Il mio primo film era così brutto che in sette Stati Americani aveva sostituito la pena di morte (Woody Allen)
lunedì 17 giugno 2013
sabato 15 giugno 2013
Drive
Titolo originale: Drive
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Nicolas Refn
Cast: Ryan Gosling, Carey Mulligan, Albert Brooks
Genere: azione (?), noir, thriller (?)
Sono stato quieto per troppo tempo.
Ci hanno provato in tutti i modi: Warm Bodies, Iron Man 3, Shailene Woodley in Amazing Spiderman 2, Johnny Storm nei Fantastici 4 e addirittura con Prometheus, per farmi incazzare pesantemente.
Ma sono stato calmo.
Anche perchè cerco sempre di tenermi aggiornato sulle novità del mondo del cinema tramite altri blog e, bene o male, provo ad analizzare ogni film su punti di vista che magari non ho perfettamente valutato durante la visione. Quel che ne esce è una recensione sì personale, ma anche che tenga conto di quasi tutti gli aspetti, senza essere troppo violenta e basata solo sulle mie prime sensazioni. Sennò i consigli sarebbero inutili, non vi pare?
Ma oggi non va così.
Stavolta si va controcorrente.
Porca puttana, oggi faccio su un macello
| Ti prego, Luro, così mi spaventi! |
Ogni volta che cerco delle recensioni su Drive vedo sempre elogi maestosi, millemila stelle e complimenti vivissimi; che quando accade ciò io sospiro, mi tolgo gli occhiali e penso: "Perchè?"
Sono dunque io l'unico essere umano che ritiene questa pellicola una semi puttanata?
Vediamo la trama e cerchiamo di ragionare.
Questo film gira intorno a un protagonista, che chiameremo l' "innominato" (a causa del fatto che il suo nome non ci è dato sapere), il quale ha una doppia vita: di giorno è un rispettabile meccanico e stuntman di Hollywood per le scene pericolose di auto mentre di notte è autista di rapinatori di banche.
Esattamente, quando si fa una rapina, lo si chiama perchè, visto che è un gran bravo, riesce a seminare la polizia.
E fin qui pensi: "però...che figata"; già le primissime scene sono girate da Dio.
Poi (purtroppo) il film continua:
L' innominato ha una vicina di casa molto bella.
Lui piace a lei.
Lei piace a lui.
Lei ha un marito.
Il marito però è in carcere.
Il marito quando esce dal carcere ha un problema.
Innominato lo vuole aiutare
Sembra una cosa facile, dai.
La trama si tranquillizza un attimo.
Cazzo
Che succede?
C'è un problema.
Che problema?
Il problema sarà l'evoluzione del film.
Adesso respirate e fate una pausa; ci siete? Ok, ora rispondete alla domanda, per favore.
Non vi da fastidio leggere una recensione così? Lenta, a tratti insopportabile, che tu la leggi e pensi: "E quindi?"
Ecco, ora immaginatevi 95 minuti in cui il ritmo è sempre così: lento.
| Effetti indesiderati |
Ok, "evidentemente non c'è poi tanta azione e si punterà più sul dramma e sulla parte psicologica" ho pensato. Coglione Luro, coglione.
Perchè i personaggi hanno sempre la stessa cazzo di espressione, e uno su tutti, il protagonista Goslying
| "Avrò tolto la pasta dal fuoco?" |
Su internet leggo: "vedete questo film, è imperdibile" oppure "a chi non piace questo film, non capisce niente di cinema", e ancora "siamo davanti a un nuovo genere, inchinatevi".
Allora, che sia effettivamente un genere nuovo, sono d'accordo: è la prima volta che vedo un thriller con una fortissima impronta noir malinconica che, sotto un certo punto di vista, stravolge i punti del genere stesso.
Così come è vero che ci sono alcune scene (con il contagocce eh, non esageriamo) in cui i ritmi accelerano tantissimo.
| Inutile accelerata del ritmo |
Anche tecnicamente parlando non ho visto un gran che: se salviamo le poche scene sopracitate, non ho notato questo grande capolavoro come tutti descrivono.
Sarò fesso io, che vi devo dire.
Poi va beh, mi risollevo pensando che molti ritengono Il Gladiatore un grandissimo film.
Ad ogni modo, siamo sempre qui: ne ho parlato anche nella recensione di The Descent; il pubblico si evolve, e il cinema (volente o nolente) deve trovare il giusto dosaggio fra il passato e l'attuale.
Ovvio, se sei troppo moderno prendi solo una fetta del pubblico (come è successo ad Iron-man 3 che sto ancora bestemmiandoci sopra), se sei troppo attacco alla tradizione, rischi di annoiare.
Qui devo dire che il regista ha preso tutto quello che c'è di attuale nei film di macchine (le tamarrate di stile Fast&Furious per esempio) e l'ha buttato nel cesso, e noi lo ringraziamo: poi ha preso ambientazioni e stili anni '80 e ha fatto un film con canoni totalmente nuovi.
Questo sicuramente è apprezzabile; il punto è che, però, uno spettatore queste cose deve notarle, ci deve riflettere su e "digerire la pellicola".
Ma allora non puoi essere dinamico come il doppio passo di Alvarez in un film di azione. E' un controsenso. Punto.
Girano i coglioni eh, perchè questo lavoro del regista è meritevole, ma è il classico film che è partito con una idea nuova e originale ma applicata, secondo me, in modo sbagliato.
Ora vado, i critici di cinema mi stanno aspettando per il linciaggio
Voto: 4.5
mercoledì 12 giugno 2013
Il cielo sopra Berlino
Titolo originale: Der Himmel uber Berlin
Paese: Germania, Francia
Anno: 1987
Regia: Wim Wenders
Cast: Bruno Ganz, Solveig Dommartin, Otto Sander, Curt Bois, Peter Falk
Genere: drammatico, fantastico
Un film che parla di angeli che
osservano la gente in una grande metropoli? So cosa state pensando, dimenticate Nicolas “faccia da
pesce lesso” Cage e Meg “piango in ogni inquadratura” Ryan, il film che sto per
recensire non è “La città degli angeli”, bensì “Il cielo sopra Berlino”.
Si tratta del tipico caso di capolavoro europeo che gli
americani, invece di godersi in tutto il suo splendore, hanno pensato di
rifare, facendo venir fuori “il fratello scemo” del film di Wim Wenders.
Il film che vado a recensire è ambientato a Berlino negli
anni Ottanta, in una città segnata dalla guerra fredda. Due angeli chiamati
Damiel e Cassiel vagano per la città invisibili agli occhi della popolazione e
incapaci di interagire con essa. I due sono sempre stati angeli prima ancora
della nascita del genere umano, quindi hanno visto Berlino prima ancora che
questa fosse una città.
La loro unica attività è quella di osservare gli abitanti e ascoltare i loro pensieri più profondi. Durante il film incontrano un vasto numero di personaggi, ognuno immerso nei suoi pensieri, con delle aspirazioni e dei problemi da risolvere.
La loro unica attività è quella di osservare gli abitanti e ascoltare i loro pensieri più profondi. Durante il film incontrano un vasto numero di personaggi, ognuno immerso nei suoi pensieri, con delle aspirazioni e dei problemi da risolvere.
| Esempio di "pensiero profondo" |
In questo modo, il film riesce a soffermarsi non solo
sulla storia dei due angeli, ma porta anche ad una riflessione sulla città di
Berlino. Infatti, tramite i pensieri degli abitanti, si ha un affresco di
quello che è il passato e il presente della città. Come, ad esempio, quando
ascoltiamo i pensieri di un anziano chiamato Omero, che aveva vissuto nella
Berlino dell’epoca del Nazismo, attraversando tutta la Seconda Guerra Mondiale.
Un luogo molto importante nel film è il muro di Berlino, la
sua presenza è costante in tutta la pellicola ed è il simbolo di una città
divisa, che non ha ancora risolto i suoi problemi con il passato.
Un giorno, Damiel arriva in un circo dove vede una
trapezista chiamata Marion e se ne innamora. Da quel momento, il desiderio
dell’angelo di poter vivere come un essere umano diventa sempre più forte. Ad
aiutarlo a compiere questo passo decisivo, vi è un personaggio fondamentale …
| "Sì, esatto, sono io il personaggio fondamentale, ma non aggiungo altro, dovete arrivarci da soli!..." |
La fotografia è semplicemente splendida e riesce a farti
immedesimare nella vicenda. Infatti, siamo subito partecipi in quanto, come gli
angeli, anche noi osserviamo e ascoltiamo i pensieri più intimi della gente,
quasi in prima persona.
Ad aiutare in questo senso, sono anche i dialoghi che
mettono in scena tutte le domande, i pensieri, le paure e le aspirazioni
dell’uomo. Un film fatto di tante piccole storie che prendono vita sotto il
cielo di Berlino.
il film è un vero e proprio elogio della “vita terrena” in
tutta la sua complessità e nelle sue piccole cose, di cui molte volte neanche
noi ci accorgiamo.
Interessante anche la contrapposizione che si viene a creare
tra i due angeli, uno attratto dalla vita umana e l’altro più legato ad una
dimensione “angelica”.
Infatti, Damiel decide di vivere la vita pienamente da
umano, rischiando e accettando le sue inevitabili difficoltà piuttosto che
stare in disparte. D’altronde, quante volte anche noi, come gli angeli, stiamo
a guardare la vita piuttosto che viverla?
Il tutto viene comunicato con un linguaggio altamente
simbolico e poetico, quasi come se fosse una favola moderna.
Molto bella l’idea del passaggio dal bianco e nero (che è il
modo in cui gli angeli vedono il mondo) ai colori (quando Damiel diventa umano),
tale cambiamento simboleggia una rinascita, un nuovo modo di vedere la vita.
La scelta del monocromatico è dovuta al fatto che gli angeli possono captare i
pensieri più profondi dell’uomo ma non possono sentire tutte le sensazioni che
ogni uomo vive quotidianamente, come ad esempio la visione dei colori.
Un film a tratti dolce e malinconico nel ritrarre lo sguardo
degli angeli verso gli uomini e allo stesso tempo amaro quando riprende i
disagi dell’essere umano.
Da non perdere!
Voto: 10
lunedì 10 giugno 2013
Il Fermo Immagine Della Settimana
giovedì 6 giugno 2013
The Gerber Syndrome: Il contagio
Titolo originale: The Gerber Syndrome - Il Contagio
Paese: Italia
Anno: 2011
Regia: Maxi Dejoie
Cast: Valentina Bartolo, Luigi Piluso, Sax Nicosia,
Genere: horror
Sono particolarmente contento.
Questo film mi ha dato una grande linfa vitale. Il che è un paradosso, visto che si tratta di una pellicola del genere "pandemia causata da un virus che ti rende pazzo e aggressivo".
Sappiamo che questa trama non è nuova; affinché un film del genere abbia dunque successo, TUTTI gli altri elementi che vanno oltre al plot devono essere praticamente perfetti: regia, scenografia, sceneggiatura e recitazione non possono permettersi sbavature.
A maggior ragione quando il tutto è sviluppato in POV (Point Of View, in prima persona), dove bisogna saper recitare, senza dover dare l'impressione di recitare.
| Oh...cacchio, ma questo è un teschio! Che schifo |
Molti ritengono questo espediente una "scusa" per gli attori che non sanno recitare bene o del regista che non riesce a fare un film in terza persona "perchè è difficile". Io di questa idea mi ci pulisco il culo.
Ma torniamo a noi.
In primis, il budget a disposizione non era sicuramente dei più alti (parliamo di film indipendente della Indastria Film), quindi tiriamo in ballo attori non tanto conosciuti e strumenti di regia che magari non sono proprio come quelli di Hollywood.
La trama, come già descritto, segue la scia del genere "virus che infetta la gente e la rende pazza" e rientra in pieno nel genere Horror (28 giorni dopo, L'alba dei morti viventi sono i più famosi del genere)...
Ok ascoltate, mi sono rotto le palle di scrivere in modo tranquillo (e credo che si sia notato), ho le mani che mi prudono e voglio scatenarmi!
Gerber Syndrome è la dimostrazione lampante che, se si usa la testa e il cuore, si è capaci di fare, anche con pochi soldi, un ottimo lavoro; infatti, anche se la base del film è una storia già usata, il regista è stato capace di creare qualcosa di molto bello, semplice ma al tempo stesso interessante. Vi voglio dire pochissimo della trama perchè non voglio spoilerarvi nulla: una troupe giornalistica segue alcuni personaggi che hanno a che fare con il morbo, facendo domande e quant'altro, per spiegare come esso sia alla base della vita di molti: da dottori, a sorveglianti, fino alla gente comune.
Il bello del film è proprio questo: l'approccio che le persone hanno verso il morbo, le reazioni e le paure di chi sa che potrebbe infettarsi da un momento all'altro, senza però perdere gli elementi di angoscia e tensione.
| Se ti viene in mente un motivo ci sarà |
Inoltre, è incredibilmente facile entrare nel mondo sullo schermo per il fatto che le ambientazioni siano le strade italiane; quel senso di attualità non me lo sarei aspettato.
D'altro canto, si può anche notare una vena di critica e satira sulla condizione sociale italiana: non a caso si evidenziano i problemi che nascono dalla mancanza di soldi e l'assenza di aiuto da parte dello Stato, che manda ragazzi allo sbaraglio e non da aiuto ai bisognosi.
Attori bravissimi e un regista originale, pur con un budget ridotto, sono riusciti darmi una grande ventata di ottimismo in tempi in cui il cinema italiano mi ha fatto storcere il naso.
Certo, non si può immaginare che tutto scorra liscio e senza errori; per almeno un paio di volte ci sono delle scene con degli errori, ma sono dell'idea che, con tutte le trovate perfette e originali, se i soldi son pochi ci si deve arrangiare come si può! E se "La Casa" di Raimi è stata fatta con "qualchemila dollari" e ha un avuto un successo strepitoso, non vedo perchè non si possa gustare The Gerber Syndrome e sperare in una sua vittoria mediatica.
Beh..che altro dire: se trovate il dvd compratelo/noleggiatelo o regalatelo ai vostri amici amanti del genere; avrete l'occasione di premiare un film indipendente meritevole e, soprattutto, Made In Italy.
Chapeau!
Voto: 8 (tenendo conto del budget, dell'idea e delle difficoltà)
martedì 4 giugno 2013
Scheda Di Un Personaggio: Alien
Salve a tutti, cari amici del ueb!
Con questo saluto alla Mike Bongiorno, segno il mio ingresso
nel vasto mondo delle “schede di…”. Per me è sempre stato difficile affrontare
questa nuova e scintillante rubrica, il motivo è che gli argomenti e i
personaggi che vorrei trattare sono tanti, il problema è COME trattarli, che
poi è sempre stato il problema che avevo nelle prime recensioni. Poi, si sa, ti
fai un po’ la mano e il resto vien da sé…
Probabilmente, questo mio disagio iniziale, si avverte anche
dal fatto che sto occupando un sacco di righe con un introduzione assolutamente
inutile, non pertinente con l’argomento che vado a trattare e,
fondamentalmente, piena di cose senza senso!
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| Esempio di "cosa senza senso" |
Ma ora veniamo al dunque. Dato che la prima scheda del mio
fidato collega Luro riguardava il Predator, ho deciso di trattare un altro
famosissimo “mostro” spietato del cinema, che viene unanimemente considerato
come l’antagonista principale del Predator. Sto parlando di "Alien".
![]() |
| Stavate pensando a lui, vero? |
Ma chi è questo "Alien"? Innanzitutto non si chiama "Alien", la
nostra creatura viene infatti denominata "Xenomorfo" (dal greco Xenos=
“insolito,estraneo”; e Morphé= “forma”), il termine serve per descrivere una
creatura aliena che non ha nulla di umano. Abbastanza eloquente è la
definizione della creatura da parte di Ash, nel primo film della serie:
“un perfetto
organismo, la sua perfezione strutturale è pari solo alla sua ostilità… un
superstite, non offuscato da coscienza, rimorsi, o illusioni di moralità”
Non vi sto a spiegare la storia dello Xenomorfo perché
rischierei di fare uno spoilerone gigantesco. Vi dirò soltanto che il nostro
beniamino compare per la prima volta nel film Alien di Ridley Scott del 1979.
La trama è semplice: l’astronave Nostromo sta tornando sul
pianeta Terra con del carburante minerale raccolto in un pianeta sperduto nell’universo.
L’equipaggio, di cui fa parte la nostra eroina Ripley, si trova in stato di
ibernazione per il lungo viaggio. Ad un certo punto, ricevono un segnale di
aiuto proveniente da un pianeta sconosciuto. L’equipaggio, una volta risvegliatosi,
decide di andare in soccorso e atterrano con la loro navicella sul pianeta.
Durante una perlustrazione per scoprire l’origine del segnale, viene rinvenuto
un relitto alieno e, poco distante, vengono trovate delle uova…
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| Oh, che bello! Chissà che sorpresa trovo questa volta? |
Il primo film è un capolavoro assoluto. Ridley Scott è
riuscito a fondere alla perfezione l’horror con la fantascienza. Una pellicola Inquietante,
terrificante e ricca di suspense, dove a dominare sono le ambientazioni cupe e
claustrofobiche.
Il film è rivoluzionario perché il male non viene
dall’esterno ma dall’interno, infatti l’alieno nasce “all’ interno” dell’essere
umano. Il tutto può essere inteso come una metafora, quasi a voler dire che dobbiamo
stare attenti, perché l’essere umano è in grado di creare un “mostro” se mette
a tacere la ragione. Difatti, man mano che aumentano gli errori e le paure
degli umani la creatura cresce sempre di più.
Ma vediamo nel dettaglio di cosa è capace lo Xenomorfo.
Dovete sapere che la nostra simpatica creatura presenta innumerevoli
caratteristiche che lo rendono un perfetto predatore assassino:
- Al posto del sangue, lo Xenomorfo presenta un acido capace di fondere praticamente TUTTO.
- Gli Xenomorfi, grazie al colore scuro della loro pelle (di solito nero o verde scuro), sono in grado di mimetizzarsi in ambienti poco illuminati e, in poche parole, ESCONO DALLE FOTTUTE PARETI!!! In questo modo, grazie anche alla loro estrema agilità e velocità, attaccano di sorpresa la vittima.
- I loro attacchi avvengono quasi sempre in gruppo, questo denota una grande intelligenza da parte di queste creature.
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| Sono anche astuti calcolatori |
- Lo Xenomorfo presenta un cranio dalla forma vagamente fallica.
- Oltre ad avere una bocca munita di zanne affilate, è dotato di una particolare “lingua” dentata (avente la conformazione di un tubo) che la creatura è in grado di fare entrare e uscire dalla bocca a suo piacimento (scusate, questa frase mi è venuta un poco ambigua).
- Lo Xenomorfo, oltre ad avere una forza sovraumana, riesce a resistere praticamente a TUTTO, ad eccezione del fuoco.
- Possiede una lunga coda alla cui estremità si trova un pungiglione (sì, un po’ come l’ape Maia), utilizzato per iniettare del veleno che paralizza le vittime, dando la possibilità di ucciderle in tutta calma.
- La loro riproduzione è asessuata, infatti sono famosi per il fatto di poter impiantare i loro embrioni all’interno dell’organismo ospite tramite i più disparati orifizi. Una volta sviluppato, l’embrione fuoriesce dall’organismo ospite, spesso sfondando il petto della vittima, causandone la morte. In pratica, se ti dovesse capitare di incontrarlo, sei fortunato se ti ammazza all’istante, altrimenti (se gli gira) ti può ingravidare senza prima invitarti a cena, ovviamente saltando tutti i preliminari.
- Inoltre, l’embrione alieno è in grado di combinarsi con il DNA dell’ospite, dando vita ad innumerevoli mutazioni, a seconda del bersaglio scelto.
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| Perché no? |
- Le famose uova vengono deposte da una cosiddetta “Regina”. Queste non contengono un embrione, ma un essere intermedio che sarà poi in grado di impiantare gli embrioni. Questo a dimostrare che gli Xenomorfi, anche se violenti e crudeli, possiedono una loro gerarchia, al cui vertice si trova la Regina, un po’ come le api per intenderci.
- A differenza del Predator, gli Xenomorfi non hanno un codice d’onore, uccidono chiunque non sia della loro razza, a meno che non ti vogliano usare per impiantare i loro embrioni.
Al momento dell’uscita nei cinema, "Alien" ha avuto un successo
clamoroso, questo ha fatto sì che negli anni venissero realizzati numerosi
sequel (e due spin-off: Alien vs Predator e Alien vs Predator 2).
La serie cinematografica, oltre a mettere al centro lo Xenomorfo, è innovativa perché a fare da vero filo conduttore di tutti i film è
Ripley, la prima vera donna cazzuta che apre la strada a tante altre negli anni
a venire.
Aliens – Scontro finale del 1986 (per la regia di James
Cameron) di certo non è migliore del primo ma comunque è un gran film, molta
azione e molti più personaggi coinvolti nella vicenda (e anche molti più
alieni!). Ha il pregio di non replicare le atmosfere di "Alien" e di cercare di
utilizzare ambientazioni più ampie e meno circoscritte, puntando molto di più
sugli effetti speciali e sulle esplosioni. Emerge ancora di più il personaggio
di Ripley, diventato il nemico numero uno degli alieni.
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| E poi in questo film "ESCONO DALLE FOTTUTE PARETI!!!" |
Per il terzo film della serie la regia passa a David
Fincher e così, nel 1992, esce Alien 3 (che in realtà sarebbe Alien al cubo ma non so come si scrive). Come per il precedente film, si è
deciso ancora una volta di cambiare l’ambientazione, stavolta infatti siamo su
un pianeta. La scenografia denota molta originalità, infatti l’idea del
pianeta-carcere non è male. Ritornano ancora una volta le sequenze
claustrofobiche e cupe del primo film (come quella del tunnel…). Nonostante
questo, il film risulta sicuramente più debole dei precedenti, soprattutto per
alcune soluzioni narrative.
Il quarto film del 1997, Alien - La clonazione (diretto da
Jean-Pierre Jeunet), si concentra molto di più sulla narrazione e sulla storia
rispetto al film precedente (l’idea della clonazione è un espediente molto
originale nel tentativo di proseguire la serie). Molto belle le scenografie e attori
in gran forma. Il rapporto tra Ripley e l’alieno diventa più “grottesco”. A mio
parere, si trova un gradino sopra il film di Fincher ma, comunque, non
raggiunge le vette dei primi due film.
Di Prometheus ho già parlato nel blog, più precisamente qui. Un film che, secondo il parere del regista, non dovrei considerarlo legato alla
serie perché “non è un prequel, ci sono solo molti elementi in comune con
l’universo di Alien ma per il resto non c’entra niente”; come se George Lucas
prima dell’uscita de "La Minaccia Fantasma" avesse detto “No, non è un prequel, è
solamente la storia di Anakin Skywalker da bambino che poi nei prossimi due
film diventa Darth Vader”.
Bene, siamo giunti alla fine, visto che la qualità dei sequel tende decisamente al ribasso rispetto al primo "Alien", speriamo solo che in futuro
non vengano realizzati clamorosi sputtanamenti.
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| "E comunque ricordatevi, non siamo poi così cattivi!" |
N.B.: l’aspetto esteriore della creatura nasce dalla mente
dell’artista svizzero Hans Ruedi Giger. Invece, per quanto riguarda i primi
piani del film, è stato ingaggiato Carlo Rambaldi per la
realizzazione della testa dello Xenomorfo.
lunedì 3 giugno 2013
Il Fermo Immagine Della Settimana
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