Iron Man
Il mio primo film era così brutto che in sette Stati Americani aveva sostituito la pena di morte (Woody Allen)
lunedì 26 novembre 2012
Il Fermo Immagine Della Settimana
lunedì 19 novembre 2012
Il Fermo Immagine Della Settimana
sabato 17 novembre 2012
Consigli per il Cinema: 7 psicopatici
Titolo originale: Seven Psychopaths
Paese: Regno Unito
Anno: 2012
Regia: Martin McDonagh
Cast: Colin Farrell, Sam Rockwell, Woody Harrelson, Christopher Walken, Tom Waits, Abbie Cornish, Olga Kurylenko
Genere: commedia psicopatica
La scarsità di titoli interessanti in questo periodo (ultima
settimana) è davvero sconcertante. Non so se la situazione si presenta solo nel
cinema che frequento io, ma è davvero difficile trovare un film che mi faccia
venir voglia di spendere dei soldi per andare a vederlo (per di più, è appena
uscito l’ultimo film sui vampiri-emo…).
C’è però un film che mi ha attirato particolarmente: 7
psicopatici. Sarà per quella trama un po’ strampalata, o forse per il cast
stellare, o forse entrambe le cose. C’è da dire inoltre che gli psicopatici e
le loro storie nei film hanno sempre esercitato un certo fascino nel
sottoscritto, dal Jack Nicholson di “Shining”, fino a Heath Ledger in “Il
cavaliere oscuro”.
Già dalla trama, partiamo bene: Marty è uno sceneggiatore in
piena crisi creativa che deve finire la sceneggiatura di un film chiamato “7
psicopatici” (e in quel momento penso: ma va? Un film nel film, spero di non
perdermi!). Billy è il miglior amico di Marty, un attore fallito che nel tempo
libero è un ladro di cani insieme al misterioso Hans (un personaggio dal
passato oscuro). Praticamente, i due ladruncoli rubano i cani e successivamente
li restituiscono ai rispettivi padroni in modo da ottenere una ricompensa.
Sfortunatamente per loro, rubano il cane a Charlie, un violento gangster
intenzionato a riavere il suo amato Shih Tzu ad ogni costo.
All’apparenza la storia può sembrare semplice, ma in realtà,
credetemi, non è così. Infatti, durante lo sviluppo della trama, abbiamo anche
l’evoluzione della vicenda di Marty nella ricerca della sua ispirazione. A lungo andare, si ha un vero e proprio “film nel film” e in certe
sequenze è difficile capire cosa è vero e cosa invece è frutto della fantasia,
qualcosa di onirico, “quelle cose che piacciono solo ai finocchi” (è una citazione
dal film, non lo penso veramente).
È incredibile notare come alla fine tutto torna, tutto
combacia, Marty infatti si nutre della sua esperienza e trae spunto dai
personaggi che incontra per finire la sceneggiatura. Non a caso, il regista del
film si chiama Martin, che sia rimasto anche lui invischiato in qualche losco
affare di gangster, sparatorie e deliziosi cuccioli? Questo non ci è dato saperlo,
e sinceramente poco importa.
Un’altra cosa sbalorditiva, è il fatto che i personaggi sono
talmente ben caratterizzati da essere imprevedibili nella loro follia. Tutti infatti, sono accomunati da quella "scintilla" di pazzia pronta ad esplodere in ogni momento. Tutto
merito di un ottima performance da parte del cast. Forse Colin Farrell rimane
più in ombra rispetto a Sam Rockwell, Christopher Walken e Woody Harrelson. Questi ultimi infatti, rubano la scena e sembrano perfettamente a loro agio nel ruolo di pazzi
psicolabili.
| Con un cappello così, puoi essere solo uno psicopatico. |
Il film si serve di vari generi senza sbavature, si passa
dalla commedia, al thriller, al dramma, addirittura una sequenza splatter. E' incredibile la disinvoltura con cui avviene il passaggio da un momento di tensione ad un altro momento più spensierato.
A
far da padrone non sono tanto le sparatorie o gli inseguimenti, quanti i
dialoghi fulminanti e ricchi di battute. Durante il film si assiste a vere e proprie conversazioni su argomenti "ignoranti", degne di un film di Tarantino (Pulp
Fiction, ad esempio…). Il film infatti, sembra ispirarsi alle pellicole del famoso regista nel prendere dei serial killer e ritrarli come dei personaggi divertenti, con un gran senso dell'umorismo.
Personalmente, penso che questo sia un film che divide: o lo ami o lo odi (non ci sono cazzi). C'è chi può ritenerlo un film "troppo incasinato", io invece penso che sia un piccolo elogio alla follia che vale la pena di essere apprezzato. Penso che il motivo di questa mia posizione sia dovuto anche ad una predilezione personale per questo genere di film, un certo gusto per l'assurdo, il non-sense, verso ciò che mette in moto l'immaginazione.
Forse questo film ci vuole dire che a volte, nei momenti di stallo, è bene ricorrere a un pizzico di sana follia, in modo da superare certi periodi, che siano "blocchi creativi" o di altro genere.
Forse questo film ci vuole dire che a volte, nei momenti di stallo, è bene ricorrere a un pizzico di sana follia, in modo da superare certi periodi, che siano "blocchi creativi" o di altro genere.
Voto: 7/8
mercoledì 14 novembre 2012
(S)Consigli per il Cinema: The Possession
Titolo originale: The Possession
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Ole Bornedal
Cast: Jeffrey Dean Morgan, Kyra Sedgwick, Natasha Calis
Genere: horror, thriller
Avete mai sentito la storia di una ragazzina che viene
posseduta da uno spirito demoniaco, comincia a parlare strano, vomitare
robaccia verde, girare la testa a 360° e scendere le scale a gattoni
(sottosopra)?
Ecco, se non ne avete mai sentito parlare, probabilmente “The Possession” vi sembrerà una gran figata, originale, senza precedenti. Se invece avete già visto “L'esorcista” di William Friedkin, allora questo film vi sembrerà solo un mediocre omaggio al capolavoro horror del ’73.
| no, non era a lei che mi riferivo... |
Ecco, se non ne avete mai sentito parlare, probabilmente “The Possession” vi sembrerà una gran figata, originale, senza precedenti. Se invece avete già visto “L'esorcista” di William Friedkin, allora questo film vi sembrerà solo un mediocre omaggio al capolavoro horror del ’73.
“The Possession” si inserisce in quel filone di film su
possessioni demoniache e esorcismi, iniziato appunto con “L'esorcista”.
Diciamo che, da un certo punto di vista, l’idea è da
ammirar, ovvero realizzare un film che si ispira alla famosa pellicola sull'esorcismo
in modo da avvicinare le nuove generazioni al grande classico targato William
Friedkin. Malgrado le buone intenzioni, sorge spontanea una domanda alla fine
della visione: il fine giustifica i mezzi?
La storia inizia con Clyde e Stephanie, coppia che ha divorziato da poco; i due ex hanno due figlie: Emily e Hannah. Un giorno, Clyde porta la piccola Emily in un mercatino del paese, lì la bambina rimane affascinata da una vecchia scatola, il padre così decide di comprarla. Da questo momento, cominciano i problemi.
Già dalla trama ci sono un po’ di cose che non mi vanno giù.
La storia inizia con Clyde e Stephanie, coppia che ha divorziato da poco; i due ex hanno due figlie: Emily e Hannah. Un giorno, Clyde porta la piccola Emily in un mercatino del paese, lì la bambina rimane affascinata da una vecchia scatola, il padre così decide di comprarla. Da questo momento, cominciano i problemi.
| Me la compri papà? |
Già dalla trama ci sono un po’ di cose che non mi vanno giù.
Voglio dire, c’è una scatola con dentro un demone che ti ha
procurato enormi sofferenze e tu cosa fai? La vendi!?! (mah…).
Il protagonista ha divorziato dalla moglie perché lei ha
detto che “non c’era mai” e poi lo vediamo cazzeggiare dal mattino alla sera. Voglio
dire, ci sono solo un paio di sequenza dove lo si vede al lavoro.
Per non parlare delle poche variazioni nella trama rispetto
a “L’esorcista”: il demone viene da una scatola, l’esorcista è ebreo (perché il demone proviene dalla tradizione ebraica) e
l’esorcismo avviene in un ospedale.
C’è una cosa che più di tutte mi ha dato fastidio di questo film, il suono. È come quando stai guardando un film su “Italia 1” o “Canale 5”, a un certo punto comincia la pubblicità e l’audio viene alzato a manetta, per attirare l’attenzione dello “spettatore-compratore”.
| Ebbene sì, ha pure i ricciolini... |
C’è una cosa che più di tutte mi ha dato fastidio di questo film, il suono. È come quando stai guardando un film su “Italia 1” o “Canale 5”, a un certo punto comincia la pubblicità e l’audio viene alzato a manetta, per attirare l’attenzione dello “spettatore-compratore”.
Ecco, è proprio quello che succede in questo film, appena
c’è una scena “da paura” l’audio ti spacca i timpani, e l’effetto dello
spavento in realtà è da attribuire per il 90% proprio al volume.
Un film di paura, secondo me, non deve per forza romperti l'impianto audio, lo spavento può essere procurato anche da immagini scioccanti, magari
non ti fanno prendere un colpo, ma ti rimangono in testa ed è difficile
dimenticarle.
Non nego che ci sono un paio di scene che, a prescindere
dall'audio, mi hanno fatto saltare sulla poltrona, sto parlano della sequenza
finale, quando si trovano in ospedale per l’esorcismo. Infatti, ritengo che
quella sia la parte migliore del film.
Forse valeva la pena dedicare più spazio al rito
dell’esorcismo, lì la tensione rimane costantemente alta e si raggiunge l'apice del terrore. Purtroppo, tutto questo viene demolito nella
scena finale, dove secondo me si è commesso un errore madornale (quando dico
finale, intendo la fine della sequenza nell'ospedale).
Diciamo quindi che il mio giudizio non è positivo.
Nonostante questo, c’è una sequenza che mi è rimasta impressa: lo sguardo della
bambina (cioè del demone… Vabbè avete capito) mentre si trova sul letto e il
padre le legge la Bibbia. Forse non sarà la scena più paurosa del film, ma io
l’ho trovata davvero inquietante, tutto merito del talento della giovane
attrice.
È ora che Sam Raimi la smetta di produrre film di altri e si
rimetta a fare film horror come li faceva una volta (anche perché Drag Me to
Hell non era per niente male).
Voto: 5
lunedì 12 novembre 2012
Il Fermo Immagine Della Settimana
domenica 11 novembre 2012
District 9
Titolo originale: District 9
Paese: USA, Nuova Zelanda, Canada, Sud Africa
Anno: 2009
Regia: Neill Blomkamp
Cast: Sharlto Copley, Jason Cope, David James
Genere: finto-documentario fantascientifico
C’è un tipo di film che ultimamente va molto di moda, il
finto-documentario, ovvero raccontare in modo semi-documentaristico storie
false ma girate come se fossero vere. Non penso che si possa considerare un
vero e proprio genere a se stante, infatti si è sempre adattato ad ogni
tipologia di film, dall'horror (REC), al catastrofico (Cloverfield) fino al
biografico (Joaquin Phoenix – io sono qui!).
Suppongo che si possa
parlare piuttosto di una tecnica cinematografica che è stata portata alla
ribalta con “The Blair Witch Project” e tuttora viene maggiormente utilizzata
per i film horror; perché ricrea una sorta di realismo e di immedesimazione in
ciò che sta accadendo che aumenta lo spavento e il senso di terrore, rendendo
tutto ciò che accade sullo schermo più plausibile.
Quel gran furbacchione di Peter Jackson ha subito notato
l’enorme fascino che questa tecnica sta suscitando nel pubblico e decide così
di produrre questo District 9, ma stavolta stiamo parlando di fantascienza, di
conseguenza l’effetto finto-documentario serve ad altri scopi.
| "Sono proprio una vecchia volpe!" |
Ma procediamo con ordine.
Un giorno in Sudafrica una gazzella si sveglia e muore… No
aspetta non era questa.
Ricominciamo. Un giorno in Sudafrica un astronave aliena si
ferma immobile sopra la città di Johannesburg senza dare segni di vita. Per
chissà quale motivo, la nave spaziale non è in grado di ripartire. Il governo
africano si attiva subito per fare una capatina all'interno della nave e trova
degli alieni un pò conciati. Si decide così di condurli in salvo sulla terra
ferma. Col passare del tempo, gli alieni vengono malvisti dalla popolazione
(rimandiamoli a casa bla bla bla…) e quindi vengono mandati in una baraccopoli
chiamata Distretto 9. Gli alieni vengono controllati dall'MNU, multinazionale
che cerca di sfruttare le avanzate armi tecnologiche degli alieni.
La vicenda ruota intorno a Wikus van de Merwe, incaricato
dall'MNU per far sgomberare gli alieni dal Distretto 9 in un altro “campo
profughi” molto più isolato dalla città (così non danno fastidio). Durante una
perquisizione nel Distretto, Wikus si trova ad affrontare un imprevisto che
si rivelerà fondamentale nello sviluppo del film.
Non è difficile fare un collegamento tra le vicende del film
e i fatti storici avvenuti in Sudafrica durante l’apartheid. Il film infatti
tratta molti temi quali l’intolleranza razziale e la paura verso il diverso, che
si riallacciano ai drammatici episodi di quel periodo.
La regia e la fotografia sono impeccabili (tranquilli,
niente riprese alla cazzo di cane che fanno vomitare stile Cloverfield). Per di
più, non vi sono quelle classiche scene che quando le vedi pensi: “Ma che
cazzo! C’è un mostro che si sta avvicinando, scappa e molla quella fottuta
telecamera!!”
Da notare anche la versatilità di questo film. Infatti,
oltre a muoversi sul piano fantascientifico, si sposta anche sul piano
drammatico, ma anche con qualche virata nell’azione e nel thriller.
In questo film l’aspetto documentaristico si integra alla
perfezione con la fiction.
L’approccio documentaristico è efficace nel descrivere con
estremo realismo le attività dell’MNU nel Distretto 9 (soprattutto nella prima
parte). Infatti, in certe scene, se gli alieni venissero sostituiti con delle
persone reali sembrerebbe di assistere ad un documentario sull’apartheid.
Ci sono poi alcune scene che, per esigenze narrative, non
possono prevedere la presenza di un tizio che riprenda con la telecamera in
quel momento.
![]() |
| Ehm, non mi sembra il caso... |
Nonostante questo, la scelta di utilizzare un certo tipo di
riprese e di inquadrature anche in queste occasioni crea una certa continuità
tra i due approcci.
Insomma, tecnicamente parlando, nulla da ridire: le scene di
azione sono ben girate e gli effetti speciali sono ottimi. Molto originale
anche la scelta dell’alieno "un po' insetto un po' gambero" e della sua
concezione all'interno del film; infatti, non è più visto dagli umani come
portatore della conoscenza suprema, ma come una rottura di coglioni, uno spreco
di tempo e di denaro.
Inoltre, non a caso, l’alieno si dimostra essere più umano
degli umani stessi (quando ci mettiamo d’impegno, siamo davvero stronzi); forse
in fondo, gli alieni tanto temuti e ostili siamo noi stessi?
Non è inoltre da trascurare il fatto che è la prima volta
che mi sono commosso nel vedere un gamberone in difficoltà.
| Brutti bastardi!!! |
Scherzi a parte, la
brutalità degli agenti dell’MNU, soprattutto durante la perquisizione iniziale,
fanno pensare a come certe scene possano essere accadute veramente durante il
regime.
Un gran bel film, intrigante e originale. Il
regista utilizza sapientemente il genere fantascientifico come mezzo per
descrivere delle problematiche sociali e politiche (senza essere banale), raccontando allo stesso
tempo una storia affascinante e coinvolgente.
Dovrebbero farlo vedere nelle scuole!
Voto: 8 ½
N.B.: il titolo del film è ispirato al District Six, nome di
un quartiere residenziale di Città del Capo, è il caso più studiato di
deportazione di oltre 60.000 abitanti durante gli anni settanta ad opera del
regime dell’apartheid (cit. Wikipedia)
venerdì 9 novembre 2012
Moon
Titolo originale: Moon
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Zowie Bowie, per gli amici Duncan Jones
Cast: Sam Rockwell
Genere: fantascienza claustrofobica
Mia mamma dice sempre che sto troppo in camera mia e che, andando avanti così diventerò pazzo.
Se continuerò ad evitare la realtà e a stare troppo su internet e a leggere fumetti non riuscirò più a distinguere ciò che è vero da ciò che è fittizio.
Ma io non le credo, e l'Uomo Ragno ogni giorno mi assicura che lei esagera.
Ok, scherzi a parte, via con la trama di Moon!
![]() |
| Decollo!!! |
Che poi non è così facile, devo andarci cauto, sennò spoilero e voi non mi leggete più.
Sam Bell da tre anni lavora presso la base lunare Sarang, il cui compito è la raccolta di Elio 3, un "qualcosa" che viene regolarmente spedito sulla Terra per scopi energetici: il nostro uomo vive solo "con" la base, nel senso che tutto è computerizzato, e l'unico essere con cui Sam può parlare è un'intelligenza artificiale di nome Gerty.
Tutto scorre secondo i protocolli quando accade un incidente fuori dalla base; Sam verrà dunque a conoscenza di una cruda realtà e farà di tutto per raggiungere il suo scopo.
In film di questo genere, quando il singolo è tenuto sotto osservazione in tutta la durata della pellicola, la recitazione deve raggiungere livelli di tutto rispetto, la sfida non è da poco. Rockwell prende le redini e trascina questo film magistralmente, interpretando il suo personaggio, tra l'altro omonimo, con tutte le sfumature possibili di recitazione, dall'euforia sfrenata alla tristezza profonda.
Ottimo lavoro anche da parte dello staff del trucco, che riesce a dar l'idea di un uomo che rispecchia i suoi disturbi mentali attraverso il corpo. D'altro canto, provate a star soli 3 anni su un satellite naturale grigio senza che mi andiate fuori di capoccia.
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| Amico mio fattelo dire: anche nel futuro esistono le aspirine |
A livello di regia, si notano fin da subito chiari riferimenti ad altri film, come ad esempio il buon Gerty, chiaramente preso da 2001: Odissea nello spazio, o alcune macchine, che assomigliano a quelle di Alien (per l'appunto, sono stati assunti una serie di designer che lavorarono al tempo già nel team del film di Scott).
Insomma, per fare omaggio a grandi pellicole, Bowie ha dato vita a un film di eccellente qualità, senza cadere nel monotono o nel banale.
Chapeu!
Voto: 8
NB: il regista, si fa chiamare in due modi diversi, ma il vero nome è Zowie Bowie, figlio del cantante David; nato nel 1971, egli ha espressamente voluto onorare i film di fantascienza della sua gioventù [cit. Wikipedia]. Missione compiuta.
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