martedì 9 maggio 2017

Arrival

Titolo originale: Arrival
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Denis Villeneuve
Cast: Amy Adams, Jeremy Renner (altresì detto "occhio di falco"), Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg
Genere: fantascienza


Cari lettori e, soprattutto, care lettrici, eccomi di ritorno con una recensione promessa circa un secolo fa ma che, finalmente, vede la luce e sto parlando del fantasmagorico “Arrival” del velocissimo Denis Villeneuve!
Premetto dicendo che la persistente assenza mia e del mio collega dalle pagine di questo blog è dovuta al fatto che siamo entrambi latitanti e ricercati  da pool di intelligence internazionali e perciò eravamo impossibilitati a scrivere con regolarità, al fine di non lasciare tracce dei nostri spostamenti transcontinentali!
Ok, finita la premessa con cui goffamente chiedo venia per l’assenza prolungata, inseriamo la quinta e partiamo a piena velocità con la presentazione di questo gioiellino di genere sci- fi che spero vivamente non vi siate persi.
La pellicola è stata diretta dal giovane e geniale Denis Villeneuve, regista ultimamente chiacchierato e già autore di ottimi film come “Sicario”, “Prisoners” o “Enemy” e con l’incombente e soverchiante compito di trasporre su grande schermo il seguito di uno dei più bei film di fantascienza mai realizzati, ossia “Blade Runner”, il quale ha avuto il merito di inventare e reinventare un linguaggio all’interno della fantascienza cosiddetta “adulta” e di esser stato a sua volta ispiratore per pellicole, interi generi e centinaia di opere successive appartenenti ai più svariati ambiti della cultura pop e non.

Il regista canadese che aveva fin’ora diretto quasi esclusivamente thriller, si cimenta dunque per la prima volta in un genere differente e, se questa pellicola doveva servire da cartina di tornasole per sondare la bontà dell’imminente regia di "Blade Runner 2049", posso affermare che, almeno per me, la prova è stata pienamente superata e il sequel di quella pietra miliare della sci-fi non poteva finire in mani migliori.
Ecco svelato l'arcano mistero di come arrivarono i monoliti a Stonehenge!

La pellicola in questione è la più o meno fedele trasposizione del racconto di Ted Chiang “Storie della tua vita” e mette in scena una storia apparentemente poco originale, cioè quella del “primo contatto” (in questo caso con 12 astronavi aliene e i loro occupanti atterrate in svariate zone del globo) ma trasforma un plot classico per molteplici pellicole hollywoodiane in un grandioso affresco fantascientifico!
Fin dalle prime battute si inizia con alcune scene da antologia della storia del cinema e saltano subito all’occhio quali siano stati i riferimenti visivi e concettuali da cui Villeneuve  ha attinto per il suo film e, su di tutti, spiccano la geometria e l’estremo rigore di alcune immagini che prendono spunto dall’estetica kubrickiana, un certo tipo di narrazione di stampo spielberghiano con, però, un’attenzione al dettaglio, alla psicologia e ai drammi dei personaggi seguiti sin nella loro intimità e mantenendo sempre un ritmo lento e pacato tipica del miglior Terrence Malick (cioè non quello degli ultimi anni, ahimè). Il ritmo molto “riflessivo” e la lentezza degli impercettibili movimenti di macchina che portano a scoprire le immagini passo dopo passo sono, a mio avviso, un punto di forza di questa pellicola e fanno pienamente parte del modo di narrare storie che adotta Villeneuve e, anziché appesantire la visione, riescono a rendere il tutto ancor più coinvolgente (un po’ come accadeva con “2001: Odissea nello spazio”) ed omogeneo.

A livello registico, inoltre, penso che Villeneuve abbia già raggiunto il suo apice con pellicole precedenti ed ora non faccia altro che riconfermare le sue ottime doti; ad un’ispiratissima regia è affiancata una fotografia non da meno: fredda, tagliente, prevalentemente dominata da toni cupi, giocati sulla scale del blu e del grigio e il tutto è condito con una realizzazione tecnica di prim’ordine, sia per quanto riguarda il design dei “vascelli spaziali”, sorta di gusci con un’estetica davvero intrigante che richiama il monolito nero di "2001: Odissea nello spazio" e lo stesso materiale di cui sono composti sembra un miscuglio di roccia porosa e metalli; altrettanto originale è la realizzazione degli alieni, non i soliti omini grigi o verdi che tanta cinematografia di Hollywood ha voluto imporre nell’immaginario comune attraverso un processo di antropomorfizzazione degli abitanti della galassia ma degli eptapodi simili a polpi o a piovre e che, personalmente, mi hanno ricordato gli “Antichi” lovecraftiani, questi immensi ed inimmaginabili mostri tentacolari/divinità, tipici appunto del mito di Cthulhu.
Questi alieni sono dei gran fumatori!

Gran pregio della pellicola è riuscire, nell’arco della prima mezz’ora, a costruire una crescente tensione che porta lo spettatore a voler scoprire come siano fatti questi alieni anche se il maggior stupore deriva dall’approccio linguistico/culturale e, a suo modo, “scientifico” con cui gli umani cercano di “comunicare” con gli alieni. La pellicola riesce dunque ottimamente nell’arduo compito di instillare nello spettatore  una certa curiosità nel cercare di comprendere le strategie utilizzate da linguisti e scienziati per interpretare una cultura “aliena”, “diversa” da quelle terrestri ma ricercando una comune base di comprensione attraverso segni, parole o numeri, pensati come i mattoni universali di qualsiasi linguaggio. Vengono a tal fine presentate alcune teorie davvero stimolanti e collegate al concetto di “origine di una lingua” e di metalinguistica come, per esempio, la possibilità che un sistema linguistico non abbia un ”inizio” e una “fine”, in cui il pensiero ed il senso di una frase non si forma mentre la si scrive parola dopo parola ma che possa esistere un sistema nel quale intere frasi, concetti e significati siano racchiusi in un unico segno dal valore circolare e dunque il processo mentale non sarebbe più progressivo ma, nel momento in cui si disegna un simbolo, esso comprenderebbe già un' intera accezione, espletabile nell’unicità del gesto. Di fatto gli alieni comunicano con simboli circolari e la trama stessa del film si dimostrerà circolare.
La classica macchia di caffè formato famiglia!

Oltre all’aspetto metalinguistico, vi è un aspetto di meta-narrazione, infatti come i protagonisti provano difficoltà nel comprendere gli alieni, per buona parte della pellicola gli spettatori non comprendono appieno ciò che il film ci vuole farci capire o narrare; questo aspetto che  può far presagire a un certo ermetismo della narrazione verrà, però, poi limato e compreso all’interno di uno struggente finale che chiarificherà l’intera vicenda.
Campagna di sensibilizzazione contro l'abbandono delle rosse!
Un finale struggente che può essere raggiunto solamente se un ottimo cast ha costruito passo do passo una certa gravitas della vicenda narrata e, anche in questo caso, Arrival riesce alla perfezione a trasmetterci un ampia gamma di emozioni tramite un cast di attori in stato di grazia: la Louise Banks interpretata dalla Adams (quanto adoro il suo naso!) non fa altro che riconfermare quanto questa attrice sia fantastica, una delle migliori della sua generazione per il sottoscritto (molto meritevole sempre lo scorso anno anche nell'interpretazione di quel gioiellino di "Animali notturni", di cui parleremo, croce sul cuore) e trasporta su schermo un personaggio carico di umanesimo che ha subito un grave trauma e faticosamente tenta di proseguire nel cammino della sua vita, come era stata ripresa nella sua botticelliana bellazza in "Animali notturni", qui ci viene presentata sfatta, spossata, col viso solcato dalle rughe e dall'impotenza di fronte all'ineluttabilità di alcuni eventi negativi; il fisico Ian Donnelly interpretato da Jeremy Renner (già candidato agli oscar ben due volte, quindi non solo cinecomic se ve lo stavate chiedendo) è altrettanto in parte, anche se il suo character ha un ruolo meno incisivo nella vicenda ma risulta complementare al personaggio di Amy; infine il colonnello Weber di Forest Whitaker (oscar per "L'ultimo re di Scozia") è utile a rappresentare una certa ottusità tipica dell'approccio militare a questioni di natura non prettamente bellica. 

Tornando ora al discorso riguardante la realizzazione della tecnologia delle navi aliene, va precisato che queste ultime hanno un design davvero singolare, sembrano gusci di pietra levigata che galleggiano nell'aria e non vi sono spiegazioni della loro tecnologia come non vi è alcuna spiegazione di diversi aspetti della fisicità o della fisiologia degli alieni: come fanno a respirare? come fluttuano le astronavi? Di che materiale sono fatti i loro vascelli spaziali? Perchè comunicano in quel modo? Nessuna di queste domande troverà risposta ma proprio questa scelta di non voler servire su un piatto d'argento delle risposte non fa altro che aumentare l'allure di mistero che ruota intorno all'epifania di questi alieni ed ha il pregio di far sì che nella mente dello spettatore si generino queste domande a cui tentare di rispondere dando sfogo alla propria fantasia il più possibile!

E anche per questo e per il fatto che capita ormai fin troppo di rado di vedere un film in sala di cui discutere sul contenuto per i giorni a venire, ben fatto Villeneuve!
Al primo incontro c'è sempre un po' di imbarazzo!
Infine, per quanto riguarda la conclusione di questa pellicola, essa merita un paragrafo a sè. Il finale è molto emblematico e profondo; da un certo punto in avanti l'umana visione sequenziale degli eventi inizierà a scardinarsi e verrà sostituita dall'aliena concezione circolare del tempo, da quel momento in poi non ha più senso parlare di passato e futuro poichè essi accadono ripetutamente negli stessi istanti e per sempre ed è qui che la scelta della protagonista di abbracciare il proprio destino senza intralciare o modificare l'ordine delle cose, compiendo un sacrificio enorme a favore di un bene superiore, porta il suo gesto ad essere interpretabile come un vero e proprio atto d'amore verso l'umanità! 
"Il castello dei Pirenei" di Magritte, possibile fonte d'ispirazione?
Dunque l'opera ultima di Villeneuve si fa portatrice di importanti tematiche: la comunicazione deve essere intesa come mezzo per colmare il piccolo divario che c'è tra un essere vivente e l'altro (ben rappresentato, tra la'ltro, dal piccolissimo spazio che le astronavi lasciano con la Terra e, ogni volta che si genera un cortocircuito comunicativo, il divario aumenta) e comunicare con un altro popolo e comprenderne la scrittura significa iniziare a capire come pensa e dunque a meglio empatizzare con esso; la comunicazione non deve, però, esser utilizzata come "arma" (parola chiave dal duplice aspetto nel film) come avviene spesso tramite informazioni strumentalizzari (tg spazzatura), un uso distorto del linguaggio attuato dai media o come violenta dialettica a fini impositivi o propagandistici tra gli Stati ma deve assumere il valore di bene universale: ecco, dunque, che il messaggio del film passa dall'importanza di "comprendersi" all'importanza di "comunicare" tra noi tutti popoli della Terra.


Perciò, se non lo avete ancora visto, fatevi del bene, e correte a recuperare l'ultima fatica di Villeneuve! Potrà sembrare troppo complicato per il grande pubblico o troppo poco hard sci-fi per l'amante del genere ma, indubbiamente, si tratta di una delle meglio riuscite unioni tra blockbuster e cinema d'autore degli ultimi anni!

Voto9 ½

venerdì 10 marzo 2017

Split

Titolo originale: Split
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: M. Night Shyamalan
Cast: James McAvoy (superbo!!), Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Haley Lu Richardson, Jessica Sula
Genere: thriller, horror

"Quando all'inferno non ci sarà più posto, i morti cammineranno sulla Terra!"
E tu caro lettore del blog ti starai chiedendo "ma perchè una citazione alla tagline più figa della storia del cinema ("Zombi" del grandissimo G. A. Romero, ndr) per una recensione di Split?
Beh, tutto questo perchè, come un morto vivente o, come un vivo morente (una caramella mou per chi indovina la citazione), il sottoscritto ritorna in vita dalla tomba in cui era inciampato negli ultimi mesi, pronto a recensire nuovamente le pellicole più interessanti (e anche meno) che ci accompagneranno in questo fulgido 2017!
E come iniziar al meglio se non con una recensione doppia con il caro Luro? Recensione doppia dovuta anche al fatto che mai pareri furono più discordanti perciò cederò la parola (o la tastiera che dir si voglia) al buon Luro che ci presenterà il film e ci dirà la sua con annesso voto e poi prenderò le redini del blog per farvi partecipi anche del mio ben più fausto punto di vista. Enjoy!

AH-AH, vi piacevano i film di Shyamalan una volta?

[Luro dixit] Ecco la mia personale e veloce recensione su Split: partiamo dal fatto che speravo tanto che il regista Shyamalan con questo film tentasse di darsi un bel colpo di reni dopo aver prodotto dei filmacci senza capo né coda come Lady in the water, E venne il giorno e…duh, After Earth.
Infatti vorrei ricordare che quest’uomo ha sfornato pellicole di buonissimo livello come “Signs” (ricordo un me piccolo scappato fuori dal cinema con la caccona da paura a metà pellicola), “Unbreakable” e quel capolavoro de “Il sesto senso
Insomma, “diamogliela sta fiducia a questo uomo per Giove!” mi dissi davanti alla sala.

Partiamo dunque con la trama:
Tre adolescenti di cui due parecchio fregne vengono rapite da un tizio affetto da disturbo dissociativo di identità: in pratica nel cervello di questo tizio ci sono ben 23 persone che a turno prendono le redini del corpo, una roba tipo Inside Out ma con possibili conseguenze penali.

Ce la faranno le due turbofighe e l’amica a scappare dal tizio stramboide? Come è possibile che un uomo sia così incarcerato dalla sua stessa testa? Ho veramente speso quei soldi per vedere sto film?

Ok, l’ultima non c’entra ma andiamo oltre.


Le 23 person... ehm le 7/8 personalità di Kevin!

Secondo me il cavallo di battaglia non che gran protagonista della pellicola è il signor McAvoy di cui ho ammirato la sua versatilità recitativa e nell’ apparire incredibilmente inquietante e tenero in poco tempo, roba che a volte è addirittura riuscito a farmi scappare una risata per via dei suoi modi surreali di cambiare modi di essere per via del cambio di personalità. Che sia una cosa positiva o negativa, ai posteri l’ardua sentenza.
Infatti quando l’omino del cervello (cit.) è la personalità di un bambino di nove anni, l’attore si comporta come tale, e la tensione cala in maniera talmente drastica che i toni si smorzano e sembra quasi di vedere un film comico. Scelta di stile o un errore di produzione?
Fatto sta che, se posso capire questo elemento recitativo, non ho digerito la scelta delle protagoniste: tre stereotipi adolescenziali americane medie, la bionda supersocial, la ricciola amica che la segue ovunque e la ragazza che è fuori dagli schemi perché è così diversa a causa di un trauma infantile.
Trauma incredibilmente devastante ma che nonostante ciò non mi ha creato un minimo di empatia nei confronti della ragazza in questione, la quale ha forse un limite recitativo (sguardo perso nel vuoto, piattezza nei dialoghi) e quindi diciamo che in questo genere di film manca quell'affetto che io spettatore avrei dovuto provare per le sventurate rapite, sentimento che dovrebbe caricare altre emozioni per tutta la pellicola. I casi sono due: o sono incredibilmente stronzo io o qualcosa purtroppo non è decollato.


Ma mi è decollato altro... ohohoh, non sono per nulla volgare oggi



Fortunatamente ho visto altri aspetti positivi, come la conclusione: come da sempre, i film di Shyamalan hanno sempre la fine da “WTF” e qui c’è stato, eccome se c’è stato! Guardate e capirete (mi piace pensare che il regista abbia strizzato tanto l'occhio ai suoi vecchi fan come per dire "visto che roba, eh? Eh? Mi perdonate? dai,dai,dai" come faceva il mio cane Zeus dopo che mi mangiava le scarpe e implorava pietà).
Come posso concludere il mio punto di vista? Paragonerei questo film come un secondo piatto al ristorante: il contorno è buonissimo ma l’ingrediente principale non ne è all'altezza, ergo devi dosare bene le quantità per non avere cattivo sapore in bocca.Forza Night, ci siamo quasi!

Voto: 6

Bene, bene, bene, anzi no male, male, male! Questo era il parere del mio collega (quasi ex, verrà a breve spodestate ma non diteglielo, shhhh) e, a parte, qualche considerazione generale sulla performance di McAvoy e l'impianto narrativo del film, mi trovo abbastanza in disaccordo e ora vi spiegherò perchè. Innanzi tutto, come già accennato sopra, Shyamalan è stato un regista con la "r" maiuscola all'inizio della sua carriera e ha regalato anche a me alcuni tra i film che più amo con dei plot twist da mandibola a terra (e alla lista di Luro aggiungerei anche lo snobbato "Lady in the water" che a me è sempre parsa una bellissima fiaba metropolitana) per poi perdersi con l'avvento della seconda metà degli anni '00 con filmacci piatti, insignificanti e senza nulla da dire o comunicare. Per molti sintomo di una positiva rinascita di McAvoy fu già "The Visit" (2015), piccolo horror semi-indipendente, per me, invece, la vera rinascita di Shyamalan è proprio questo "Split"! 
Di personalità multiple al cinema ne abbiamo viste parecchie in passato, basti pensare all'Andy Perkins di "Psycho" o al buonissimo "Identità" di James Mangold (sì quello che è adesso al cinema col crepuscolare "Logan" e ha fatto quello stupendo remake-western di "Quel treno per Yuma") ma, a mio avviso, nessuno ci aveva ancora regalato una performance così straordinaria e inquietante come quella di McAvoy e le sue 23 personalità (di cui se ne vedono sì e no otto ma va bene così, altrimenti il film sarebbe diventato un pastiche senza capo nè coda)! 



Luro, sei stato molto cattivo! Vedrai che recensione della Madonna ti faccio, sciocchino!


Quindi, tralasciando il fatto che vorrei McAvoy (l'altra sua memorabile interpretazione avviene ne "Il lercio", recuperatelo!) candidato agli Oscar 2018, quali sono gli altri punti di forza del film per il sottoscritto?


Innanzi tutto le tre ragazzine o, per meglio dire, la ragazzina protagonista, l'alienata e alienante Anya Taylor-Joy, già protagonista dello splendido "The Witch" (uno dei migliori horror di questa decade, se ne parlerà), con la quale sono subito entrato in empatia. A differenza delle sue due scialbe e stereotipate "amiche", la nostra protagonista si pone fin da subito agli occhi dello spettatore come un personaggio "diverso", tormentato, distante anni luce dalla "normalità" tutta americana che trasudano le altre due vittime del sequestro, sue coetanee ed inoltre risulta essere distaccata, distaccata da una famiglia che non compare mai (se non in un traumatico flash-back) e "distaccata" nella magistrale scena d'inizio film del rapimento, scena in cui il sequestratore di McAvoy, dopo aver brutalmente e velocemente addormentato le altre due ragazzine, si prende del gran tempo con lei, quasi ad indicare fin da subito che lui e la ragazzina sono accomunati da qualcosa di misterioso e sconvolgente (e qui mi fermo sennò partirebbe un mega SPOILER grande come un palazzo). Dunque promuovo a pieni voti i due protagonisti e anche la psicologa interpretata dalla veterana Betty Buckley come promuovo le ambientazioni (tre in particolare) che compongono il film: la testa e la mente di Casey (la nostra protagonista), lo studio dove avvengono le sedute dalla psicologa e i sotterranei-prigione in cui Kevin (il multiplo McAvoy) imprigiona le tre fanciulle. Sono inoltre da lodare i continui richiami freudiani che in un film simile non fanno mai male, come, ad esempio, la scala a spirale, la lama del coltello o gli stessi sotterranei, presi a simbolo dei meandri più oscuri e nascosti della nostra psiche


Shame! Shame! Shame! (cit.)

La regia è inoltre molto ispirata e riesce ad inquietare costantemente lo spettatore con lenti movimenti di macchina e la ripresa di spazi stretti, angusti e tipicamente chiusi e soffocanti.

Infine ho molto apprezzato anche la parte finale della pellicola che richiama un po' un mio grande amore, "Stati di allucinazione" di Ken Russel (più volte citato dal grande Tiziano Sclavi in Dylan Dog, se vi interessa recuperate il numero 58, "La clessidra di pietra") in cui si ventila la teoria secondo la quale la mente è così potente da poter trasfigurare o potenziare il corpo (molto affascinante!) e la scena finale in sè rappresenta una scelta spiazzante e coraggiosa del regista che, in un meccanismo completamente anti-commerciale, si rivolge ad una ristretta nicchia di pubblico/suoi aficionados e, solo chi ha visto "Unbreakable", lo potrà veramente capire. A me questo "incontro" finale ha esaltato non poco e, visto il dilagare di universi condivisi (Marvel Cinematic Universe, DC Universe ecc...) non vedo che male ci sarebbe nel crearne anche uno con i personaggi da thriller/horror partoriti dalla mente di Shyamalan!

Per concludere, vorrei segnalare che, anche a livello di temi messi sul piatto il film non è affatto male: si affronta la tematica della prigionia e della solitudine, di come può essere difficile crescere in una società superficiale come quella tratteggiata per una ragazzina sola, introversa e che ha già profondamente sofferto nonostante la giovane età ed anche la tematica (ma qui da prendere non troppo sul serio e "con le pinze") delle malattie mentali o semplicemente delle personalità multiple che, anche senza estremizzare, ognuno di noi si porta a spasso.
Se proprio volessimo trovare il pelo nell'uovo, il film doveva essere un attimo più asciutto, leggermente più corto della sua durata effettiva e (questo può piacere o meno) la sospensione dell'incredulità a cui è sottoposto lo spettatore, diciamo circa da metà film in poi, viene un po' messa a dura prova ma, se conoscete i film di Shyamalan non è nulla di nuovo; il tocco grottesco, invece, criticato dal buon Luro, a mio avviso, non spezza il ritmo facendo risultare alcune scene ridicole o involontariamente ironiche ma, anzi, le rende più spaventose ed inquietanti.
Insomma, se non si era capito, per me è un grande ritorno di forma di Shyamalan!
Voto: ½

domenica 26 febbraio 2017

#TotoOscar2017



Edizione: numero 89ª 
Location: Dolby Theatre di Los Angeles 
Quando: 26 febbraio 2017. 
Condotti da: Jimmy Kimmel

#TotoOscar2017 Essendo che il caro Luro ha postato i vincitori dei Razzie, io ribatto facendo un pronostico secco per gli Academy Awards ufficiali basato su quelli che penso abbiano più possibilità di aggiudicarsi la statuetta nella rispettiva categoria e non in base al mero gusto personale (poi vedremo quante ne avrò azzeccate o cannate):

MIGLIOR FILM (Nominati: La La Land, Moonlight, Manchester by the Sea, Arrival, Lion, Il Diritto di Contare, Hacksaw Ridge, Hell or High Water, Barriere)
La mia scelta: La La Land (anche se Manchester by the Sea potrebbe esser una bella sorpresa e Hell or High Water il mio sogno segreto)

MIGLIOR REGISTA (Nominati: Damien Chazelle – La La Land, Barry Jenkins– Moonlight, Kenneth Lonergan –Manchester by the Sea, Denis Villeneuve –Arrival, Mel Gibson – Hacksaw Ridge)
La mia scelta: Damien Chazelle (e qui veramente non c'è partita)

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA (Nominati: Casey Affleck – Manchester by the Sea, Denzel Washington – Fences, Andrew Garfield – Hacksaw Ridge, Ryan Gosling – La La Land, Viggo Mortensen –Captain Fantastic)
La mia scelta: Denzel Washington (è un attore eccezionale e sarebbe il primo attore di colore a vincere tre statuette come mostri sacri del calibro di Jack Nicholson o Daniel Day Lewis e dopo la polemica degli #oscarsowhite ci starebbe una rivincita a la #oscarsoblack; detto ciò anche Casey Affleck del toccante Manchester by the Sea ha fatto una performance strepitosa, non mi scandalizzerei se lo vincesse lui) 

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA (Nominate: Isabelle Huppert - Elle Ruth Negga - Loving Natalie Portman - JackieEmma Stone - La La Land Meryl Streep - Florence)
La mia scelta: Emma Stone (adoro Emma Stone ma, a parte questo, se lo merita davvero come probabilmente anche Natalie Portman o Isabelle Huppert (quella che preferirei), il mantra è "tutto ma basta che non sia Maryl Streep", ne ha già fin troppi e quest'anno sarebbe altamente immeritato!)

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA (Nominati: Mahershala Ali – Moonlight, Jeff Bridges – Hell or High Water, Dev Patel – Lion, Lucas Hedges – Manchester by the Sea, Michael Shannon –Nocturnal Animals)
La mia scelta: Mahershala Ali (sarebbe bello anche il veterano Michael Shannon per il film che forse ho più amato dello scorso anno ma va bene anche Ali) 

MIGLIORE ATTRICE NON PROTAGONISTA  (Nominati: Viola Davis– Fences, Michelle Williams – Manchester by the Sea, Naomie Harris – Moonlight, Nicole Kidman – Lion, Octavia Spencer – Hidden Figures)
La mia scelta: Viola Davis (a detta di molti e per il gran numero dei premi già vinti, l'Oscar più scontato)

MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE (Nominati: Damien Chazelle - La La Land Kenneth Lonergan - Manchester by the Sea Taylor Sheridan - Hell or High Water Efthymis Filippou e Yorgos Lanthimos - The Lobster Mike Mills - 20th Century Women)
La mia scelta: Manchester by the sea 

MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE: (Nominati: Barry Jenkins e Tarell McCraney - Moonlight Eric Heisserer - Arrival Luke Davies - Lion - La strada verso casa August Wilson - Barriere (Fences) Allison Schroeder e Theodore Melfi - Il diritto di contare (Hidden Figures)
 La mia scelta: Arrival (un film eccezionale, a breve ritornerò a parlarne sul blog con un'ampia recensione. Detto ciò si vocifera sia molto più quotata la sceneggiatura di Moonlight che si meriterebbe anch'esso l'Oscar in questa categoria)

MIGLIOR FOTOGRAFIA (Nominati: Linus Sandgren – La La Land, Bradford Young – Arrival, Greig Fraser – Lion, James Laxton – Moonlight, Rodrigo Prieto – Silence)
La mia scelta: La La Land 

MIGLIOR MONTAGGIO (Nominati: La La Land – Tom Cross, Moonlight – Joi McMillon, Nat Sanders, Hacksaw Ridge – John Gilbert, Arrival – Joe Walker, Hell or High Water – Jake Roberts)
 La mia scelta: Hacksaw Ridge (oppure sempre La La Land piglia tutto)

MIGLIORI SCENOGRAFIE (Nominati: Fantastic Beasts and Where to Find Them – Stuart Craig, James Hambige, Anna Pinnock, Hail, Caesar! – Jess Gonchor, Nancy Haigh, La La Land – David Wasco, Sandy Reynolds-Wasco, Arrival – Patrice Vermette, Passengers –Guy Hendrix Dyas)
 La mia scelta: La La Land 

MIGLIORI COSTUMI (Nominati: Allied – Joanna Johnston, Fantastic Beasts and Where to Find Them – Colleen Atwood (Animali Fantastici e Dove Trovarli), Florence Foster Jenkins – Consolata Boyle, Jackie– Madeline Fontaine, La La Land – Mary Zophres)
La mia scelta: Animali Fantastici e Dove Trovarli 

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE (Nominati: Zootropolis, Oceania, Kubo e la Spada Magica, La Tartaruga Rossa, La Mia Vita da Zucchina)
La mia scelta: Zootropolis (ottimo film della Disney Animation che crea un ecosistema e un microcosmo davvero notevoli e tratta molto bene il tema dell’accettazione del diverso o della perseveranza nel perseguire i propri sogni. Non mi dispiacerebbe se vincesse anche se, a onor del vero, Kubo e la Spada Magica, a mio parere, lo meriterebbe molto di più e, probabilmente (non è ancora uscito in Italia) anche La Tartaruga Rossa, ultimo film di stampo miyazakiano e coproduzione franco-belga-giapponese che dovrebbe essere una perla di rara bellezza e profondità nello scandagliare l’animo umano e le paure e i desideri di noi piccoli terrestri…) 

MIGLIOR FILM STRANIERO (Nominati: Tanna –Australia, Land of Mine – Denmark, Toni Erdmann – Germany, The Salesman – Iran, A Man Called Ove – Sweden)
La mia scelta: The Salesman (“Il Cliente” in italiano) (a mio parere sarebbe davvero meritato e lancerebbe un chiaro segnale “politico” visto che Trump ha impedito al regista di entrate negli Stati Uniti e dunque partecipare alla cerimonia ma, secondo molti opinionisti, Toni Erdmann è il favorito, non avendolo ancora visto non posso pronunciarmi)

MIGLIOR COLONNA SONORA (Nominati: La La Land– Justin Hurwitz, Lion – Dustin O’Halloran and Hauschka, Moonlight – Nicholas Britell, Jackie – Mica Levi, Passengers – Thomas Newman)
La mia scelta: La La Land (l’altro oscar più scontato di tutta la rassegna)

MIGLIOR CANZONE (Nominati: “Audition (The Fools Who Dream)” – La La Land, “City of Stars” –La La Land, “How Far I’ll Go” – Moana, “Can’t Stop the Feeling” – Trolls, “The Empty Chair” – Jim: The James Foley Story)
La mia scelta: La La Land, “City of Stars”



MIGLIOR TRUCCO E PARRUCCO (Nominati: Star Trek Beyond, A Man Called Ove, Suicide Squad)
La mia scelta: Suicide Squad (un film che non meriterebbe nulla dal tanto è mal fatto e stupido ma, ammettiamolo, come trucco & parrucco è stato davvero ottimo). 

MIGLIORI EFFETTI VISIVI (Nominati: Deepwater Horizon, The Jungle Book (Il Libro della Giungla), Rogue One: A Star Wars Story, Doctor Strange, Kubo and the Two Strings)
La mia scelta: Rogue One (si presume che The Jungle Book abbia già l’oscar a portata di mano e, in effetti, ciò che hanno ricreato in digitale è davvero strabiliante ma, a mio modesto parere, gli effetti speciali di Rogue One sono più compatti, coesi e funzionali a ciò che viene messo su schermo) 

MIGLIOR DOCUMENTARIO (Nominati: O.J.: Made in America, 13th, I Am Not Your Negro, Fire at Sea(Fuocoammare), Life, Animated)
La mia scelta: O. J.: Made in America (di recente ho visto anche l’eccezionale serie-tv sul processo di O.J., detto ciò, a mio parere, di gran lunga meglio di Fuocoammare come documentario e di I Am Not Your Negro, gli altri due mi mancano)

MIGLIOR MONTAGGIO SONORO (Nominati: Arrival, Deepwater Horizon, Hacksaw Ridge, La La Land, Sully)

La mia scelta: La La Land

MIGLIOR SONORO (Nominati: Arrival, Hacksaw Ridge, La La Land, Rogue One, 13 Hours)

La mia scelta: La La Land

MIGLIOR CORTO – DOCUMENTARIO (Nominati: Extremis, 4.1 Miles, Joe’s Violin, The White Helmets, Watani: My Homeland)
La mia scelta: NP, non ho visto nulla a riguardo 

MIGLIOR CORTO – LIVE ACTION (Nominati: Ennemis Interieurs, Timecode, Silent Nights, La Femme et la TGV, Sing)
La mia scelta: NP 

MIGLIOR CORTO – ANIMAZIONE (Nominati: Pearl, Pear and Cider Cigarettes, Piper, Blind Vaysha, Borrowed Time)
La mia scelta: Piper (fantastico! Forse la Pixar da il meglio di se proprio con i corti ancor più che con i lungometraggi, guardatelo!!)

E quali sono i vostri pronostici? Siete in trepidante attesa per la notte degli Oscar? Comunque sia ci rivediamo a breve su questi lidi che è già da un po’ di tempo che latito ma, dont’ worry, ho in serbo una carrellata di recensioni su altrettanti ottimi film visti in questi primi due mesi dell’anno. Au revoir!


venerdì 24 febbraio 2017

Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts

Era una notte buia e tempestosa...




Titolo originale: Snoopy & Friends
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Steve Martino
Cast: Trombone Shoty (quello che da voce agli adulti!), Rebecca Bloom
Genere: Animazione


Quando ho visto questo film mi sono emozionato e, dai posso dirlo, commosso.

Rivedere, dopo non so quanti anni, Snoopy, Charlie Brown, Linus, Lucy, Sally e tutta quella gioiosa combriccola di spensierati bambini mi ha fatto scendere una lacrimuccia ed emozionare come non accadeva da tanto.

In questa pellicola rivive l'essenza delle strisce di Schulz, un'essenza pura, semplice e sorprendentemente romantica, pure per un ragazzotto di 90kg e (sigh) quasi 27 anni come il sottoscritto, costantemente incazzato col mondo.

Il protagonista principale è Charlie Brown, perdutamente innamorato della "Ragazzina dai capelli rossi" ma incredibilmente imbranato da non aver neanche il coraggio di parlarle (come il ragazzotto cui sopra quando tenta di approcciarsi con qualunque donna).

Il nostro "eroe" cercherà così di iniziare un cammino per rafforzare la sua autostima, con il suo fido Snoopy a fargli da spalla, che lo porterà a situazioni tragicomiche (più tragiche che comiche devo dire): riuscirà CB a far breccia nel cuore della sua amata? Ma soprattutto, riuscirà il suo cane a completare il suo romanzo?

Anche TU maschietto che stai leggendo ti sei trovato in questa situazione, e lo sai!

Purtroppo non riuscii a guardare questo film al cinema, ma onestamente avevo tantissima paura che uno dei fumetti che hanno segnato maggiormente la mia infanzia potesse essere macchiato da quello che ritenni essere un puro tentativo di accaparrarsi soldi sfruttando un grande nome come i Penauts.
Ormai devo ripetere sempre più spesso questa manfrina dei reboot e delle scarse idee che girano a Holliwood (anche se per fortuna ci sono delle grandi smentite in questo periodo e sul blog a breve ne vedrete un bel po'). Aggiungiamo inoltre che il tanto amato Schulz in punto di morte mise per iscritto che con la sua dipartita tutto il mondo di Snoopy avrebbe cessato di esistere. Insomma, le premesse erano pessime.

Ricordo che, parecchi anni fa, furono prodotti dei brevi cartoni animati, in cui si manteneva la stessa struttura 2D dei fumetti per preservarne la genuinità ma in Italia ne uscirono proprio pochi, distribuiti su canali syndication doppiati col membro di segugio.

Qui invece hanno avuto il coraggio di studiare a fondo le tecniche artistiche di Shulz, in modo da poter esprimere la profondità e utilizzare la CGI senza però perdere la naturalità dello stile cartaceo; inoltre è stato usato un ottimo escamotage per dividere le avventure di "Browne Charles" da quelle del suo amico peloso (vi ricordate l'asso della Prima Guerra Mondiale?) senza dover per forza interrompere il ritmo della storia!

Fenomenale!


Faccio in conclusione i complimenti alla Fox, al regista Steve Martino per aver impacchettato questo piccolo e pregiato omaggio animato per uno dei più grandi fumettisti che abbia avuto modo di conoscere!

Voto: 8

giovedì 2 febbraio 2017

Deepwater - Inferno sull'oceano

Avrei dovuto capirlo dalla locandina...







Titolo originale:
 Deepwater Horizon
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Peter Berg
Cast: Mark Wahlberb, Kurt Russel, John Malkovich, Gina Rodriguez
Genere: Drammatico, azione, roba ammmerregana

Ed eccoci alla terza e ultima mia fatica che conclude l'Odissea (come il saggio Ste ha definito) che ho intrapreso nello scrivere recensioni su film ambientati in mare!

Stiamo parlando di Deepwater, diretto da Peter Berg e basato sui tragici fatti realmente accaduti sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon che hanno causato uno dei disastri ambientali più massicci del nostro secolo.

Io, in quanto studioso dell'ambiente e delle tecnologie di risanamento ambientale, non ho potuto fare a meno di notare questo titolo perchè a volte i film, se fatti come Dio comanda, possono far riflettere il cittadino medio più di un articolo di giornale o di un documentario. (NB: non che sia d'accordo su sta cosa eh, ma purtroppo spesso e volentieri i film influenzano di più o hanno una distribuzione maggiore, portando a raccontare eventi in maniera romanzata ma efficace)

"L'ambiente" si sa è un tema che divide: alcuni prendono sottogamba la questione ambientale, molti ne ignorano le cause (pensate che in America un tizio con la pelle arancione ha detto che il riscaldamento globale è importante perchè a New York in inverno fa freddo) e chi più ne ha più ne metta.

Anche il mondo del cinema sta iniziando a sviluppare pellicole su questo tema, si veda "L'incubo di Darwin" o il recentissimo "Punto di non ritorno" di Fisher Stevens sul cambiamento climatico.

Quindi, felice per il fatto che anche a Hollywood ci sia qualcosa in movimento, prima di guardar codesto film mi sono detto: "Ok Luro, preparati che probabilmente questo film sarà bello pesante, gli argomenti li conosci, sarai triste a fine pellicola quindi tieniti vicino quel Whisky che hai comprato a Praga, sarà utile!".

A fine pellicola realizzai quanto fossi stato un povero illuso, sapete perchè? Perchè la produzione ha lucrato su uno dei danni ambientali più massicci del nostro secolo (repetita iuvant) per buttar giù una pellicola sciatta, vuota e al limite dell'americanata cosmica. 

Insomma, una cagata pazzesca.

Vi riporto brevemente i fatti veri: sulla Deepwater Horizon, stazione semi sommergibile il cui obiettivo era creare pozzi sottomarini per poter estrarre del petrolio,si scatenò un terribile incendio, che causò un collasso della struttura e conseguentemente si liberò un'enorme quantità di petrolio nel mare. Dai documenti che sono riuscito a leggere online ci sono state varie cause concatenanti, quali strumenti non funzionanti, cemento non ottimale nel sigillare il pozzo e ovviamente errori umani.

Ok, e nel film cosa vediamo?

Nella prima mezzora c'è l'introduzione dei protagonisti, della piattaforma e del cattivo capo ingegnere; dopodichè c'è lo spiegone premonitore del disastro e il resto del film è tutta la sequenza dell'incendio da cui i protagonisti cercano di salvarsi. Si può dunque notare come regista abbia beatamente snobbato la piccola parte del disastro ecologico, mantenendo i riflettori puntati sui momenti drammatici vissuti dagli operai, forse per sottolineare di più l'aspetto umano della storia, sul fatto che chi ha sbagliato ha di fatto giocato sulla pelle di chi era a eseguire le procedure.

Il problema, per quel che mi riguarda, sta a valle: se vuoi mantenere la drammaticità, non puoi avere la stessa recitazione da classico disaster movie! La maggior parte degli attori non ha saputo trasmettere quella carica drammatica e di paura che un povero cristo sentirebbe in una situazione fra la vita e la morte, piuttosto ho visto il contrario, in cui si evidenzia un ego smisurato e scene al limite del grottesco.


Roba del tipo: le pareti sono in fiamme, i due personaggi devono ridare la corrente alla stazione perchè c'è stato un blackout, hanno appena visto dei loro colleghi perire sotto delle macerie e appena si trovano davanti al quadro elettrico FANNO UNA BATTUTA!

"Avevo una borsa di studio nella facoltà di architettura, e adesso sono qui. Dovevo dare retta a mia madre!"

Seriamente?

Inutile dire come i protagonisti (principalmente Mark Wahlberb e Kurt Russel) già avessero avuto l'idea che stava per accadere il patatrack ma i loro capi non volevano rispettare le procedure di sicurezza per via dei tempi perchè insomma sossoldi e allora lasciamo da parte i test che il capitale chiama.

Malkovich fa il capo più stereotipato della storia: affarista, cattivo e che pensa ai soldi ma non ai suoi operai.

Che belli che sono gli americani, signori miei: odiano quando il denaro viene messo prima delle persone e poi votano Trump.

Il film si conclude con i sopravvissuti che pregano e scene tratte dai telegiornali del 2010 sul loro salvataggio e sul processo che hanno fatto conseguentemente al disastro.

Padre nostro, ti preghiamo per pulirci la coscienza per aver prodotto un film del genere.

Insomma, se Berg avesse voluto fare un film denuncia, in cui le vite degli operai sono state messe in secondo piano dai loro superiori per dare importanza ai soldi penso che abbia toppato alla grande.

Se avesse voluto emulare un film come Titatic, in cui l'errore umano ha causato la morte di vite umane, ha sbagliato due volte: uno perchè sono due situazioni completamente diverse, due perchè questa differenza è chiave della storia e da essa ne susseguono i toni che un film deve prendere.

Se invece ha preso come scusa una storia realmente accaduta per calcare la mano con effetti speciali, con gli stereotipi a manetta (operai umili ma puri, i capi ingegneri studiati ma che non sanno che la vita delle persone è importante) e far svolazzare qualche bandiera a stelle e strisce dimenticandosi che tutto questo disastro abbia portato non solo alla morte degli operai ma anche possibili aumenti di malattie alle vie respiratorie, alla formazioni di tumori alla popolazione costiera e ovviamente un significativo impatto alla catena alimentare marina, in cui pure l'uomo può farne parte, sì, direi che in questo caso ci sia riuscito alla grande.

Peccato però che con questo ha perso molta della mia stima e della mia fiducia.

Voto: 3

PS: un film del genere è Poseidon, ma in quel caso il film fu stroncato dalla critica. L'anello di collegamento con questo film è Kurt Russell. Amico mio, per favore non fare più film del genere!