giovedì 24 marzo 2016

Lo chiamavano Jeeg Robot




Titolo originale: Lo chiamavano Jeeg Robot
Paese: Italia
Anno: 2016
Regia: Gabriele Mainetti
Cast: Claudio Stantamaria, Luca Marinelli, Ilena Pastorello, Stefano Ambrogi
Genere: Azione, fantascienza, drammatico


Ed eccomi di nuovo su questi lidi e, come promesso, ecco a voi, cari lettori, la recensione di “The hateful Robot”, pardon, di “Lo chiamavano Jeeg Robot”!!

Lo so, lo so, le promesse vanno mantenute ma a causa di una lunga gestazione la recensione di “The hateful Eight”, ultimo capolavoro del nostro divoratore di VHS preferito, ha richiesto più tempo del previsto (sì, credici!) e dunque… E dunque la verità è che sono andato a vedere uno degli ultimissimi giorni in cui era in programmazione “Lo chiamavano Jeeg Robot”, ne sono rimasto talmente rapito/colpito che ho deciso da dargli la precedenza rispetto a qualunque altro film!

Partendo da una premessa rapida rapida vorrei spiegare perché “Lo chiamavano Jeeg Robot” (che da ora in avanti chiameremo amichevolmente “Jeeg Robot”) rappresenta qualcosa di completamente nuovo e diverso nello stantio panorama cinematografico italiano. L’idea di fare un cinecomic completamente italiano era già balenata un paio d’anni fa a Gabriele Salvatores con il suo “Il ragazzo invisibile” ma, ahimè, con risultati abbastanza disastrosi di critica e pubblico e rappresentava la diretta trasposizione di un cinecomic all’americana in chiave italiana senza mai prendere una strada realmente personale. “Lo chiamavano Jeeg Robot”, invece, riesce proprio dove il film di Salvatores peccava d’ingenuità o crollava clamorosamente.

Il film è diretto da Gabriele Mainetti, relativamente giovane regista italiano che si è fatto conoscere con il corto “Basette”, divertente gangster story che cita e parodia i topoi della serie animata di Lupin III e poi con “Tiger Boy” (potete recuperarli entrambi su Youtube) e con questo “Jeeg Robot” non fa altro che estendere i concetti già trattati nei corti precedenti, portandoli ad un altro livello e riprendendo un certo tipo di estetica anni ’80.

Precisiamo per i distratti dell’ultima ora che il cartone animato di Go Nagai (mostro sacro creatore del manga Devilman, cruda e spietata analisi sulla natura malvagia, meschina e guerrafondaia dell’uomo, sul razzismo e sul controllo e la manipolazione delle masse) non c’entra proprio una cippa con la storia che viene narrata su schermo ma serve solo come pretesto e allegoria che verrà poi ripresa più volte per meglio comprendere la psicologia di un personaggio cardine della pellicola. 

Partiamo come sempre dai personaggi: il nostro protagonista, Enzo Ceccotti (Claudio Santamaria, ve la ricordate la vociona del Batman di Nolan? Beh, è la sua!), rappresenta la sublimazione del concetto di “anti-eroe” e, sin dall’inizio della pellicola, ci viene mostrato come un personaggio abietto, miserabile, pigro ed estremamente misantropo anche se non riusciamo a inquadrarlo come un personaggio completamente negativo e un fondo di bontà e giustizia lo si intravede sotto la corazza di apatia che si è costruito. 

Il nostro (anti)eroe in una delle scene più romantiche del film

A scalfire questa corazza ci penserà il personaggio interpretato da Ilenia Pastorelli, Alessia, la quale sarà il vero motore delle azioni del nostro anti-eroe ed è sempre lei ad essere il principale collegamento al mondo di “Jeeg Robot d’acciaio”, infatti a causa di traumi infantili (e una tematica in particolare come quella dell’abuso su minori qui affrontata con estrema delicatezza) Alessia si è creata un mondo fittizio in cui idealizza le varie persone e i diversi problemi della vita con i personaggi e le situazioni che avvengono nel cartone di Jeeg Robot e sarà sempre lei a identificare Enzo come Hiroshi Shiba, l’eroe della serie. Alessia rappresenta inoltre l’innocenza, l’ingenuità e quella voglia di emozionarsi per un nonnulla tipiche di una bambina che si contrappongono alla piena bellezza e sensualità di una donna adulta.

Una delle scene più toccanti che suggella il rapporto tra Enzo e Alessia


Infine c’è lui, Luca Marinelli, giovane attore già interprete de “La solitudine dei numeri primi” e “Non essere cattivo” (capolavoro di Caligari, guardatelo!!) e la sua maestosa interpretazione svetta su tutti: il villain che interpreta, lo “Zingaro”, rappresenta qualcosa di fenomenale, un pazzo anarchico a là Joker che surclassa qualsiasi villain partorito su grande schermo da Marvel & soci!

Ha inoltre una serie di fissazioni, particolarità ed elementi ricorrenti (questo vale anche per gli altri personaggi) che rendono la sua caratterizzazione a dir poco fantastica, ha inoltre una spasmodica voglia di “sfondare”, di arrivare a tutti i costi perché è convinto di essere speciale e di dover ricevere un rispetto che non gli è mai stato concesso nella vita. Il fatto appunto di essere così frustrato e l’odio che prova verso il posto in cui vive e le persone che lo circondano, lo rende ancora più schizofrenico e pericoloso.

Va inoltre precisato che Enzo e lo Zingaro sono due personaggi complementari e speculari come Batman e Joker; entrambi sono due disgraziati che cercano di tirare avanti con tutti gli espedienti possibili ma hanno una visione della vita completamente diversa, Enzo commette piccoli crimini perché è la sua unica possibilità di vita e per lui è prettamente una questione di sopravvivenza, lo Zingaro, invece, ha un complesso di inferiorità nei confronti della società a dir poco incredibile, lui vorrebbe arrivare in qualunque modo e in qualunque campo e, per fare ciò è disposto a qualsiasi efferatezza e ad essere il più intransigente possibile anche nei confronti dei suoi amici.


Qual è la prima cosa che faresti con dei superpoteri? Svaligiare un bancomat, ovviamente!

Passando ora ad un’analisi più generale e strutturale del film possiamo notare come la pellicola si ispiri molto alle ambientazioni di stampo “crime” che negli ultimi anni hanno caratterizzato serie made in Italy come “Gomorra” o “Romanzo Criminale”.


E da queste ultime riprende anche un certo stile e una fotografia dai toni cupi e dark; anche le musiche sono sensazionali (composte dallo stesso Gabriele Mainetti), a volte sembra si ispirino ai suoni bassi e profondi tipici delle colonne sonore di Hans Zimmer ed usate in film come “Inception” o, per rimanere in campo supereroistico, “Il cavaliere oscuro”, altre volte vi è un ricco mash-up di brani pop anni ’80 (e il bravo Marinelli si prende la briga di fare la cover di “Un’emozione da poco” di Anna Oxa generando la prima scena cult del film) e la ciliegina sulla torta ce la regala Claudio Santamaria reinterpretando le note della sigla di “Jeeg Robot d’acciaio” mentre scorrono i titoli di coda.





C'è anche spazio per i feels..



Per quanto riguarda la regia, essa è ottima, curata in ogni minimo dettaglio, a tratti frenetica ma non ci fa perdere neanche un fotogramma nelle scene più concitate e d’azione, gli effetti speciali, unico aspetto che mi faceva titubare e avrebbero potuto rappresentare il tallone d’Achille della pellicola, risultano ben dosati e, soprattutto, ben fatti nonostante il budget limitato della pellicola e funzionali allo svolgersi della trama, i poteri del/i personaggio/i (non vorrei fare spoiler con il plurale) vengono mostrati limitatamente ma questa la reputo una scelta ottimale visto i temi trattati e l’ambientazione da criminali di borgata, sposandosi egregiamente con una certa veridicità del contesto sociale che si voleva ottenere.

Il nostro Enzo Ceccotti, inoltre, riceve i suoi poteri nella maniera più classica possibile come vuole la tradizione supereroistica americana anni ’60, cioè entrando in contatto con del materiale radiattivo (Daredevil docet).


Cercando di tirare le somme “Lo chiamavano Jeeg Robot” è un film che presenta una classica storia di origini, condita con dialoghi fenomenali, scene cult come se piovessero, una certa crudezza e violenza che i film Marvel si possono solo sognare ma al tempo stesso si fa carico di un sottotesto ricco e sfaccettato, pone l’accento su svariate tematiche, dall’abuso su minori alla piccola criminalità, dal degrado delle periferie urbane all' emarginazione sociale e umana vissuta dai molti “invisibili” che popolano le nostre città, dalla presenza asfissiante e logorante dei “social” e di un certo tipo di tecnologia nelle nostre vite allo spasmodico bisogno di “sentirsi arrivati” e pienamente soddisfatti solo attraverso un riconoscimento che deve essere pubblico e di massa, e si fa portatore di un’esigenza di rinnovamento delle idee e del modo di narrare le storie e fare cinema che non può che far bene alla decadente industria cinematografica del Bel Paese. 

Detto ciò, il mio consiglio spassionato è di supportare il più possibile questa pellicola!

Non lasciatevi bloccare dal pregiudizio o dall’utilizzo del vernacolo tipico della provincia romana che va solo ad aumentare il realismo della storia narrata e, se volete vedere qualcosa di veramente nuovo e diverso e non la solita e squallida commediola italiana fatta di corna, tradimenti e battibecchi familiari, condita con i patemi del borghesuccio di mezza età che si sente un po’ fallito, allora andate a vedere o a recuperare in qualche modo questo film e non ve ne pentirete!

Voto: 8

Curiosità: lo stesso Luca Marinelli ha affermato di essersi ispirato, oltre che al Joker fumettistico e a un personaggio minore de “Il silenzio degli Innocenti”, a Zanardi detto “Zanna” di Andrea Pazienza, uno dei più grandi fumettisti italiani che abbiamo mai avuto e Zanna, uno dei suoi personaggi più celebri, era il perfetto nichilista, un personaggio che sceglie il male e la violenza perché gli piace e perché pensa che nulla abbia senso e questo sia il modo migliore di esprimere la propria natura. Da brividi!


giovedì 3 marzo 2016

Deadpool





Titolo originale: Deadpool
Paese: USA 
Anno: 2015
Regia: Tim Miller
Cast: Ryan Reynolds, Morena Beccarin, Ed Skrein, T.J.Miller, Gina Carano, 
Genere: Azione fumettara, commedia grottesca



Buondì a tutti, ragazzoni.

Una settimana fa sono andato a vedere Deadpool, filmetto che aspettavo da più o meno tre anni, precisamente quando uscì il videogioco a lui dedicato; lì per lì pensai: "Ecco, ora la grande macchina del marketing ha buttato l'amo; 10 a 1 che ci faranno il film"




Taaac!*

Comunque, appena arrivato a casa, ero pieno di idee e voglia di scrivere insieme a un'incubazione di qualche virus che mi ha bloccato per giorni a letto con febbre, tosse e altre schifezze amene.

Credo che nella mia vita la procrastinazione non sia un fattore personale ma imposto.

Ma di questo parleremo dopo.

(l'avete capita? procrastinare?dopo? No eh? Va beh...)

Il film racconta la storia di Wade Wilson, un duro cazzone insolente che si guadagna da vivere facendo il mercenario grazie a commissioni ricevute nel pub ove tutti i suoi colleghi della città si radunano; qui si scommette anche su chi possa essere il prossimo a perire durante la propria missione e tutti i nomi dei mercenari con le proprie quote sono messe in mostra su una lavagna chiamata Deadpool.

Wilson nel mentre conosce una ragazza, Vanessa (quella gran fi*a di Morena Baccarin presente nella serie TV Gotham) e intraprende con lei una relazione a base prima di sesso estremo, poi sesso con sentimento e infine amore (ma condito con del sesso).

The dark knight rises...If you know what I mean

Tutto sembra andare a gonfie vele, fino a che viene diagnosticato il suo corpo a un tumore; infatti Wilson scopre di avere il cancro a prostata, reni, fegato, cervello & quant'altro ed è in fase terminale.

Quando sembra che la sua vita stia giungendo ai titoli di coda, ecco che un uomo misterioso gli propone di salvargli la vita e addirittura di cambiargliela, rendendolo un essere con poteri unici...

Ora, per chi conosce il personaggio creato da Rob Liefeld sa già bene quali siano le caratteristiche del Mercenario Chiacchierone; per chi invece fosse a digiuno, sappia che "Deadpool" è forse la summa di tutto ciò che è ANTI EROE in un film fatto per super eroi.

E funziona? Altrochè!

La scelta vincente di questo film si basa sicuramente sul mantenere la genuinità del personaggio cartaceo, senza tagli e censure.

Non sto a soffermarmi sulla qualità grafica e tecnica  (tutte le scene d'azione sono fantastiche quanto crude e violente), piuttosto mi occuperei dei dialoghi e dell'ironia pungente che il regista ha voluto usare come cavallo da battaglia.

Devo dire che il lavoro è stato ottimo, ci sono stati tantissimi richiami ai film di X Men (ahimè ci troviamo nel loro universo per una questione di diritti d'autore), Easter Egg un po' ovunque e battute che piovono come se non ci fosse un domani, alcune delle quali di una volgarità pazzesca, altre invece più leggere e che coinvolgono direttamente il pubblico (la rottura della quarta parete la troviamo qui come nel fumetto ed è un espediente decisamente vincente).

Che poi è proprio questo il bello: mantenere il personaggio a tutto tondo, come se il regista volesse dire a quelli della sala: "allora raga, adesso c'è Deadpool: ci saranno sparatorie, sangue, morte e battute sulla masturbazione. Avete 3 minuti per andarvene se 'ste cose non piacciono".

Una strategia che se avessero fatto anni fa, magari IronMan 3 non sarebbe stata una cagata epocale.

Concludo con: secondo me è il classico film da vedere con gli amici per staccare la testa da tutto e farsi quattro risate in compagnia, soprattutto se siete tutti fan Marvel e adorate l'ignoranza e film che non si prendono sul serio.

Unica pecca purtroppo è data dal doppiaggio leggermente osceno (il villan è qualcosa da prendere a testate con quell'accento British) su cui potevano lavorarci decisamente meglio.

Voto: un film originale dei supereroi, che a tratti è ignorantissimo ma a tratti genuino (ambientazioni noir, storia del personaggio e del suo nemico) che funziona alla grande e che, finalmente, prende a pedate il bollino verde della tivù. Per tutto questo, un 7½ ci sta!


Grazie mille Luro, così mi fai arrossire!!!



*Tecnicamente è stato nel limbo della produzione e programmazione per più di 10 anni, con lo scritto passato nelle mani di vari registi e poi scartato. (Wiki docet).

giovedì 25 febbraio 2016

Revenant - Redivivo





Titolo Originale: Reverant
Anno: 2015
Regia: Alejandro Gonzales Inarritu
Cast: Leonardo DiCaprio, Hom Hardy, Domhanll Gleeson
Genere : Avventura, Drammatico, Documentario, Western (però con la neve)

Premessa: questa recensione per motivi meramente burocratici e/o personali, non è mia!

La gente trattiene il fiato

Esattamente. Il blog avrà presto un secondo attivista, ovvero un nuovo collaboratore del sottoscritto. Quindi oggi mi limito solo a fare un banale copia-incolla, sperando che la recensione piacerà a tutti voi.

Buona lettura! 


LA SFIDA TECNICA DI IÑARRITU

Ed eccomi qua, alla mia prima recensione semi-seria e alla mia “prima volta” qui sul blog di “Un mondo su uno schermo” e cosa scegliere per cominciare questa nuova avventura se non uno dei film più chiacchierati della scorsa stagione cinematografica (uscito qui in Italia a Gennaio inoltrato), ovvero “Revenant” (Redivivo, questa volta niente titoli o sottotitoli imbarazzanti come è solito accadere quando i film passano tra le grinfie dei canali di distribuzione nostrani) del bravo regista, sceneggiatore e produttore messicano Alejandro González Iñárritu?


Mettiamo subito in chiaro le cose e togliamoci ogni pensiero: il film è un gran bel film, la fotografia è spettacolare, la regia è altrettanto grandiosa e il cast ottimo sotto tutti i punti vista.
Questa è brevemente la trama del film: sono gli anni Venti del diciannovesimo secolo. Soldati, esploratori, cacciatori di pelli, mercenari solcano i territori ancora sconosciuti d'America per trarne profitto. Glass è l'uomo che meglio di tutti i suoi compagni di spedizione conosce la terra impervia in cui si sono inoltrati. Il suo compito è riportare la compagnia al forte e tutto ciò che lo preoccupa è proteggere suo figlio, un ragazzo indiano. Lo scontro con un grizzly lo lascia in condizioni prossime alla fine. Il più arrogante della compagnia, Fitzgerald, si offre di restare per dargli sepoltura, ma lo tradisce orribilmente. La volontà di vendicarsi rimetterà in piedi Glass e darà inizio ad un'odissea leggendaria. (fonte “Mymovies.it”)

Cosa dire di questo film? Beh, innanzi tutto comincerei col dire che questa era una delle pellicole che attendevo maggiormente e che mi ha parecchio colpito per molti aspetti che andrò ad analizzare; non lo considero affatto un capolavoro (parola, ahimè, fin troppo abusata senza più mezze misure tra il terribile ed il semplicemente godibile) ma un buonissimo film di sopravvivenza e vendetta e sotto molti punti di vista anche un ottimo western di stampo classico.
La vicenda trae spunto dall’omonimo romanzo di MichaelPunke ed è parzialmente ispirata dalla vicenda della vita del cacciatore di pelli Hugh Glass. Essa viene messa in scena attraverso un ritmo lento e riflessivo, ricco di scene prive di dialoghi e cariche di sguardi, primi piani e sentimento; alcuni assoceranno quasi istintivamente un ritmo simile alla parola noia, cosa per me assolutamente non vera dato che la noia, a mio parere, si verifica soltanto quando un film non riesce a renderti partecipe delle vicende che narra, o a intrattenerti e farti empatizzare con i personaggi che mette su schermo (esempio recente un Jurassic World -Luro vorrebbe recensirlo ma ha ancora l'orticaria solo a pensarci-  che nella sua scontatezza e ‘baracconaggine’ per me è stato a prova di abbiocco pesante!), cose che invece mi sembra riuscir egregiamente a fare questo Revenant.

La natura è la vera protagonista!


Altro aspetto fondamentale dell’ultima opera di Inarritu riguarda il comparto produttivo: la pellicola, infatti, è stata quasi interamente girata nei territori innevati del Canada e ha comportato grandi sforzi per il cast e per la troupe che hanno dovuto sopportare climi e temperature avverse, condizioni di ripresa ardue, causate anche da quel folle di Inarritu che ha voluto a tutti i costi girare con luci naturali (cosa che non viene quasi mai fatta e che ha un grande precursore nel “Barry Lyndon” di quel geniaccio che rispondeva al nome di Kubrick) per far esaltare la componente realista e la magnificenza dei vari paesaggi e, si dice (ma qualche smentita o discordanza si è già avuta), in ordine cronologico le varie scene, cosa altrettanto inusuale.


Perfect Shot!


E il comparto tecnico (come fosse un videogioco) è l’aspetto che più salta all’occhio fin da subito: piani sequenza come se non ci fosse un domani, scene d’azione dinamiche e frenetiche in cui, però (Michael Bay, ossia la feccia di questo mondo, impara), si capisce perfettamente ogni singola azione di Glass e soci e una suggestiva fotografia del già due volte premio oscar Emmanuel Lubezki che ci regala immagini di rara bellezza come forse solo un certo Tarkovskij era riuscito a riprendere e offre una straordinaria rappresentazione di quella che, forse, è la vera protagonista di tutto il film: la natura. Una natura bellissima e crudele, di leopardiana memoria, colma di piane innevate e torrenti che la tagliano e la increspano come rughe sul viso, selvaggia, a tratti inospitale ma soprattutto imparziale e maestosa. L’uomo e il suo rapporto con la natura sarà infatti uno dei leitmotiv che ci accompagnerà per tutta la durata del film e la natura sarà spesso un ostacolo per la vendetta di Di Caprio/Glass e apparirà come estremamente crudele (la scena dello stupro da parte dell’orso credo sia già definibile ‘cult’) ma non sarà altro che la ‘cartina di tornasole’ della crudeltà insita nella natura umana, vera tematica ‘calda’ del film






A contribuire a rendere questa esperienza ancor più indimenticabile e meritevole di una o più visioni in sala ci pensa l’ottimo cast, sul quale, però, è giusto fare qualche precisazione: partiamo da lui, da Di Caprio. Diciamo che il buon Leo ha funzionato come da calamita ed è stato uno dei principali motivi di interesse creatosi attorno a questa pellicola e tutti gli estimatori della settima arte sono stati fin da subito curiosi di scoprire se l’attore statunitense ci avrebbe regalato una performance da oscar. E qui devo essere sincero, Di Caprio è stato davvero bravo, l’intero film ha rappresentato una vera e propria sfida fisica per l’attore ma per me Leo ha saputo regalarmi e regalarci ben altre performances più memorabili, come la camaleontica interpretazione di Jordan Belfort nel recente “The Wolf of Wall Street” del grande Scorsese per cui, a mio avviso, avrebbe meritato l’oscar a mani basse (e non disdegno comunque se lo vincesse quest’anno, visto che ormai sarebbe ora). 

Di sicuro la sua prova attoriale è stata grandiosa, da vegetariano qual è si è dovuto pappare un buon quarto di cuore di bisonte, recitare con una bronchite che rendesse la sua condizione fisica più realistica e altre amenità ma, sempre secondo me, non riesce a regalare quella performance “della vita” che tutti si aspettavano e viene letteralmente surclassato da colui che è stato la vera rivelazione di questo film: Tom Hardy. 

Il villain interpretato da Tom Hardy, John Fitzgerald, è stato fenomenale, non che non sapessi già che è un grande attore ma qui ha mostrato tutto il suo innato talento nell’interpretare quest’essere a tratti viscido, cinico, che compie azioni efferate e detestabili ma è altresì molto contraddittorio in ciò che dice e ciò che fa e non si capisce mai fino alla fine quanto questo personaggio sia veramente malvagio o quanto sia semplicemente un uomo figlio di quell’epoca e di quel periodo, un periodo di lotte omicide tra indiani e americani, dove non si lesina nel mostrare la crudezza e la cattiveria che caratterizzava ambo le parti. Infine, tra i personaggi di contorno, bisogna segnalare anche l’ottimo Domhnall Gleeson (Star Wars: il risveglio della forza (dovrò fare un bel post per controbatter la recensione del buon Luro), un sacco di altri film ma soprattutto “Ex Machina”, il film che qualunque fan della fantascienza che si rispetti ma anche solo gli amanti del buon cinema dovrebbero interrompere la lettura e correre a recuperare!) in ruolo di contrapposizione al Fitzgerald di Hardy.

Eccoli qui i ragazzoni protagonisti...





...No, non farò battute su Di Caprio che aspetta l'Oscar con questa immagine, capito Internet?


Come ultimo elogio alla pellicola in questione, prima di passare ad un paio di critiche, aggiungerei proprio la crudezza di alcune immagini e situazioni (anche se una in particolare riguardo un cavallo è al limite del verosimile) che rendono bene l’idea di ciò che Iñárritu voleva comunicare con questa sua opera in cui si ribadisce ancor più quanto la vendetta sia inutile, insapore, qualcosa che svuota completamente e non risana ciò che è andato a spezzarsi nell’animo di una persona e credo che tutto ciò sia meravigliosamente riassunto nell’inquadratura finale del volto di Di Caprio/Glass che entra di prepotenza nella storia del cinema!



Orsetto goloso

Per concludere, dopo questo fiume di parole, o semplicemente lo sproloquio di qualcuno a cui fin dalle scuole medie veniva detto di esser troppo prolisso, vorrei precisare che “Revenant” non è affatto un film esente da difetti, infatti la gestione del ritmo potrebbe far storcere il naso a più di un detrattore, alcuni momenti sono davvero fin troppo dilatati anche per un cinefilo ‘doc’ che si rispetti, qualche sospensione dell’incredulità risulta necessaria e la trama, come detto da molti, è sostanzialmente lineare e semplice e da questo punto di vista devo ammettere di preferire molto il precedente film di Inarritu, “Birdman”, che affiancava alla complessità della messa in scena e alle belle tematiche di critica allo show-business, ai cinecomics, a Hollywood e all’autoreferenzialià di tanta “arte elevata”, un Michael Keaton in gran spolvero e una regia, tutta fondata su un unico piano sequenza 
fittizio, davvero sopraffina.

Voto finale: Detto questo, voto finale che vado ad assegnare a questo Revenant è un bell’8/9.

8?  9? 8 ½? 

Non lo so neanch’io, è un voto variabile compreso in questa fascia che solo una seconda o più visioni potrà farmi pendere verso l’una o l’altra sponda.

Ah, finalmente siamo giunti ai titoli di coda, spero che chi leggerà questa recensione (per modo di dire) o meglio questa sequela di opinioni possa apprezzare o anche criticare il pezzo e, perché no, farmelo sapere e magari creare una, anche se minima, area di dibattito. Non mi resta che dare appuntamento alla prossima recensione che, visto la montagna di film interessanti usciti negli ultimi mesi (Tarantino con “The Hateful Eight” su tutti), non tarderà ad arrivare!




Luro's back

Che ne dite ragazzi, lo assumo questo ragazzone?

Ah, stasera andrò a vedere un certo Deadpool...

sabato 2 gennaio 2016

Star Wars VII - Il Risveglio Della Forza

Ebbene sì.

Dopo quasi un anno di sonno, ecco che riprendo a scrivere su questo blog. Avrei tante cose da dire, quantomeno per spiegarvi del perchè di questa inattività.

Principalmente il cinema è stato parecchio lontano da me per interi mesi, vuoi per mancanza di tempo, vuoi per mancanza di voglia, vuoi per mancanza di tante altre cose.

In ogni caso, avevo lo stesso gusto di vivere di quello di un giapponese a Nagasaki il 10 Agosto del '45. Quindi mi sono preso una pausa, una lunghissima pausa che interrompo oggi. Forse ho commesso un errore, in quanto il blog andava tutto sommato bene e i lettori non scarseggiavano. Ovviamente non mi illudo di ritornare ai vecchi tempi, però chissà. Per ora mi prendo un po' di tempo per me e vediamo cosa ne esce fuori.

Intanto, tanto tempo fa,
in una galassia lontana lontana...






Titolo originale: Star Wars, Episode VII: The Force Awakens
Paese: USA 
Anno: 2015
Regia: J.J Abrams
Cast: Harrison Ford, Mark Haimll, Carrie Fisher, Adam Driver, Daisy Ridley
Genere: Fantascienza



Ed eccomi qui. 

Il Risveglio Della Forza era forse uno dei film più attesi (o per meglio dire, è stato fatto si che si fosse fatto attendere, come l'amico del gruppo che è perennemente in ritardo ma lo si aspetta perchè gli si vuole bene) di quest'anno. Ovviamente tutto era nell'aria quando Giorgione Lucas decise di vendere la baracca della Lucasfilm alla Disney (e già all'epoca io ebbi una sensazione strana, come un tremore nella Forza), e, dopo circa tre anni, J.J.Abrams ci impacchetta un film sequel de Il Ritorno Dello Jedi.

Siamo quindi di fronte a un nuovo scenario: l'Impero è caduto, la Repubblica sta tornando ma c'è ancora una porzione di galassia sotto le mani di un movimento chiamato 555555555 Stelle o, per i non addetti, Primo Ordine, nato dalle ceneri dell'Impero. La Resistenza invece è ancora presente e lo combatte senza sosta grazie alla generale (o generalessa?) Leila, la nostra Carrie Fisher invecchiata ma sempre sul pezzo.

In questa originale (#comeno) situazione, un soldato umano (non clone) del Primo Ordine, dopo aver assistito all'enesimo genocidio di massa di alieni sfigati su un pianeta sabbioso, decide di disertare aiutando un pilota della Resistenza a fuggire dalla nave su cui era imprigionato, entrando così nello schieramento opposto.

Nel frattempo un droide con importanti informazioni viene trovato da una ragazza di nome Rey e lei capirà di avere poteri mai scoperti prima.

Ora, che voi ci crediate o no, sappiate che la Disney ha detto: "Non è un reboot".

Seriamente, lo hanno detto davvero.

E pensare che non vi ho ancora raccontato il finale!

Adesso vi dirò alcune considerazioni, che saranno oggetto di spoiler, quindi, come al solito, se non lo avete ancora visto, andate nella parte finale.

[SPOILER]

I personaggi secondo me non c'entrano una fava con tutta l'esalogia passata: voglio dire, partiamo da Rey: questa qui faceva il porta a porta a vendere ferraglia in un pianeta deserto e dopo un giorno la sa lunga sulla Forza e su TUTTE le sue vie? Combatte meglio di Joda e usa la manovra della "Persuasione Della Forza" come Obi Wan senza addestramento? Ma seriamente? E tutta la manfrina che ci hanno insegnato in questi 30 anni in cui si diceva che per diventare uno Jedi ci vuole allenamento, costanza, forza di volontà e la compagnia di un Maestro? Anakyn che doveva essere il prescelto ha dovuto studiare e lavorare molto per diventare quello che è stato!

Invece questa, con lo sguardo di una donna che sa che i sessi sono uguali e che le DDDDonne sono capaci, sembra insegnarci che tutto è facile e semplice: guidare il Millennium Falcon? Bazzecole! Combattere con la spada laser? Banale!

Tutt'altra storia invece riguarda il Cattivo... Kylo Ren: un gran nome sprecato per un ragazzino cagasotto che vuole emulare Darth Fener; infatti, nonostante gli si faccia notare che quel cattivone avesse aiutato l'Imperatore Palpatine a sterminare Jedi, distruggere pianeti e sottomettere forme di vita, risponde che comunque il personaggio in questione abbia anche compiuto cose buone tipo bonificare Dagobah e far partire in orario incrociatori spaziali (che si sia ispirato a LEI?).

L'unico personaggio interessante è il soldato redento; Finn (questo è il nome) è il classico personaggio con la battutina pronta, che si trova sempre al posto sbagliato al momento sbagliato. 

[FINE SPOILER]

Quindi che dire? Un Fan di Guerre Stellari andrà a vedere questo film perchè il richiamo (che gli piaccia o no) è troppo forte per lui. Gli piacerà? Approverà le scelte fatte?

Lucas ha bocciato interamente le linee guida prese e si è lamentato del fatto che "non sono state prese in considerazione le sue proposte e che non ha potere decisionale a riguardo".

Giura?

Lucas, hai lasciato il tuo universo in mano a gente che ha prodotto Thor 2 e Iron Man 3. Non stupirti se adesso hai realizzato di aver fatto la cacca fuori dal vaso.

Ecco, immagino che si senta così ora

Considerazioni finali? Non so, il pubblico si è spaccato veramente in due parti, uno scapoli vs ammogliati in chiave nerd che obiettivamente fa male a noi, mentre la Disney ne trae gusto e soldi (vedendo gli incassi).

Voto: ND. A me ha fatto veramente schifo, ma ad altri fan è piaciuto un sacco. Sta a voi (e al prezzo del biglietto).

Chewbe, Luro è a casa!

mercoledì 11 marzo 2015

Selma - La strada per la libertà

Titolo originale: Selma
Paese: USA 
Anno: 2014
Regia: Ava DuVernay
Cast: David Oyelowo, Tom Wilkinson, Tim Roth, Common, Oprah Winfrey
Genere: Storico, Drammatico





Era il momento di dare una svolta al blog, riprendere a scrivere e a parlare finalmente di cinema. E il film che mi ha dato una scossa è stato Selma.


Questa pellicola racconta gli episodi sanguinari avvenuti in quella cittadina (Selma, appunto) nel 1963, uno degli anni più bui e controversi della storia americana; i neri degli stati del Sud non hanno ancora il diritto di voto (o meglio, ce l'hanno ma non possono esercitarlo perchè vittime di ignobili repressioni da parte dei funzionari governativi) e in Alabama tira un'aria di bruta cattiveria e razzismo, come denotano le struggenti (e purtroppo vere) immagini dell'inizio.

In questo contesto vediamo un Martin Luther King intento a combattere con il suo "movimento non violento" tutte le ingiustizie che il "suo" popolo è costretto a subire giorno per giorno; vediamo un Martin Luther King solo contro tutta la barbarie e la cattiveria che, haimè, gli uomini sono in grado di fare; vediamo un Martin Luther King come un essere umano, con tutti i suoi dubbi e le sue ansie, in quanto portatore di un fardello veramente troppo grande per una persona sola. Eppure lui lo fece. E vinse.


Foto originale della marcia da Selma

Crudo, violento, freddo: Selma è un film che non racconta "la classica favola dell'uomo buono che salva il mondo", ma una storia vera, crudele e beffarda allo stesso tempo, un pugno allo stomaco che mi ha fatto vedere la figura di uno degli uomini più importanti dell'ultimo secolo con occhi totalmente diversi. Questa è la storia di un personaggio e della sua doppia natura: un portatore di speranza, di coraggio e di amore ma anche di un essere umano come tutti che ha paura, crisi, insicurezze.

Nei cinema italiani è già uscito da un po', per cui non vorrei dire altro, perchè mi piacerebbe che tutti voi, cari lettori, abbiate occasione di vederlo. 

Film documentario e pellicola tributo a un uomo così folle da poter immaginare che tutti noi esseri umani potessimo convivere come fratelli.

Il mio tributo, oltre a scrivere questa recensione, è quello di continuare sempre a ispirarmi a lui, a condividere il suo credo e i suoi valori, e ad affrontare la vita con tutta la caparbietà che nel corso della sua vita è riuscito a dimostrare. Grazie di tutto Reverendo!

Voto: 9


Early morning, April 4 
Shot rings out in the Memphis sky 
Free at last, they took your life 
They could not take your pride 

sabato 7 febbraio 2015

Un bacio a te...

A volte mi sento peggio di Trenitalia.

Farvi gli auguri di un buon 2015 quando è già passato Gennaio mi sembra una roba del tipo: "un impegno concreto: Meno tasse per tutti"
Dubito fortemente che qualcuno possa crederci e la cosa si avvicinerebbe troppo a una palese presa per i fondelli ma fa niente.


Molti di voi si saranno chiesti come mai questo blog sia più vuoto di un bordello in Vaticano: ho visto tanti film belli e meritevoli di essere recensiti, ho ricevuto qualche consiglio e le mie doti da scrittore non sono peggiorate.

Eppure ero qui, con un enorme blocco, haimè, figlio di una grande e improvvisa mancanza che è giunta come un fulmine a ciel sereno nella mia vita.

E tu sei lì come un idiota a pensare a tante cose: a quando tu e lei eravate sempre insieme e come lei ti guardava, con quello sguardo pieno d'amore e felicità; a quando tu sei cresciuto e a lei pensavi poco; a quando ti accorgi che non dovevi comunque dimenticarla, anzi, dovevi andarla a trovare più spesso; a quando ti rendi infine conto che i ruoli si erano invertiti ed eri tu che dovevi badare a lei. E tutto questo in un periodo lungo quasi 25 anni.

E quando questa luce, questa presenza che era parte di te, si spegne, caro mio, senti che qualcosa di te non c'è più.

Non è facile andare avanti, quando di punto in bianco questa presenza sparisce; mi sono sentito, per una volta, incredibilmente solo. Solo e senza niente in testa, un vuoto incolmabile che si è riempito solo di tristezza e rimpianti.

Perchè questo post? Perchè è stato grazie a lei, se c'è del buono in me; perchè grazie ai suoi insegnamenti ho imparato tante cose; ed è grazie a lei se ho qualche bel ricordo dell'infanzia.

Quindi, cari lettori, spero che non vi dispiaccia se, per una volta, non sarà un articolo per voi, ma un omaggio per una delle persone più meravigliose che abbia mai conosciuto.

Un bacio a te nonna Lia!

domenica 30 novembre 2014

Star Wars: Il Risveglio della Forza

E niente... è uscito il Trailer e ce lo si guarda


Si ok, è uscito l'altro ieri ma sono uscito dallo stato di meditazione solo oggi.

Io non so bene descrivere la mia impressione; potrei scrivere per dieci ore su sta cosa.

Guerre Stellari è una trilogia nata nel lontano 1977 e ha fatto sognare milioni di persone/nerd dal cuore d'oro e la spada laser; una quasi semplice storia in salsa fantascientifica che racconta il bene e il male ma che, diciamocelo, ha scombussolato non poco il mondo del cinema.

Una Nuova Speranza, L'Impero Colpisce Ancora, Il Ritorno Dello Jedi sono quei film che, se sei appassionato, ti rimangono scolpiti nella memoria per sempre.

Il tempo passa, Guerre Stellari diventa un universo (cinematografico) vero e proprio, magari qualcuno non li ha mai visti ma è IMPOSSIBILE che non abbia nemmeno sentito nominare dei termini come "spada laser" "la Forza"e compagnia bella.
Quindi, dicevo, il tempo passa, la tennnnologia migliora e via dunque alla realizzazione di ben tre prequel della good old trilogia anni '70.

La Vendetta Dei Sith, ultimo tassello di questa stupenda storia, fu distribuito nel 2005 e tu, affezionerrimo di questa saga, hai pensando: " Con 6 film, con una linearità (tutto sommato) decente, si conclude una delle saghe cinematografiche più importanti del cinema".

Dieci anni dopo questa mia frase, ecco che esce Star Wars VII: Il Risveglio Della Forza.

Non so ancora se andrò a vederlo, ma una cosa è sicura: qualcuno (leggasi J.J.Abrams) ha un grossissimo fardello da portare, i fallimenti non saranno accettati (almeno da parte Nostra).


Usa la Forza J.J.!