, Made In Italy.

Chapeau!

Voto: 8 (tenendo conto del budget, dell'idea e delle difficoltà)

martedì 4 giugno 2013

Scheda Di Un Personaggio: Alien



Salve a tutti, cari amici del ueb!

Con questo saluto alla Mike Bongiorno, segno il mio ingresso nel vasto mondo delle “schede di…”. Per me è sempre stato difficile affrontare questa nuova e scintillante rubrica, il motivo è che gli argomenti e i personaggi che vorrei trattare sono tanti, il problema è COME trattarli, che poi è sempre stato il problema che avevo nelle prime recensioni. Poi, si sa, ti fai un po’ la mano e il resto vien da sé…

Probabilmente, questo mio disagio iniziale, si avverte anche dal fatto che sto occupando un sacco di righe con un introduzione assolutamente inutile, non pertinente con l’argomento che vado a trattare e, fondamentalmente, piena di cose senza senso!

Esempio di "cosa senza senso"

Ma ora veniamo al dunque. Dato che la prima scheda del mio fidato collega Luro riguardava il Predator, ho deciso di trattare un altro famosissimo “mostro” spietato del cinema, che viene unanimemente considerato come l’antagonista principale del Predator. Sto parlando di "Alien".

Stavate pensando a lui, vero?

Ma chi è questo "Alien"? Innanzitutto non si chiama "Alien", la nostra creatura viene infatti denominata "Xenomorfo" (dal greco Xenos= “insolito,estraneo”; e Morphé= “forma”), il termine serve per descrivere una creatura aliena che non ha nulla di umano. Abbastanza eloquente è la definizione della creatura da parte di Ash, nel primo film della serie:

“un perfetto organismo, la sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità… un superstite, non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità”

Non vi sto a spiegare la storia dello Xenomorfo perché rischierei di fare uno spoilerone gigantesco. Vi dirò soltanto che il nostro beniamino compare per la prima volta nel film Alien di Ridley Scott del 1979.

La trama è semplice: l’astronave Nostromo sta tornando sul pianeta Terra con del carburante minerale raccolto in un pianeta sperduto nell’universo. L’equipaggio, di cui fa parte la nostra eroina Ripley, si trova in stato di ibernazione per il lungo viaggio. Ad un certo punto, ricevono un segnale di aiuto proveniente da un pianeta sconosciuto. L’equipaggio, una volta risvegliatosi, decide di andare in soccorso e atterrano con la loro navicella sul pianeta. Durante una perlustrazione per scoprire l’origine del segnale, viene rinvenuto un relitto alieno e, poco distante, vengono trovate delle uova…

Oh, che bello! Chissà che sorpresa trovo questa volta?

Il primo film è un capolavoro assoluto. Ridley Scott è riuscito a fondere alla perfezione l’horror con la fantascienza. Una pellicola Inquietante, terrificante e ricca di suspense, dove a dominare sono le ambientazioni cupe e claustrofobiche.

Il film è rivoluzionario perché il male non viene dall’esterno ma dall’interno, infatti l’alieno nasce “all’ interno” dell’essere umano. Il tutto può essere inteso come una metafora, quasi a voler dire che dobbiamo stare attenti, perché l’essere umano è in grado di creare un “mostro” se mette a tacere la ragione. Difatti, man mano che aumentano gli errori e le paure degli umani la creatura cresce sempre di più.

Ma vediamo nel dettaglio di cosa è capace lo Xenomorfo. Dovete sapere che la nostra simpatica creatura presenta innumerevoli caratteristiche che lo rendono un perfetto predatore assassino:

  • Al posto del sangue, lo Xenomorfo presenta un acido capace di fondere praticamente TUTTO.
  • Gli Xenomorfi, grazie al colore scuro della loro pelle (di solito nero o verde scuro), sono in grado di mimetizzarsi in ambienti poco illuminati e, in poche parole, ESCONO DALLE FOTTUTE PARETI!!! In questo modo, grazie anche alla loro estrema agilità e velocità, attaccano di sorpresa la vittima. 
  • I loro attacchi avvengono quasi sempre in gruppo, questo denota una grande intelligenza da parte di queste creature.
Sono anche astuti calcolatori


  • Lo Xenomorfo presenta un cranio dalla forma vagamente fallica.
  • Oltre ad avere una bocca munita di zanne affilate, è dotato di una particolare “lingua” dentata (avente la conformazione di un tubo) che la creatura è in grado di fare entrare e uscire dalla bocca a suo piacimento (scusate, questa frase mi è venuta un poco ambigua).
  • Lo Xenomorfo, oltre ad avere una forza sovraumana, riesce a resistere praticamente a TUTTO, ad eccezione del fuoco.
  • Possiede una lunga coda alla cui estremità si trova un pungiglione (sì, un po’ come l’ape Maia), utilizzato per iniettare del veleno che paralizza le vittime, dando la possibilità di ucciderle in tutta calma.
  • La loro riproduzione è asessuata, infatti sono famosi per il fatto di poter impiantare i loro embrioni all’interno dell’organismo ospite tramite i più disparati orifizi. Una volta sviluppato, l’embrione fuoriesce dall’organismo ospite, spesso sfondando il petto della vittima, causandone la morte. In pratica, se ti dovesse capitare di incontrarlo, sei fortunato se ti ammazza all’istante, altrimenti (se gli gira) ti può ingravidare senza prima invitarti a cena, ovviamente saltando tutti i preliminari.
  • Inoltre, l’embrione alieno è in grado di combinarsi con il DNA dell’ospite, dando vita ad innumerevoli mutazioni, a seconda del bersaglio scelto.

Perché no?

  • Le famose uova vengono deposte da una cosiddetta “Regina”. Queste non contengono un embrione, ma un essere intermedio che sarà poi in grado di impiantare gli embrioni. Questo a dimostrare che gli Xenomorfi, anche se violenti e crudeli, possiedono una loro gerarchia, al cui vertice si trova la Regina, un po’ come le api per intenderci.
  • A differenza del Predator, gli Xenomorfi non hanno un codice d’onore, uccidono chiunque non sia della loro razza, a meno che non ti vogliano usare per impiantare i loro embrioni.  

Al momento dell’uscita nei cinema, "Alien" ha avuto un successo clamoroso, questo ha fatto sì che negli anni venissero realizzati numerosi sequel (e due spin-off: Alien vs Predator e Alien vs Predator 2).

La serie cinematografica, oltre a mettere al centro lo Xenomorfo, è innovativa perché a fare da vero filo conduttore di tutti i film è Ripley, la prima vera donna cazzuta che apre la strada a tante altre negli anni a venire.

Aliens – Scontro finale del 1986 (per la regia di James Cameron) di certo non è migliore del primo ma comunque è un gran film, molta azione e molti più personaggi coinvolti nella vicenda (e anche molti più alieni!). Ha il pregio di non replicare le atmosfere di "Alien" e di cercare di utilizzare ambientazioni più ampie e meno circoscritte, puntando molto di più sugli effetti speciali e sulle esplosioni. Emerge ancora di più il personaggio di Ripley, diventato il nemico numero uno degli alieni.

E poi in questo film "ESCONO DALLE FOTTUTE PARETI!!!"

Per il terzo film della serie la regia passa a David Fincher e così, nel 1992, esce Alien 3 (che in realtà sarebbe Alien al cubo ma non so come si scrive). Come per il precedente film, si è deciso ancora una volta di cambiare l’ambientazione, stavolta infatti siamo su un pianeta. La scenografia denota molta originalità, infatti l’idea del pianeta-carcere non è male. Ritornano ancora una volta le sequenze claustrofobiche e cupe del primo film (come quella del tunnel…). Nonostante questo, il film risulta sicuramente più debole dei precedenti, soprattutto per alcune soluzioni narrative.

Il quarto film del 1997, Alien - La clonazione (diretto da Jean-Pierre Jeunet), si concentra molto di più sulla narrazione e sulla storia rispetto al film precedente (l’idea della clonazione è un espediente molto originale nel tentativo di proseguire la serie). Molto belle le scenografie e attori in gran forma. Il rapporto tra Ripley e l’alieno diventa più “grottesco”. A mio parere, si trova un gradino sopra il film di Fincher ma, comunque, non raggiunge le vette dei primi due film.

Di Prometheus ho già parlato nel blog, più precisamente qui. Un film che, secondo il parere del regista, non dovrei considerarlo legato alla serie perché “non è un prequel, ci sono solo molti elementi in comune con l’universo di Alien ma per il resto non c’entra niente”; come se George Lucas prima dell’uscita de "La Minaccia Fantasma" avesse detto “No, non è un prequel, è solamente la storia di Anakin Skywalker da bambino che poi nei prossimi due film diventa Darth Vader”.

Bene, siamo giunti alla fine, visto che la qualità dei sequel tende decisamente al ribasso rispetto al primo "Alien", speriamo solo che in futuro non vengano realizzati clamorosi sputtanamenti. 

"E comunque ricordatevi, non siamo poi così cattivi!"

N.B.: l’aspetto esteriore della creatura nasce dalla mente dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger. Invece, per quanto riguarda i primi piani del film, è stato ingaggiato Carlo Rambaldi per la realizzazione della testa dello Xenomorfo.

giovedì 30 maggio 2013

Scheda di un'attrice: Franca Rame



Mi dispiace molto che la prima scheda di un'attrice sia proprio quella di Franca Rame, andatasene il 29 Maggio 2013.

Accanto al marito e premio Nobel Dario Fo, è stata una delle attrici (più di teatro che di cinema) politicamente più attive e provocatorie nel mondo della cultura italiana.

Nacque a Parabiago (nei pressi di Milano) nel 1929, in una famiglia di burattinai, ove già iniziò a conoscere il mondo del teatro partecipando già da bambina, ad alcune parti per ricoprire ruoli infantili.

Con il passare del tempo, la passione per il teatro continuò a crescere, ed è in questo mondo ove conobbe il suo futuro marito Dario: insieme diedero vita a una compagnia di teatro di grande successo.

Usciti poi da essa, fondarono un altro gruppo, il più famoso in assoluto, La Comune. Portarono insieme il teatro in "case del popolo", scuole e fabbriche occupate.

Sicuramente la loro opera teatrale di maggior successo fu: "Morte accidentale di un anarchico" (1970). Si può intuire già da nome, si tratta di una commedia con una fortissima carica satirica che prende spunto dalla triste e ancora sconosciuta morta dell'anarchico Pinelli.
Questo può dare un'idea sul grande attivismo politico della coppia.

Il fatto più agghiacciante della sua vita, accade nel 1973 quando un gruppo composto da 5 uomini di estrema destra (italiani eh, di quelli che l'Italia ce l'hanno tatuata sul loro membro e che praticherebbero l'autoerotismo col tricolore) l'assalirono e la violentarono sessualmente.

Questo angosciante avvenimento portò incredibilmente a una messa a teatro di questa storia, dal titolo Lo Stupro, nel 1981.

Sinceramente so che questa piccola e breve biografia non dice nulla di più di quanto possa dire una testata giornalistica o un sito come Wikipedia.

Perchè Franca non era questo. Non solo.

Franca Rame era una donna forte, con una passione per il teatro che andava oltre l'immaginazione di chiunque. Era un'attrice che riusciva a far trasmettere questa passione a chi la guardava, con una semplicità e una genuinità d'altri tempi.
Era una femminista ostinata, che voleva uguaglianza e diritti per tutti i sessi, senza cadere nello squallido.
Era una donna che ha cercato sempre di portare avanti i suoi ideali senza cadere nella trappola dell'incoerenza che troppe volte imbroglia coloro che vivono nel mondo del cinema e del teatro.

E' stata quella che si è sempre impegnata sul fronte sociale, a far passare gli emarginati come protagonisti in tutte le sue opere, come se non ci fossero barriere fra palco e spettatori.
Non so perchè questo lutto mi abbia così colpito; certo, sappiamo bene che nessuno è eterno, ma quando vedi questa grinta e questa lotta non puoi fare a meno di pensare all'immortalità. Sicuramente lei, come suo marito, è stata una fonte di ispirazione per me e vorrei, con questo mio intervento, esprimere la mia vicinanza alla famiglia e, allo stesso tempo, gratitudine per tutto quello che mi è stato insegnato.

Grazie di tutto!

mercoledì 29 maggio 2013

Mars Attacks!



Titolo originale: Mars Attacks!
Paese: USA
Anno: 1996
Regia: Tim Burton
Cast: Jack Nicholson, Glenn Close, Annette Bening, Pierce Brosnan, Danny DeVito
Genere: fantascienza, commedia


Ed ora passiamo ad un film di un altro grande regista, Tim Burton. Questo è uno dei suoi film di certo meno famosi e meno lodati, forse perché non c’è Johnny Depp (e già questo fa diminuire il numero delle adoranti spettatrici di sesso femminile), o forse perché è un po’ al di fuori di quell’universo fatto di abiti neri, scenografie dark, trucco pesante e tutto l’immaginario neo-gotico a cui ci aveva abituato Burton con film come Edward mani di forbice e Nightmare before Christmas (di cui Burton cura il soggetto e non la regia).

Questo è un film a cui sono particolarmente legato, uscito nel 1996 (quando ero un pischello), lo ricordo ancora come uno dei miei "must" di quegli anni, anche se con il tempo l’ho un po’ ridimensionato.

Questa volta, Burton esegue un omaggio a tutto il cinema di fantascienza di serie B, sull’onda di quanto aveva fatto qualche anno prima con Ed Wood, film dedicato alla vita di quello che ancora oggi viene considerato come il peggior regista di tutti i tempi. Perché, in fondo, Burton ha sempre provato un enorme simpatia e affetto per tutti gli emarginati e questo lo si percepisce chiaramente in tutte le sue pellicole.

Un film che può essere considerato come la risposta ironica e parodistica a Independence day (che ho già recensito qui), uscito nello stesso anno. La pellicola infatti, grazie ad un ironia crudele, scardina tutta la retorica e tutto il finto patriottismo americano, dipingendo le più grandi autorità della più grande potenza mondiale come una manica di incompetenti che ogni volta che cercano di stabilire un contatto con gli alieni vengono puntualmente derisi e massacrati.

Questa immagine è abbastanza eloquente!

Il regista non risparmia nessuno dalla sua satira pungente; persino gli hippy vengono presi di mira. Gli unici che si salvano sono, ovviamente, gli umili, i bistrattati e gli emarginati, che giocheranno un ruolo fondamentale all’interno del film.

La trama è abbastanza semplice: la Terra viene circondata da dei dischi volanti provenienti da Marte, il presidente degli Stati Uniti sceglie di agire con diplomazia e decide di organizzare un comitato di accoglienza nel deserto del Nevada. Molte persone si recano nel luogo prefissato, aspettando con ansia la venuta degli extra-terrestri.

L’ambasciatore di Marte si presenta all’incontro scortato dai suoi soldati e il generale dell’esercito, chiamato a presenziare all’evento, riesce a comunicare con gli alieni grazie ad uno speciale traduttore inventato da alcuni scienziati. Ovviamente, il traduttore presenta qualche difetto, infatti, dopo quello che sembrava un accordo di pace, i marziani cominciano a vaporizzare i presenti provocando una strage.

Noi veniamo in pace


Questo è solo il primo di numerosi contatti, scambiati inizialmente come proposte di pace e poi tramutati in terribili massacri. La situazione continua a peggiorare fino a quando gli alieni, decisi a farla finita una volta per tutte, scendono sulla Terra con i loro dischi volanti per la definitiva conquista del mondo.

Il film si sviluppa seguendo le vicende di vari personaggi, abbiamo il presidente degli Stati Uniti con la sua famiglia e il suo staff, una hippy svampita e miliardaria, un pugile costretto a fare da attrazione vivente in un casinò, un ragazzo che lavora in un negozio di ciambelle e la sua nonna con l’Alzhaimer…  Insomma c’è davvero di tutto!

Una serie personaggi strepitosi e bizzarri, provenienti da estrazioni sociali diverse, che rimangono tutti coinvolti in questa invasione e, nel corso del film, le vite di queste persone si incrociano nel tentativo comune di  fermare l’attacco degli alieni.

Le musiche di Danny Elfman sono perfette e si sposano con l’atmosfera “aliena”, mantenendo sempre l’aspetto umoristico.

Le scenografie e le astronavi aliene ricalcano palesemente l’immaginario dei film fantascientifici di sere B degli anni ’50-’60, con il classico stereotipo della navicella aliena, le tutine sgargianti e le armi simili ai super-liquidator. Gli stessi alieni si rifanno a una famosa serie di figurine che evidentemente hanno segnato l’infanzia del regista.

Gli alieni sono tanto simpatici quanto stronzi, l’unico motivo per cui decidono di conquistare la terra sembra essere il fatto che, per l’appunto, sono crudeli e hanno deciso che quel pianeta poco distante da Marte doveva essere conquistato.

Soprattutto per la "fauna femminile" che popola il pianeta!

Il cast è di alto livello, con un Jack Nicholson in grandissima forma che interpreta il doppio ruolo del presidente degli Stati Uniti (idiota) e del proprietario di una famosa catena di Hotel (n'altro idiota). Per non parlare dei numerosi ruoli di contorno, giusto per fare qualche nome: Martin Short, Sarah Jessica Parker (quella di Sex and the city), Michael J.Fox, una giovanissima Natalie Portman, Jack Black e persino Tom Jones!

Il film raggiunge elevate vette di comicità e, allo stesso tempo, di crudeltà. Non dimentichiamoci che gli alieni non provano pietà per niente e per nessuno anzi, godono nel deridere gli esseri umani i quali, d’altronde, si prestano molto facilmente ad essere presi per il culo.

Un film che dimostra tutta la versatilità di questo regista, che riesce a cavarsela in molti generi e non solo in quei tipi di film “che piacciono tanto agli emo” o alle fan in calore di Johnny Depp.

Infatti con questo film, Burton abbandona temporaneamente le “fiabe dark” che lo hanno reso famoso e ci regala questa divertente satira fantascientifica che, chissà, forse avrebbe fatto la sua porca figura anche in stop-motion.

Un film consigliato a tutti quelli che pensano che Tim Burton sia solo un regista dark; una definizione, a mio parere, alquanto riduttiva in quanto non tiene conto dell’apertura di questo regista verso altre influenze.


Voto: 7 ½