mercoledì 22 giugno 2016

The Hateful Eight



Titolo originale: The Hateful Eight
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Quentin Tarantino
Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh, Walton Goggins, Tim Roth, Michael Madsen, Bruce Dern, Channing Tatum
Genere: western, thriller, giallo

E rieccomi qua, cari navigatori dell’Internet, a presentarvi, per la nuova rubrica “Film da oscar” (appena inventata cinque minuti fa) la tanto attesa e agognata recensione dell’ultima pellicola tarantiniana: “The Hateful Eight”!
Premetto dicendo che fin da subito mi sono trovato un po’ in difficoltà nel dover recensire un film di quel funambolo della cinepresa che prende il nome di Quentin Jerome Tarantino e ancor di più a dover recensire proprio quest’ultima pellicola che, rispetto molti suoi film precedenti, ha spaccato in due critica e pubblico ed è stato amato, odiato, spernacchiato o idolatrato come assoluto capolavoro ancor prima che uscisse nelle sale. Ora, a mente un po’ più fredda e dopo una seconda visione a distanza di mesi della suddetta pellicola, penso di poterla analizzare con maggiore precisione e compiutezza. Si comincia!

The Hateful Eight rappresenta l’ottava (e qui il titolo ce lo vuole caldamente ricordare) opera cinematografica di Tarantino e il suo secondo western, a tre anni di distanza da quel “Django Unchained” (che considero una sorta di “antipasto” a questo film) che aveva fatto tanto parlare di sé e aveva fatto riscoprire ad una buona fetta di spettatori l’amore per uno dei generi che più ha caratterizzato la Hollywood della golden age, ossia il western classico, quello della Monument Valley e di John Ford, Howard Hawks e Fred Zinneman per intenderci (correte a recuperare giusto questi tre immarcescibili capolavori: “Sentieri selvaggi”, “Undollaro d’onore”, “Mezzogiorno di fuoco”), e verso la sua successiva reinterpretazione tramite lo spaghetti western (e altri classici che non fanno di certo male ve li butto lì: “Django”, “Il buono, il brutto, il cattivo”, “C’era una volta il West”). Il western/exploitation di Tarantino questa volta, va precisato, rivolge lo sguardo più al primo e più classico genere di western rispetto, ad esempio, a Django che saccheggiava a piene mani dallo “spaghetti”.

Ma quel è la trama di questo “The Hateful Eight”? La trama è semplicissima (come accade di solito nei film migliori): due cacciatori di taglie si ritrovano insieme, per puro caso, durante una tormenta; devono raggiungere entrambi la città di Red Rock, uno (John Ruth “il Boia”) per portare la ricercata Daisy Domergue all’impiccagione e riscuotere la sua cospicua taglia e l’altro (il Magg. Marquis Warren) per riscuotere anch’egli le taglie dei cadaveri di tre criminali. I due cacciatori di taglie si conoscono di fama e decidono di condividere il viaggio sulla diligenza del primo, finchè non incontrano un rinnegato del sud (Chris Mannix) che sostiene di esser stato nominato nuovo sceriffo di Red Rock e sta dirigendosi proprio lì per ottenere il titolo. La tormenta, però, costringerà questo mal assortito gruppo a fermarsi in una locanda nel bel mezzo del nulla dove incontreranno altri pittoreschi personaggi. L’azione si svolgerà poi per il 90% della durata del film nella locanda dove i nostri avventori si scruteranno, impareranno a conoscersi e a diffidare l’uno dell’altro, in un crescendo di odio e sospetto sino al momento in cui uno di loro verrà avvelenato ed inizierà il countdown e la conseguente resa finale.
I due cacciatori di taglie a confronto!
Il film, come da manuale per Tarantino e come ormai sapranno tutti i suoi fan, è suddiviso in più atti, precisamente sei e, già il primo atto, per il sottoscritto, è stato a dir poco fantastico, pieno di rimandi al cinema di Leone, Kurosawa e Carpenter a livello di scelte di stilistiche e di inquadrature (e come non citare il bellissimo movimento di camera iniziale dalla croce del Cristo innevata allargandosi fino ad avere una visione panoramica delle foreste e delle montagne innevate), contrapponendo continuamente spazi ampi (gli esterni nevosi) a spazi ristretti (il micromondo all’ interno della carovana) e cercando volutamente una scelta estetica, per così dire, posata. Fin da subito la presentazione dei personaggi è spiazzante ed intrigante, il rapporto tra il carnefice e la futura impiccata è  incredibile, i personaggi passano continuamente dall’esser divertenti e divertiti a rapide ed imprevedibili esplosioni di violenza, per poi ritornare nuovamente tranquilli, ironici e sornioni.

 I personaggi sono proprio, a mio parere, uno dei punti forti del film: sono quasi tutti stilizzati proprio per instillare il dubbio nello spettatore che qualcosa non è come appare e le interpretazioni sono tutte magistrali: si va dai sempre ottimi Samuel L. Jackson (Magg. Marquis Warren) e Kurt Russel (John Ruth “il Boia”), il primo dei due è forse il personaggio più carismatico dell’intero film, per poi passare all’enigmatico cowboy dalle poche parole interpretato da Michael Madsen (Joe Gage), il quale millanta di dover andare a trovare la povera madre, al presunto sceriffo interpretato da Walton Goggins (Chris Mannix), il quale si rivelerà avere un carattere che cresce e muta con l’evolversi della trama, al boia Oswaldo Mobray di Tim Roth che fa un’interpretazione a là Cristoph Waltz (forse l’unico personaggio leggermente sottotono) fino alla dea intorno alla quale ruota tutta la vicenda, la Daisy interpretata da una straordinaria Jennifer Jason Leigh, scaltra e luciferina, un personaggio davvero bizzarro che sta andando alla morte non preoccupandosene ma, anzi, apparendo particolarmente divertita (e il capitolo “Il segreto di Daisy” in cui lei noterà qualcosa che nessun altro degli avventori ha notato sarà uno dei più belli di tutto il film).

Tutti questi personaggi e altri ancora secondari ma, mai come in questo film, tutti determinanti ai fini della trama e, per lo più, interessanti vengono accompagnati nelle loro azioni e nella presentazioni degli atti da una voce narrante (scelta insolita per il regista del Tennessee e voce proprio di Tarantino nella versione originale del film), un narratore esterno di cui non scopriremo mai l’identità.
Il cast all-stars!
Il micromondo della carovana
La pellicola è inoltre permeata da un’ironia sottotraccia (come ad esempio quella rappresentata dalla bizzarria di una porta sfondata da dover continuamente “tappezzare” con tavole di legno per poi dover esser sfondata nuovamente all’entrata nella locanda di ogni personaggio) e, generalmente, si può affermare che non abbia un ritmo in crescente ma piuttosto circolare, che parte lento e finisce lento, adottando un’atmosfera da giallo di Agatha Christie. Le inquadrature, infatti, sono per lo più molto lente e misurate, fisse o con piccoli movimenti di macchina (fuori e dentro la locanda) studiati nei minimi dettagli, senza eccessi sino allo scoppiettante e delirante finale. Ogni cambio di prospettiva riesce a stravolgere l'osservazione dello spettatore, portandolo ad osservare le vicende attraverso una nuova visuale ed i dialoghi sono il fiore all’occhiello di questa pellicola; la tensione la ritroviamo nelle parole e nelle pause, non nell’azione o nelle sparatorie. In aggiunta, fotografia, montaggio, musiche (la colonna sonora carpenteriana elaborata Ennio Morricone gli è valso il tanto atteso oscar per la relativa categoria) e recitazione sono perfetti e ogni amante della settima arte lo saprà riconoscere.

Vorrei ora spender un paio di parole per quanto riguarda le critiche che ho sentito o ho letto venir mosse a questo film. Chi ha stroncato o valutato negativamente l’ultima fatica di Tarantino lo tacciava di eccessiva verbosità, lentezza, misoginia e di interpretazioni non all’altezza. Premettendo che l’ultima affermazione mi lascia basito e spero non sia frutto di fumi o sostanza stupefacenti, per quanto riguarda l’eccessiva verbosità vorrei ricordare che nei film di Tarantino si parla sempre, dalla prima all’ultima inquadratura e questa è la sua cifra stilistica mentre per quanto riguarda la generale lentezza (“lento come la melassa” sarà una frase che ritornerà più volte nel film) controbatto puntualizzando che il film ha un ritmo più che lento, direi sinuoso, il quale da allo spettatore la possibilità di adattarsi e prepararsi per ciò che succederà. Infine le accuse più ridicole per me sono quelle legate ad una presunta misoginia: in un film in cui i personaggi maschili risultano tutti stupidi e violenti mentre il componente più sagace, furbo e manipolatore è rappresentato dall’unica donna, mi sembra proprio fuori luogo!
Lo sguardo mefistofelico di Jennifer Jason Leigh
A livello tematico, le questioni toccate da Tarantino sono molteplici: la più rilevante e cartina di tornasole dell’intera vicenda è la Storia (con la s maiuscola) dell’America e le sue contraddizioni, la Storia della violenza (sterminio di interi popoli ed etnie), del sangue (“giustizia di frontiera”) e del furto (terre, uomini e bestiame) su cui sono nati gli Stati Uniti e che ritroviamo evidenziata all’interno dei lunghi e straripanti dialoghi, un America costruita sulla pena di morte e su personaggi che avrebbero dovuto far rispettare la legge e che, molto spesso, si dimostravano peggio dei criminali che inseguivano; inoltre l’impossibilità di avere eroi o comunque la futilità e l’infantilità di un certo ideale eroico che la “fabbrica dei sogni” ci propina ormai da generazioni o l’impossibilità per l’essere umano di avere coscienza e pietà in situazioni che lo richiederebbero sono altri due aspetti che presentano i cinici avventori della locanda e due altrettanto validi argomenti.
La preparazione per la resa dei conti!

In definitiva, per chi scrive, questo “The Hateful Eight” è di sicuro un ottimo film: chi si aspetta un Tarantino ipercinetico, costantemente sopra le righe, con sangue ed esplosioni grandguignolesche una scena sì e una no, allora rimarrà deluso ma chi è alla ricerca di un ”vero” western, confezionato a regola d’arte ed interpretato egregiamente da uno dei migliori cast attualmente in circolazione, per di più con uno dei finali più tragici e forti visti recentemente su grande schermo, un film che vive di silenzi e attese cercando di colpire al cervello e non alla pancia dello spettatore, avrà di che gioire e  godere!

Maaa... questo film è un capolavoro? Per ora no, sarà il tempo a dircelo, sicuramente per me è uno dei migliori film del 2016 e uno tra i miei preferiti di Tarantino (in compagnia dell’inossidabile Pulp Fiction e di JackieBrown) e si porta a casa un eccellente

Voto: 9,5

CURIOSITÀ:
·         Il film è stato presentato anche in una versione in pellicola 70mm, contenente un ouverture e un intervallo ed alcuni dialoghi e scene più lunghe;
·         La pellicola ha molti punti in comune con “La cosa”, magistrale film horror di John Carpenter come l’ambiente freddo e ostile, i personaggi rinchiusi in uno spazio stretto e confinato in cui molti non sono ciò che appaiono e ognuno diffida dell’altro, l’attore Kurt Russel protagonista di entrambe le pellicole ed, infine, le musiche di Morricone era state precedentemente pensate proprio per il capolavoro horror di Carpenter.


lunedì 13 giugno 2016

Warcraft - L'inizio




Titolo originale: Warcraft 
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Duncan Jones
Cast: Travis Fimmel, Paula Patton, Toby Kebbel, Ben Foster, Dominic Cooper, Ben Schmetzer
Genere: Fantasy


Uno dei miei primissimi giochi del computer.

E' questa forse la frase che possa descrivere meglio il mio rapporto con Warcraft; i ricordi scorrono nella mia mente quando, poco più di un pupetto, ammiravo mio fratello maggiore inserire il CD-ROM dentro quello scatolone bianco e far partire sullo schermo quei personaggi che si facevano la guerra fra di loro.

Quante ore passate a vedere Orchi e Umani combattere con unità terrene, navali e aeree!

Quante risate che mi facevo cliccando ripetutamente e velocemente sui personaggi in modo che entrassero nella modalità umoristica, dicendo frasi assurde.

*Sospiro nostalgico*

Questo lo comprammo in America quando io e mio fratello eravamo in vacanza...

Quindi appena iniziò a serpeggiare nell'Internet la notizia che ci avrebbero fatto un film fui contento e spaventato: contento perchè è sempre bello pensare che una cosa che a te piace possa finire sul grande schermo, spaventato perchè è strarisaputo che il rischio di boiata è imminente.

Però il richiamo era troppo forte per me ergo mi fiondai subito in sala, sperando per il meglio.

E che cosa posso dire a proposito?

Prima di tutto il film ha un incredibile impatto visivo, ricco di effetti speciali e anche sonori; bisogna rassegnarsi al fatto che in un film del genere la computer grafica deve farla da padrone, ma nonostante ciò essa riesce a essere un ottimo elemento di contorno per la storia anzichè di disturbo. Infatti gli orchi sono quasi tutti fatti in CGI ma non appaiono mai freddi o distaccati dalla realtà.



Fin troppo chiara la sua incazzatura

Le scene di combattimento sono favolose, soprattutto quando alcuni personaggi usano la magia ma al tempo stesso non sminuiscono la pellicola quando ci sono scene dedite ai dialoghi e al proseguimento della trama.

In tante altre pellicole infatti è capitato spesso che vari registi abbiano voluto puntare sulla forma e non sulla sostanza per attirare file mastodontiche di spettatori (Avatar? Prometheus?) confezionando sì meraviglie illustrative ma che poi le stesse file mastodontiche cui sopra sono uscite dal cinema con un "vabbeh" stampato in fronte.

Però si trattava di film con alte aspettative e che hanno deluso per una trama poco convincente e con attori veramente troppo stereotipati.

Questo film invece ha la fortuna di essere un fantasy e per di più essere nato da un videogioco, quindi è una conseguenza il fatto che la sua natura sia molto più leggera e che i toni non siano da pietra miliare del cinema ma piuttosto un omaggio verso una delle saghe video ludiche più famose al mondo.



Diciamocelo: cosa vi aspettate? Combattimenti, ambientazioni, magia e quel pizzico di umorismo che mamma Blizzard ha sempre inserito nelle sue storie, senza lesinare anche sulla buona prova di interpretazione degli attori. Forse il migliore fra tutti non è stato il protagonista Fimmel, ma sul giovane dal cognome impronunciabile Schmetzer, anche se tutto il cast "umano" è riuscito a non cadere nell'eccessiva stereotipazione di personaggi di fantasia (rischio piuttosto alto, a ben pensarci).
Non mancano piccole scene di ilarità e Easter egg che ho personalmente apprezzato.


It's hammer time!!! (semicit.)


Sappiate che in ogni caso non dovete aspettarvi un film come "Il Signore Degli Anelli" perchè, seppur fratelli di genere, sono proprio agli antipodi, come è giusto che sia.

"Ma quindi è una roba solo per nerd che giocano al pc?" mi chiederete.

Beh, sicuramente per chi conosce la storia completa sarà più facilitato con i nomi dei personaggi, non lo nego; però resta un godibilissimo film fantasy che può essere gustato anche dai neofiti.

Ottimo lavoro per Duncan e staff, non vedo l'ora che esca il secondo!


Voto: 7½


Chiudo però con una critica: purtroppo il mondo del cinema è povero di film fantasy, forse per il fatto che sia un genere poco apprezzato dalle masse o perchè sia preferito in versione cartacea, personalmente non ho una risposta.

Ho però notato che. come nel caso de "Lo Hobbit" di Jackson, anche per questo film sono piovute recensioni, soprattutto in molte pagine Facebook, colme di lamenti e critiche per i toni troppo leggeri del film.
E per la trama troppo lineare.
E perchè "non si possono fare film basandosi sugli effetti speciali".

Veramente?

Certo che hanno toni leggeri, sono storie per ragazzi!

Lo Hobbit era un libro per ragazzini, Warcraft un gioco (ci giocavo quando avevo 10/11 anni), si può sapere quale diavolo sia il vostro problema?

Espertoni di fantasy che sputano in qualsiasi piatto, solo per mostrare la propria cultura, esprimono fior fior di recensioni fuorvianti che inducono indecisi a non finanziare scelte vincenti come questa, con il rischio di bloccare progetti interessanti.

Siamo in carenza di film fantasy e un regista del calibro di Duncan Jones (non certamente uno sprovveduto), la Warner Brothers e la Legendary ti impacchettano questo prodotto e tu, che la tua massima esperienza di cinema è quella di farti i selfie vestito da hobbit alla fiera di Lucca, sei anche in grado di lamentarti?


Vi meritate il peggio.

martedì 31 maggio 2016

12 Anni Schiavo



Titolo originale: 12 years a slave
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Steve McQueen
Cast: Chiwetel Ejiofor, Brad Pitt, Benedict Cumberbatch, Michael Fassbender
Genere: storico

Secondo me ci sono, nell'infinità del mondo del Cinema, due particolari generi di film: quelli che ti fanno riflettere e quelli che ti fanno incazzare, vergognare di essere un essere umano bianco e poi riflettere.

Per una questione prettamente egoista, preferisco di gran lunga i primi, in quanto già la mia vita non è tutto quel positivismo che Comte, per favore levati, se poi ci mettiamo che in quelle due ore di relax alla sera mi si riempiano gli occhi di immagini drammatiche e disumane direi che faccio prima ad abbuffarmi di antidepressivi e ciao.

Infatti, prima di vedere questo film non sapevo gran che, se non il fatto che il regista fosse Steve McQueen che avesse vinto tre Premi Oscar e un Golden Globe.
Ipotizzai che trattasse di un tizio che fu schiavo per dodici anni per poi essere libero dopo l'abolizione nel 1865.

Coglione Luro, coglione!

Invece la pellicola ruota intorno all'incredibile storia vera di Solomon Northup, un abile musicista di colore che fu ingannato da falsi agenti di spettacolo e conseguentemente venduto negli stati del Sud come schiavo; egli fu crudelmente pestato nei primi giorni, per intimargli di non rivelare a nessuno che fosse in realtà un uomo libero.

Inizierà così un macabro viaggio fatto di umiliazioni, torture, sevizie e quant'altro per una durata di dodici anni, concluso con la tanto agognata libertà grazie all'incontro fra Solomon e un libero carpentiere canadese.

Canadesi: americani che hanno imparato le buone maniere


La tecnica che ho apprezzato e che è riuscita a far breccia nel mio animo è stata la concentrazione verso i primi piani in modo che evidenziassero tutta la paura, la rabbia e ovviamente la tristezza sui volti dei protagonisti schiavi in contrapposizione all'indifferenza dei loro padroni.

Superfluo ma doveroso elogiare la grande prova recitativa di tutti gli attori, specialmente di Ejiofor (già visto in Amistad) unico vero protagonista del film: egli è stato in grado di incarnare le emozioni di una persona vittima del razzismo e dell'odio umano in tutte le sue sfumature; bravissimo inoltre Fassbender (300, Bastardi senza gloria e anche in quell'enorme boiata di Prometheus) a impersonare il crudele padrone Epps, la cui prova recitativa lo portò a un passo dall'olimpo degli Oscar come Miglior Attore Non Protagonista ma poi battuto da Jared Leto in Dallas Buyers Club.

La tecnica delle riprese richiama molto il POV, per dare la possibilità allo spettatore di percepire il lento scorrere dei giorni nelle piantagioni, per vedere ogni singolo colpo di frusta che i protagonisti sono costretti a subire, per immergersi in una realtà non così tanto distante dai giorni nostri, fatta di crudeltà e controsensi.

La musica secondo me è il fiore all'occhiello, perchè di sottofondo non c'è praticamente mai, in quanto tutte le canzoni vengono cantante dai personaggi oppure suonate da Solomon; in questo film si può apprezzare la genuinità dei gospel (genere che io adoro), veramente nati dalle bocche di povera gente che non faceva altro di sperare in una vita spirituale migliore rispetto a quella terrena.

Di particolare effetto è stata una scena in cui vediamo come Solomon abbia ormai realizzato che il suo destino non cambierà mai nonostante l'ingiustizia subita e che, durante il funerale di un suo amico schiavo, dia sfogo a tutta la sua tristezza cantando una delle canzoni più famose "Roll, Jordan Roll".


Da brividi.



In conclusione, Dodici Anni Schiavo è un film crudo, iperrealista e violento, che tratta di una delle piaghe più dolorose della storia dell'uomo, che ne dimostra tutta la cattiveria e brutalità.
Ma forse è proprio nei momenti bui e tempestosi che emerge anche la natura tenace e resistente dell'essere umano che non si lascia sopraffare da nulla e Solomon Northup ne è stato un esempio.

Riposi in pace!

Voto: 9

domenica 15 maggio 2016

Captain America: Civil War



Titolo originale: Captain America: Civil War
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Anthony e Joe Russo
Cast: Chris Evans, Robert Downey Jr., Scarlett Johansson, Sebastian Stan, Anthony Mackie, Don Cheadle
Genere: azione, fantascienza, superhero movies

Cari lettori di “Un mondo su uno schermo”, I’m back! Premetto che non sono stato rapito dagli alieni, non sono stato invischiato in loschi traffici internazionali e non ho nemmeno vinto alla lotteria per poi scappare su un’isola deserta! Semplicemente, tra un impegno e l’altro e il continuo procrastinare con dei “poi domani finisco di scriverla …” ho accumulato un ragguardevole numero di semi-recensioni scritte a metà e ancora da terminare MA, per farmi perdonare, eccomi ritornare sul pezzo con una pellicola che è ormai sulla bocca di tutti e che è impossibile non trovar pubblicizzata anche nel più sperduto paesino dell’Himalaya, ossia “Captain America: Civil War”!

Dopo la cocente delusione di quel turbinio di non-sense e WTF che, per il sottoscritto, è stato “Batman v Superman”, l’ultima fatica dei fratelli Russo che vede contrapporsi altri due giganti dei comics americani come Iron Man e Capitan America avrà rispettato le aspettative o avrà fatto la stessa fine del film di Snyder?

Beh, per me, è stato assolutamente una piacevole visione che collocherei spanne e spanne sopra al lavoro di Snyder ed è subito divenuto uno dei miei film preferiti della “Casa delle Idee” (insieme al primo “Avengers” e al gustosissimo “Guardiansof the Galaxy”) ma ora andrò a spiegare più nel dettaglio per quali motivi.

Premessa importante per tutti quegli “snob” o “posh”  che quando si nomina un film simile corrono nella toilet più vicina in preda ad un attacco emetico gridando in favore del cinema inteso come “vera arte” e rimanendo disgustati da questi blockbusters macinadollari: vorrei ricordare che il cinema è nato innanzi tutto come intrattenimento (come forse ci ricorderà “L’uscita dalle officine dei fratelli Lumiere” dove un operaio inciampava provocando un’alquanto infantile e naturale risata così detta “di pancia” da parte degli altri lavoratori) che, poi, in alcuni casi è diventato intrattenimento alto, impegno politico e sociale o dissertazione filosofica su “la vita, l’universo e tutto quanto” come direbbe Douglas Adams; perciò non c’è nulla di male in film di puro intrattenimento come questo che fanno passare due ore o poco più di completa evasione e divertimento!

Il film in questione è stato, a mio parere, realizzato magistralmente e porta, per la prima volta, su grande schermo quella che per i Marvel zombies (uno dei tanti nomignoli con cui vengono amichevolmente definiti i fans della Marvel) rappresenta una delle saghe fumettistiche più amate e conosciute, per l’appunto Civil War o "la più grande guerra intestina all’interno del gruppo degli Avengers" che vedrà contrapposti due schieramenti, rispettivamente capitanati da Iron Man/Tony Stark e da Capitan America/Steve Rogers. Per chi non conoscesse nulla di questa pluripremiata serie ecco una breve sinossi:

“Il nuovo film Marvel Captain America: Civil War vede Steve Rogers al comando della nuova squadra degli Avengers, intenti a proseguire la loro lotta per salvaguardare l'umanità. Ma, quando un altro incidente internazionale in cui sono coinvolti gli Avengers provoca dei danni collaterali, le pressioni politiche chiedono a gran voce l'installazione di un sistema di responsabilità, presieduto da un consiglio d'amministrazione che sorvegli e diriga il team. Questa nuova dinamica divide gli Avengers in due fazioni: una è capeggiata da Steve Rogers, il quale desidera che gli Avengers rimangano liberi dalle interferenze governative, mentre l'altra è guidata da Tony Stark, che ha sorprendentemente deciso di sostenere il sistema di vigilanza istituito dal governo.”

I due schieramenti a confronto!

Va altresì detto che la pellicola rappresenta il terzo film dedicato al personaggio di Capitan America e ripropone ottimamente le atmosfere un po’ più cupe e mature già viste nel secondo film della saga, Winter Soldier, il quale aveva un impianto quasi da film di spionaggio con buone dosi d’azione e combattimenti. Con questo Civil War, i fratelli Russo alzano ancor più l’asticella qualitativa dei film Marvel, girando scene d’azione molto compatte, nitide e intellegibili con la giusta dose di pathos e alcuni picchi di drammaticità, intervallando il tutto con la solita comicità Marvel/Disney a cui ci siamo abituati ma che risulta essere mai troppo invasiva e meno edulcorata del solito, riuscendo a spezzare la tensione nei momenti giusti.

A livello di cast, ormai, non si possono che spendere ottime parole per tutti quanti gli attori, a partire proprio dai due “big” Robert Downey Jr. (Iron Man) e Chris Evans (Cap) che sono entrati completamente nei panni dei relativi personaggi e generano un’alchimia davvero unica. Il loro scontro sarà sia fisico che ideologico e la cosa ci farà ancor più star male visto il bel rapporto quasi fraterno che si era creato tra i due personaggi. Ma cosa sta alla base di questo violento scontro di idee?

Ci sta quella che potremmo definire la “tematica della giusta causa” che vede da una parte un Tony Stark (l’individualista del gruppo) che, per paura di non essere in grado di proteggere la Terra e sotto il peso della responsabilità dovuta agli effetti collaterali delle battaglie tra questi superumani si sente perennemente in colpa e pensa che la cosa migliore da fare sia essere controllati, sottoposti a un’organizzazione internazionale che abbia potere di veto sugli Avengers, potendo decidere quando essi possono o devono intervenire e quando, pur magari potendo salvare alcune situazioni critiche, debbano rimanere in disparte; avendo inoltre accesso ai dati e alle relative identità segrete dei vari supereroi. Dall’altra parte della barricata vi è Steve Rogers, da sempre spirito patriottico degli States che crede nella libertà (o nell’idea di libertà made in USA) e che pensa non sia la via migliore o “la via dell’eroe” quella di farsi controllare ed utilizzare come un’arma in caso di necessità per sedare conflitti, rivolte o quant’altro anche se è consapevole delle vittime, degli innocenti e della scia di morte che ogni loro battaglia si lascia inevitabilmente dietro.
Esattamente come nel fumetto alcune scene saranno riprese shot for shot!

A questo proposito, vorrei spendere due parole sul famoso mantra di Stan Lee “da grandi poteri derivano grandi responsabilità” applicato più volte alla storia di Spiderman ma applicabile all’intero gruppo degli Avengers e in qualsiasi altra situazione; qui si potrebbe dire che “da grandi scontri derivano grandi danni collaterali” e mai come ora il superomismo sta creando un interessante parallelismo tra i supereroi e il ruolo che gli Stati Uniti hanno avuto post 11 Settembre, quando si sono eretti a “gendarmi del mondo occidentale” portando con sé, in qualunque posto intervenissero, una scia di grandi danni collaterali. Inoltre, come dice anche il giovane Tom Holland (Spiderman, una delle new entry nel party supereroistico) “se hai il potere di fare qualcosa di buono, qualcosa che possa migliorare le cose e non lo fai, beh questa diventa una tua responsabilità” e ciò va ad avvalorare un po’ la posizione di Cap che non vuole essere imbrigliato da nessun organismo burocratico perché “se hai il potere di cambiare le cose per migliorarle, allora devi agire a tal fine” (se non si era ancora capito sono abbastanza #TeamCap).



Pathos e drammaticità!

Passando agli altri eroi su schermo sono tutti bravissimi, da Visione alla bella Elizabeth Olsen (Scarlett Witch) che sarà la causa scatenante del conflitto, le due spalle War Machine e Falcon, il bravissimo Paul Rudd (Ant Man) che, oltre a rimpicciolirsi su scale micrometrica diverrà anche letteralmente gigantesco regalandoci una delle più belle scene d’azione del film, i sempre funzionale Occhio di Falco e Vedova Nera (alternativamente grillo parlante per Tony Stark e amica-aiutante per Cap) fino ad arrivare alle tanto attese new entries: lo spiderman di Tom Holland (di recente Marvel Studios aveva riscattato i diritti che prima appartenevano a Sony) e l’eroe del Wakanda, il regale Pantera Nera/T’Challa (da sempre uno dei miei personaggi Marvel preferiti insieme a Daredevil) del vampiro Chadwick Boseman, dico vampiro perché ha tipo 40 anni ma ne dimostra 25! Il primo viene presentato egregiamente con una divertente scena che vede Tony Stark andarlo a stanare direttamente nella casetta nel Queens in cui abita con la provocante e giovane zia May (una bellissima Marisa Tomei che va a svecchiare il personaggio); entra subito nella parte ed è lo Spiderman che più si avvicina a quello narrato originariamente sulle pagine di Amazing Fantasy da Stan Lee, un po’ scavezzacollo, irriverente, ancora immaturo e a cui piace stordire gli avversari con la sua infinita “parlantina” anche nel bel mezzo di uno scontro. 

L’altro, Pantera Nera, riesce ad esser altrettanto efficace e ci viene già data una bella infarinatura di questo personaggio probabilmente meno conosciuto al grande pubblico: il Wakanda, il suo ruolo come neo sovrano, il suo retaggio tribale, la tecnologia avanzata di cui dispone. Oltre a loro, altrettanto bravo e fulcro dell’interna vicenda risulta essere Bucky, l’amico di una vita di Captain America poi passato al “lato oscuro” a causa di varie manipolazioni; in questo panorama idilliaco l’unica nota stonata è rappresentata dal villain del film, Zemo (il Daniel Brühl che interpretava Niki Lauda nel fantastico “Rush” di Ron Howard) che, come è già successo per molti film Marvel risulta avere motivazioni troppo deboli e autoreferenziali (dovrebbero prendere spunto dalle loro serie tv, Kingpin e il Punitore docet).


La new entry bimbo - ragno!!

T'Challa .... miao :)


Tirando le somme, si può dire che questo Captain America: Civil War rappresenti un ulteriore tassello nella creazione del Marvel Cinematic Universe che aumenta la già consolidata qualità dei film Marvel Studios ed è, a tutti gli effetti, una sorta di film apocrifo degli Avengers, più compatto, meglio scritto, girato ed interpretato dell’ultimo “Age of Ultron”, io me lo sono goduto per più di due ore e un paio di riflessioni me le ha anche generato, spero abbia fatto altrettanto anche a voi!

P.s.: unica nota, ormai il MCU (Marvel Cinematic Universe) è un universo solidissimo ed esteso (a dispetto della Distinta Concorrenza), chi non conoscesse i personaggi o gli altri film rimarrebbe un bel po’ spiazzato, non è assolutamente considerabile un film stand alone!




Voto finale:
8 1/2

venerdì 6 maggio 2016

Il Riassuntone di: 50 Sfumature di Grigio


Titolo originale: 50 shadow of grey
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Sam Taylor-Johnson
Cast: Dakota Jonhnson, Jamie Dornan
Genere: Erotichahahahahahahh non è vero.


Salve.

Non so se vi ricordate; tempo fa, avevo fatto un riassunto di un film, per la precisione parlo di Maleficent  utilizzando uno stile narrativo già adottato da un blogger a cui mi ispiro (l'Antro Atomico).

In questi giorni ho provato a guardare quel'obbrobrio di film tanto amato dalle cagne in calore dei giorni nostri e ho provato sentimenti contrastanti:

"Cheppalle" disse il cervello.
"Cheppalle" disse il cuore.
"Cheppalle" disse lo stomaco.
"Abbiamo capito" dissero le palle.
"Chemmerda" disse il colon.

Quindi, armato di santa pazienza, vorrei provare a farvi il riassunto di questo scandalo per il bene del cinema, per informare laggente, perchè è giusto che si sappia che in un periodo di crisi 40mln di dollari potrebbero essere spesi per curare l' AIDS, sfamare famiglie in Africa o per avviare una ricerca per salvaguardare la vita dei panda piuttosto che realizzare robe del genere.

AVVISO IMPORTANTE

Poichè questo film tecnicamente è vietato ai minori e a un pubblico impressionabile (anche se mi sono impressionato più io quando ho passato la notte con una tipa che la mattina dopo assomigliava più al tendone del circo di Moria Orfei) dicevo, visto che questo film è stato bollato come "film molto trasgressivo, erotico e altre cose non vere" utilizzerò frasi volgari, paragoni ameni e quant'altro per dimostrare alla regista cosa siano VERAMENTE degli elementi trasgressivi. Ergo, se siete persone particolarmente sensibili o facilmente impressionabili, vi invito a non leggere la recensione.

Detto ciò.

Il film si apre con un grandissimo effetto speciale, che mi ha realmente entusiasmato, dico sul serio. Musica pomposa, colori digitali, maestria nella regia; fantastico!
Poi capii che si trattava solo della presentazione della "Universal" e mi sono rattristato un po'.

Non è meraviglioso?

D'altro canto, penso che quei quaranta secondi fossero molto più belli delle successive due ore di film, ma andiamo avanti.

Nei primi minuti vediamo un uomo ricco, bello, palestrato, probabilmente pieno di soldi ma terribilmente gay al punto di avere l'autista per guidare un'Audi in contrapposizione con una ragazza assolutamente normale, con il viso da soffoccotti e che si veste da schifo.

Giustamente, nel mondo di Hollywood le attrici, per farsi immedesimare da quelle fallite del mondo reale, devono interpretare donne che si vestono male, hanno una capigliatura imbarazzante e passano per goffe imbranate. Ma hey, basta sciogliersi i capelli, vestirsi decentemente e CREDERE DI PIU' IN SE' STESSE che la vita tornerà a sorridervi (non è vero, rimarrete sempre delle mediocri...scusate). Dio quanto mi fanno incazzare questi stereotipi.

Outfit completamente da rifa...hey ma che diavolo ci fa una bici nel soggiorno???

Ad ogni modo, la nostra protagonista (che d'ora in avanti chiameremo Gesuina) ha un compito da svolgere; intervistare Christian Grey, facoltoso e ricc(hi)o uomo d'affari per conto della sua coinquilina malata che le ha sbolognato il lavoro per un esame, a dimostrazione di come sia seria e impegnativa l'università americana. Però lì fanno lo Spring Break quindi va bene tutto.

Gesuina, a questa notizia, si morde il labbro per via di un principio di ictus.

Dopo aver guidato sotto alla pioggia con una faccia da schiaffi, Gesuina arriva a destinazione, parcheggiando esattamente sotto al grattacielo del tizio da intervistare, evento che se avessi trovato io parcheggio sotto casa all'ora di punta avrei esultato come Tardelli nel '82.

Appena scende dalla macchina ammira felice quell'enorme struttura che ha somiglianze non troppo lontane da quella cosa che fa rima, appunto, con palazzo.

Le dimensioni contano.

Quell'affare è talmente affascinante per lei che, appena entra nell'ufficio del signor riccone, si bagna così tanto che scivola e cade a terra. Perchè, ricordiamocelo, le donne più sono goffe e terribilmente normali, più hanno possibilità di farsi l'uomo più ricco della città.

Uh, vi ho spoilerato la morale del film...va beh, non vi perdete molto.

Inizia l'intervista, Gesuina si morde il labbro e all'Uomosterone (aka mr Grey) viene un'erezione potentissima.

Inizia qui una delle interviste più pallose, improbabili e oscene che io abbia mai sentito: Gesuina è terribilmente ansiosa, spaventata e a disagio nello stare con Mr Sventravagine che balbetta, si inceppa e fa una di quelle cose che noi comuni mortali chiameremmo "Figuradimmerda".

MA.

Essendo lui talmente già infoiato da questa ragazza dai gusti di vestiario quantomeno discutibili che cerca di metterla a proprio agio e lei dunque si scioglie come un cubo di ghiaccio al sole.

E via con le domande di rito:

G:"Lei è giovane e pieno di soldi..a cosa deve il suo successo?"
MrS:"Io ci so fare con le persone" (che è un modo elegante per dire che ha evaso il fisco per anni)
G:"La sua società si è sviluppata nel ramo delle telecomunicazioni, ma investe anche nel ramo agricolo in Africa, la cosa la appassiona?"
MrS:"E' un buon investimento...e mi aiuta a riciclare denaro sporco e re immetterlo in Fininvest"
G:"E che mi dice dell'accostamento della sua persona con Mangano?"
MrS:"Forse dovreste cambiare genere di domande"

Insomma...fino a qui, io mi ero già rotto le balle; poi ecco che lo spirito da crocerossina di Gesuina si mette in mostra con una domanda che non c'entra un mazzo con tutta l'intervista ma che alle ragazze in sala avrà provocato un sonoro "Aaaawwwwww" collettivo.

G:" Mi chiedo solo se il suo cuore non sia più grande di quello che vuole far credere"
MrSventrapapere, con savoir faire butta la più stereotipata frase del mondo: "Molti dicono che sono senza cuore",

Gesuina si morde il labbro.
A me cadono i maroni e mi perdo il resto dell'intervista, fatta da sguardi provocanti, messaggi subliminali del tipo "non vedo l'ora di ENTRARE dentro di te" e altre cose implicite molto noiose.

Insomma, l'intervista finisce, Gesuina se ne va e quando esce dall'edificio, appena sente le gocce della pioggia sul suo viso (altro chiaro riferimento su ciò che verrà dopo, se sapete cosa intendo), ecco che si infradicia totalmente dalla vita in giù.

Reazioni (e recitazioni) imbarazzanti

In questa scena inizio a pensare che la ragazza abbia qualche problema ormonale oltre che cerebrale.

Quindi: sono passati 9minuti45secondi e io voglio già ubriacarmi per dimenticare.

Abbiamo un Berlusconi young che a 27 anni è più ricco di Bill Gates e una giovane ragazza imbranata ma con l'impulso di essere posseduta dal giovane evasore fiscale.

Inutile dire che lui in realtà è già innamorato di lei, la quale invece è insicura e ritiene di non essere all'altezza di lui. Quindi si morde il labbro.

Ad ogni modo, un giorno Gesuina riceve la chiamata di sua madre in cui le dice che non potrà esserci alla cerimonia del diploma di sua figlia perchè il compagno si è rotto una gamba giocando a golf, a dimostrazione del fatto che questa tipa sia una fallita cosmica al tal punto che pure sua madre la pacca con una scusa talmente idiota pur di non starci insieme.

Comunque la nostra eroina mentre lavora in una filiale di LeoryMerlin incontra MrTestosterone che fa la spesa: nastri isolanti, cavi, cose per il bricolage, Il fatto che un miliardario vada dal ferramenta mi ha lasciato un po' perplesso ma fa niente. Una parola tira l'altra ed ecco che rimediano un appuntamento. Ovviamente pure qui abbiamo sguardi ingravidanti di lui e morsi di labbra di lei in eccesso.

In questo appuntamento ascolterete forse uno dei dialoghi più imbarazzanti e squallidi che abbiate sentito; questa roba per voi è trasgressione? Giocare coi doppi sensi a sfondo sessuale? Parliamo di battute che io farei con i miei amici al venerdì sera, intervallate da gare di rutti e bestemmie quando entra una ragazza carina nel locale! Buon Dio, come potrebbe una roba del genere essere minimamente erotica?

Fatto sta che tutto sta andando a gonfie e vele, inizia a crearsi un'atmosfera intima, quando lui le chiede:"Ti piacciono i libri di Fabio Volo?" Lei risponde di sì e lui giustamente se ne va incazzato.

Lei ci rimane male e inizia a soffrire a tal punto che passa giornate a infilarsi in bocca la matita con scritto "GREY" .
Il film è pieno di allusioni sessuali, qui dimostra i problemi di larghezza di MrGrey



Una sera lei, la coinquilina gnocca e amici che sono già finiti nella Friendzone senza neanche passare dal via vanno in discoteca, ove accade uno dei clichè più classici di sempre. Gesuina si ubriaca e telefona a MrGray, il quale si sta facendo beatamente i cazzi suoi ma appena capisce che la tipa è ubriaca e probabilmente disinibita si fionda nel locale e se la porta a casa, senza star troppo a badare che lei sia svenuta, quindi incosciente e quindi non consenziente. Perchè portarla a casa sua era troppo facile vero? Meglio portarla nell'albergo a 20 stelle dove hai la camera, spogliarla, metterla a letto e comprarle vestiti nuovi.

Puoi ostentare la tua ricchezza caro il mio Grey, ma non potrai nascondere la tua inettitudine nel recitare.

Comunque, la tizia si sveglia e appena vede che si trova in una suite d'hotel mentre un miliardario fa allusioni sessuali su di lei si morde il labbro. Lui si spoglia e le dice che i suoi vestiti erano sporchi e che ha mandato il suo autista a prenderne di nuovi. Alla visuale di addominali scolpiti, lei consiglia di cambiare anche le lenzuola del letto dove è seduta.

Sembrano lìlì che forse si combina qualcosa ma niente, i due sono troppo imbranati. Giusto un limone duro in ascensore che dura un microsecondo.

Ah, questa tizia, prima di svenire, aveva vomitato l'anima e non si è mai lavata i denti...non è più così sensuale la cosa, vero?


Arrivati a casa di lei, vediamo la bionda e il fratello di Grey che copulano fortissimo, a dimostrazione del fatto che il primo con le donne ci sà davvero fare; uno ha una tipa disinibita e aperta, l'altro ha quella che si morde il labbro.

E Grey MUTO!

Galvanizzato da questa scena, Grey invita Gesuina sul suo elicottero e vanno a Seattle...perchè per ostentare il possesso di un elicottero è necessario andare a Seattle dicono.

Arrivano sopra questo enorme grattacielo ed entrano nell'attico del cardinal Bertone. Tutto è perfetto, la notte di fuoco è assicurata MA, prima di procedere, Gesuina deve firmare un contratto manco fossero i termini e le condizioni di iTunes.

Questo perchè MrGrey è un sadico bastardo dominatore a cui piace il sadomaso.

La manfrina dell'elicottero, i soldi, i regali, la casa, erano solo benefit per indorare la pillola alla povera ragazza che scopre l'amara verità; Gesuina viene portata nella camera in cui ci sono tutti gli attrezzi del mestiere, che qui vengono descritti quasi come armi di distruzioni di massa.






Ok, ok ecco quella vera

Fa tanto Dungeon and Dragons

E lei, dopo aver scoperto questo fatto piuttosto inquietante, rimane lì a fissare, a fare domande cretine ottenendo risposte ancora più cretine, del tipo

"Se non volessi essere brutalmente picchiata, legata e umiliata, potremmo stare lo stesso insieme?"
"No perchè è l'unico rapporto che posso avere"

Ma bafangule.

Ad ogni modo, lei lo ama così tanto però insomma, lei ha un po' paura della cosa ma lui non si smuove. Perchè il sogno di ogni donna, a ben vedere, è quello di farsi sbattere e dominare da un tizio sconosciuto (ricordo che questi due avranno parlato sì e no per 40 minuti diluiti in tre giorni) pieno di soldi.

W il mondo Femminista che si è duramente scagliato contro questo Film....ah no, scusate, mi sono confuso con il Trono di Spade.

Ma ecco, il colpo di scena! (#credici)

Gesuina è vergine!!!! Incredibile amici! Una ragazza così normale, che si veste male e goffa come voi spettatrici è vergine perchè lei aspettava il VERO amore!

E MrGrey, sconvolto dalla notizia, si eccita e, dopo 40minuti di film, ecco le tante famigerate scene di sesso semi esplicito (qualche natica e qualche capezzolo random) che una volta viste ho rivalutato termini come: "il film erotico più atteso dell'anno". Ovviamente per lei è la cosa più bella e fantastica mai provata prima, lui è quello giusto, chissà quanto ammonta il suo conto in banca.

Dopo aver fatto all'ammmore, MrGrey suona il piano. Trovate voi il collegamento fra le due cose. Che lui abbia un lato umano in fondo? Che suonare il piano sia erogeno?
C'è chi in effetti trova eccitante vedere qualcuno suonare il piano ma, Gesù, questa scena non ha senso!

Gesuina si morde il labbro e dà libero sfogo alle sue pulsazioni sessuali dopo anni di letture di Jane Austen e altre scene di sesso ancor meno esplicito seguono quelle di prima.

Vengono interrotti però dalla mamma di lui che entra in casa ma ovviamente non li sgama sul fatto; non mi stupirei se nella testa di quell'uomo ci fosse un'immagine di un threesome.

Ora, la seconda parte del film, ve la posso riassumere molto ma molto più velocemente di questa.

Gesuina ora che ha l'imene rotto, diventa molto più felice e sicura di sè, ma c'è ancora quella piccola cosa del fidanzato sadico bastardo dominatore. Lei vuole essere felice, lui vuole picchiarla.

Fatti qualche domanda ragazza!

Scene di un certo livello

Lui vuole, esige quel rapporto perchè...boh, è un sadico bastardo dominatore appunto, ma lei non lo capisce.

Ogni tanto fanno sesso, lei quando lo fanno è felice, lui un po' meno perchè appena i rapporti finiscono, prende e se ne va. E lei lo cerca lo stesso!


Ah, il potere dei soldi dell'amore.

Giuro, continuo a chiedermi ancora adesso come abbia fatto un film come questo a fare così tanti soldi.

Avviamoci verso la conclusione.

Lui si fa sempre più insistente, lei vuole tempo.
Lui continua a parlare del contratto, lei va a trovare quella stronza di sua madre fuori città.
Lui la segue e si fa conoscere dalla madre di lei.

Ragazzo mio, sarai anche pieno di soldi, ma lo stalking verso una persona è un reato! Anche se lo fai a una persona con cui sei andato a letto!

E niente, lui continua a insistere su questo cazzo di contratto e lei sbotta: "perchè mi vuoi fare del male?"

Dopo giorni interi fare una domanda del genere è sinonimo di lungimiranza. Un applauso per la protagonista!

Lui risponde: "perchè ho 50 sfumature di perversione"...





... apparentemente "mi procuro degli orgasmi picchiando la gente" sembrava un po' brutto, ecco.

E lei acconsente a provare la sala delle torture.

Viene presa a frustate sulle chiappe, la cosa le fa male perchè lui le procura dolore fisico e quindi è triste.

O santo Dio, veramente? Cioè ha passato GIORNI INTERI a dirti questa cosa e adesso realizzi finalmente che questo è un sadico bastardo dominatore? Ma quanto puoi essere stupida?

Lei rimane lì a dormire da lui nonostante tutto, per mandare all'aria l'ultimo briciolo di logica che poteva avere il film e, il giorno dopo, lo abbandona.


Ora.

Un appello al pubblico femminile: veramente è piaciuto un film del genere? Come è stato possibile?

Ovviamente è un "voi" generico perchè chiunque con un filo di materia grigia in testa avrebbe preferito una gita al museo delle ciocche di capelli piuttosto che guardarsi questo obrobrio, uomo o donna che sia.

Ma i dati parlano di un successo mondiale, e il pubblico femminile è quello che ha apprezzato di più.

Plotoni di femministe urlano e sbraitano per portare la figura della donna allo stesso livello di quella dell'uomo, come è giusto che sia!

Ma qui abbiamo esattamente l'opposto! L'uomo dominatore, l'uomo che "compra" la donna con regali, macchine e quant'altro e che picchia, boia mondo, picchia la protagonista! La quale rimane passiva salvo le ultime scene.

Sono solo bastate poche scene di sesso women friendly per tener buone sia le ragazze infoiate che casalinghe frustrate?

Voto: 0--

E ricordate




Lo strazio in una sola foto.


mercoledì 13 aprile 2016

Pride



Titolo originale: Pride
Paese: UK
Anno: 2013
Regia: Matthew Warchus
Cast: Ben Schnetzer, George MacKay, Domici West, Imelda Stauton, Bill Nighy
Genere:  Commedia, Drammatico, Storico


Nell'attesa di vedere qualche film in uscita, mi prendo una leggera pausa per recensire questa pellicola del 2013.

Nel dettaglio, stiamo parlando di "Pride", entusiasmante prodotto del regno di Sua Maestà Elisabetta II, diretto da Matthew Warchus che tratta dei fatti realmente accaduti nel Regno Unito fra il 1984 e '85.

Thatcher infame per te solo le lame!

In un'Inghilterra che sta affrontando uno dei momenti più tristi della sua storia moderna, ovvero la crisi del carbone che portò a scioperi, disoccupazione di massa e un continuo scontro fra operai e poliziotti, un piccolo gruppo di gay e lesbiche londinesi creano il L.G.S.M. (Lesbian and Gay Support Miners) un'associazione benefica il cui obiettivo è raccogliere fondi e beni di prima necessità per supportare un intero paesino del Galles colpito in pieno da questa depressione.

Si verrà a creare quindi un impensabile legame di amicizia fra duri operai gallesi e omosessuali.

Ora, chi mi conosce sa che ho un debole per le pellicole inglesi perchè esse sono ricche di elementi che vanno oltre alla semplice narrazione di una storia; non voglio fare il maestro sotuttoio e intenditore (quale non sono) del cinema britannico ma, se vi fidate di me, cercherò di mostrarne i tratti caratteristici.

Il primo elemento, che è anche quello cardine del film, è il risaltare molto l'aspetto sociale dei personaggi. Il cinema inglese infatti ha usato molto la tecnica dell'osservare le condizioni sociali in cui il paese versava per poter ricavare sfondi e spunti per le sue storie.
Inoltre la cosa interessante è che il contesto storico è principalmente il motore che spinge i protagonisti della storia ad essere ciò che sono: mi spiego meglio. Basta una sola occhiata dello spettatore per capire come siano le personalità dei minatori non appena si ha uno scorcio della loro condizione: essi sono ottusi, freddi e temprati dal lavoro. Mentre i giovani londinesi trasudano quella voglia di farsi accettare anche da chi non è come loro.

Un altro tipico elemento del cinema inglese e anche qui ben presente, è la difficoltà nel trovare il vero protagonista della storia, in quanto sotto la trama principale, ogni personaggio ha una sua vita, con i suoi drammi e i suoi problemi; non avremo inoltre una descrizione a tutto tondo di ogni personaggio perchè il regista inserisce nella pellicola tutti gli elementi di contorno che corroborano la sua mentalità; questi sono il contesto storico, le ambientazioni, i  paesaggi e la musica.

Salto il primo punto già spiegato e mi concentro sul secondo: esse sono le rappresentazioni esteriori di un benessere (o malessere) interiore; ad esempio, la biblioteca dell' LGSM è colorata, in disordine ma in qualche modo allegra, ed è una chiarissima metafora dei suoi proprietari. Al contrario, il paese gallese appare grigio, freddo e inospitale (un po' come il cuore di Salvini), ma basta che si apra la sala delle riunioni per capire che sotto la dura pelle scalfita dal vento del Galles può racchiudersi una personalità calda e accogliente





I paesaggi hanno lo stesso significato e dunque mi soffermerei ad osservare la fotografia che regala fantastici panorami e scenari mozzafiato.

Infine la musica dà un tocco di realismo molto efficace, dato che sono state scelte molte canzoni popolari dei lavoratori che inneggiano all'unione e alla fratellanza; grazie ad esse è possibile vivere maggiormente la pellicola e immergersi con facilità in quello spirito ribelle che scorre nelle vene dei protagonisti.

Nonostante si tocchino temi scottanti quali omosessualità, politica, diritti, omofobia e quant'altro, questa pellicola si guarda tutta d'un fiato e sicuramente dà tanti spunti a cui pensare, grazie anche alle grandi prove recitative di tutto il cast (formato da giovani promesse e vecchie conoscenze).

Insomma, Pride è un film che funziona, piace e nella sua essenza riesce anche a divertire.

Trovo sempre bello vedere questi generi sullo schermo, che toccano tematiche serie e che osano la via della leggerezza senza però sminuirne i toni. Pensare che queste persone (ricordo ancora che si tratta di fatti realmente accaduti) siano riuscite 30 anni fa ad ottenere i loro diritti mentre noi abbiamo gente come Adinolfi e Gasparri partecipanti al Family Day, un po' di tristezza mi viene.

Probabilmente gli regalerò questo DVD.

Voto: 8